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Come Dibba il Sommergibile ha mollato il M5S

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Dibba il Sommergibile s’è offeso tra il 10 e l’11 febbraio. Quello è stato il giorno in cui Dibba l’Anguilla ha mollato (provvisoriamente) il MoVimento 5 Stelle e si è rinchiuso nel suo silenzio offeso come racconta oggi Tommaso Labate sul Corriere della Sera:

È successo tutto nella notte tra il 10 e l’u febbraio, mentre in Abruzzo si scrutinavano le schede che certificavano il primo successo del 2019 leghista e la prima disfatta dell’anno per il Movimento. Tempo qualche ora e Di Battista, a colloquio con Di Maio e con il gotha della comunicazione pentastellata, si ritrovava «fuori linea». Anzi, addirittura, artefice di una «comunicazione che ci ha mandato a sbattere».

A sentire le testimonianze dirette a un mese di distanza da quella riunione, alla fine del summit il ragionamento opposto dal leader dell’ala barricadera del Movimento è più o meno questo: «Ho una presenza in televisione già fissata e mi adeguo a quello che chiedete. Dopodiche, mi faccio da parte. Se cambiate idea, fatemi sapere». L’intervista in questione era quella a Giovanni Floris per Di Martedì, su La7, rimasta celebre per gli applausi del pubblico invocati da un Di Battista rimasto anni luce distante dagli attacchi a Salvini. Ed è, a oggi, l’ultimo suo segnale di vita pubblica, reale e sui social network. Dopo di quella, il nulla.

«Simul stabunt, simul cadenti», si diceva già nel 2013 di Grillo e Di Battista, che da subito avevano incarnato un Movimento più intransigente che votato al dialogo, più ideologico che pragmatico, decisamente tutto di lotta e per nulla di governo. Adesso sono nella fase in cui «simul cadenti». Il primo in giro col suo show, spesso oggetto di fischi e contestazioni in realtà rivolti a un governo in cui non crede. Il secondo desaparecido, ormai con un piede e mezzo di nuovo fuori dalla contesa politica, disposto a cambiare i piani del suo avvenire solo nel caso in cui il Movimento decidesse di divorziare da Salvini.

Il problema è anche stavolta Salvini, che è diventato l’unica speranza di salvezza per chi è al governo e un problema per chi non c’è all’interno del M5S. Alessandro Di Battista ha rifiutato anche di partecipare al piano di emergenza, quello di ignorare Salvini per concentrarsi esclusivamente sul tamponare l’emorragia di voti verso il Pd. Ad esempio è rimasto in silenzio sull’arresto dei genitori di Renzi. E chissà quanto deve essergli costato.

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