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Le fregnacce di Alessandro Di Battista sulle Olimpiadi a Roma

Giovanni Drogo|

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Vi ricordate Alessandro Di Battista? Il deputato che durante la scorsa legislatura, pur non avendo alcun ruolo di governo nella Capitale decise assieme a dieci amici non eletti da nessuno radunati in un garage che Roma non doveva correre per le Olimpiadi del 2024? Era un periodo fantastico quello: ad un certo punto Marco Travaglio se ne venne fuori con la storia di un complotto dei palazzinari per far cadere Virginia Raggi (peccato per un dettaglio: la Capitale era già fuori dai giochi).

Quando Di Battista decise il no per le Olimpiadi del 2024

Dopo l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano e Cortina i 5 Stelle si sono trovati a non poter non esultare per la vittoria di due città italiane e al tempo stesso a dover difendere la scelta di fermare la candidatura della Città Eterna per i Giochi del 2024. Il tutto è reso ancora più ridicolo dal fatto che il il M5S di oggi è quello che è al governo con la Lega, vale a dire il partito che esprime i presidenti di Lombardia e Veneto e il sottosegretario Giorgetti (che ha la delega allo Sport) che maggiormente si sono spesi per le Olimpiadi invernali. Al tempo stesso la sindaca Chiara Appendino ha rinunciato alla candidatura di Torino riducendosi a fare post come quello su Milano “senza montagne”.

Ieri sera a Carta Bianca Di Battista, oggi umile viandante e falegname, ci ha regalato una performance di tutto rispetto spiegando che «paragonare delle Olimpiadi invernali a delle Olimpiadi non invernali è ridicolo». Non si capisce per quale motivo i due eventi non si possano paragonare. Sia per i Giochi invernali che per quelli estivi è necessario costruire stadi e strutture sportive.

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Da un’edizione all’altra i costi poi possono variare in base al tipo di progetto (ad esempio se ci sono già impianti pre-esistenti da rimodernare o se vanno costruiti ex novo) ma di fatto si tratta di due eventi simili che sottostanno alle stesse regole dal punto di vista finanziario. Forse Di Battista pensa che i Giochi invernali siano “meno importanti” perché non ci sono i 100 metri piani o la maratona, ma è un suo parere.

Perché Di Battista non si preoccupa della situazione di Roma dopo tre anni di giunta Raggi?

Di Battista, che al momento non risulta rivesta alcuna carica elettiva, però è convinto che la decisione di escludere Roma dalla corsa per i Giochi sia stata la cosa giusta da fare. Dice che i romani hanno votato la Raggi proprio perché si era presentata con un programma per dire no alle Olimpiadi. Ma allora perché quella decisione l’ha presa lui con i suoi amici e non la sindaca o il consiglio comunale? Anche perché a dirla tutta il M5S aveva parlato di un referendum sulle Olimpiadisalvo poi rimangiarsi tutto e dire che quel referendum era in realtà il voto delle amministrative 2016 che aveva eletto la Raggi.

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Dal Blog delle Stelle

Dibba spiega il problema delle Olimpiadi a Roma: «quel progetto strutturato dai vari Malagò e Montezemolo era un progetto che prevedeva l’utilizzo di quasi due miliardi di euro di risorse dei romani e questo avrebbe provocato il fallimento di Roma». Questo concetto, espresso per altro in un post pubblicato ieri sull’house organ pentastellato, però è sbagliato. Non è vero infatti che i romani avrebbero dovuto “mettere” due miliardi di euro. Il progetto prevedeva costi per circa 4 miliardi di euro, di questi 1,7 miliardi sarebbero stati erogati dal Comitato Olimpico mentre i restanti sarebbero stati coperti dal Governo spalmandoli in sette anni. Quanti soldi avrebbero dovuto mettere “i romani” di tasca loro? Zero. Di contro c’era la possibilità che i Giochi costituissero un’occasione di guadagno, non per i “soliti noti” ma per l’intera Regione che avrebbe potuto beneficiare del ritorno economico dell’investimento.

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Le cose andarono diversamente, fu la prima vera grande “vittoria” del M5S ed è naturale che Di Battista oggi continui a difenderla. Lo fece però dicendo che Roma non poteva permettersi i giochi non solo perché erano troppo costosi “per i romani” ma perché a Roma prima di poter pensare alle grandi opere “straordinarie” era necessario occuparsi prima dell’ordinaria amministrazione. «Nessun pregiudizio sulle Olimpiadi ma dobbiamo pensare prima all’ordinario. Poi valuteremo anche lo straordinario» diceva la sindaca nel 2016. Si è visto come in questi tre anni Virginia Raggi non si è occupata dell’ordinario. Forse allora ha ragione Di Battista le Olimpiadi a Roma è stato bene che non si siano fatte, ma non perché c’erano i vari Malagò e Montezemolo: perché ci sono la Raggi e il MoVimento 5 Stelle.

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