Economia

I numeri del DEF svelati

tagli def manovra del popolo - 2

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha inviato una lettera all’Unione Europea (perché noi non siamo schiavi della UE: siamo i suoi postini) e infine, ieri sera, dopo lunghe peripezie, la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza: la crescita messa in programma dal governo è dell’1,5% per l’anno prossimo, salirà all’1,6% in quello successivo per ripiegare sull’1,4% nel 2021, come aveva anticipato ieri Il Sole 24 Ore.

I numeri del DEF svelati

Non finisce qui. Il livello del rapporto tra debito e Prodotto interno lordo è stato fissato per il 2019 al 130%; contrariamente a quanto annunciato dal premier Conte nella conferenza stampa de 27 settembre non scenderà quindi sotto il 130 per cento del Pil, ma rimarrà inchiodato – seppure in discesa dello 0,9% rispetto al 2018 – a quella cifra il prossimo anno. Il disavanzo strutturale, cioè al netto della congiuntura e “termometro” per le valutazioni di Bruxelles: invece di avere un miglioramento dello 0,6 registra un peggioramento dello 0,8%. Il pareggio di bilancio, previsto una volta per il 2020, sfuma all’orizzonte.

i numeri del def
I numeri del DEF (Corriere della Sera, 5 ottobre 2018)

Stefano Feltri sul Fatto spiega che nell’aprile scorso il governo Gentiloni aveva previsto numeri più bassi, +1,4 nel 2019, +1,3 e +1,2 nei due anni seguenti. Da aprile a oggi la congiuntura internazionale è peggiorata, per colpa della guerra commerciale innescata dagli Usa di Donald Trump; il governo Conte resta ottimista, non si sa se per professione o per necessità.

L’era dell’ottimismo

Questa è quindi la nuova era dell’ottimismo come profumo della vita, anche se da Unieuro non si potrà spendere il reddito di cittadinanza. Il DEF ipotizza infatti un contributo al PIL dello 0,7% dalle misure annunciate, ovvero reddito di cittadinanza, riforma delle pensioni e investimenti; la stessa spinta propulsiva arrivava allo 0,4% nel 2020 e allo 0,5% nel 2021. Un contributo dello 0,2% alla crescita arriva dal mancato aumento dell’IVA, disinnescato anche nel 2020. Ma la vistosa professione di ottimismo, spiega Feltri, si vede sul debito:

Qui il governo è costretto a una doppia professione di ottimismo. La prima: ipotizzare che la spesa per interessi resti quasi costante nei prossimi anni,dal 3,6 al 3,8 al 3,9 per cento del Pil, appena uno 0,1 in più di quanto previsto ad aprile. Uno 0,1 per cento di Pil vale circa 1,5 miliardi.

Questo significa considerare un impatto minimo dalla fine del Quantitative easing della Bce (il programma di acquisti straordinari di titoli di Stato) non determini un aumento dei costi di finanziamento e che l’incertezza politica non faccia salire lo spread (la differenza di tasso con i titoli tedeschi) oltre i livelli attuali, già alti.

spread
Lo spread negli ultimi giorni (Il Sole 24 Ore, 5 ottobre 2018)

La seconda professione di ottimismo riguarda il cosiddetto deflatore del Pil, un indicatore che serve a depurare il Pil dall’aumento dei prezzi:

Più è alto, maggiore viene stimato il Pil nominale che è quello in rapporto a cui si misura il debito pubblico. E il deflatore stimato dal governo dovrebbe salire dall’1,3 per cento del 2018 all’1,6 e poi all’1,9.

Risultato: con queste stime il rapporto tra debito pubblico e Pil risulta in discesa, come piace ai mercati, dal 130,9 per cento del Pil nel 2018 al 130 e poi fino al 126,7.

Ciò nonostante, il saldo strutturale continua a essere al di fuori dei parametri e degli impegni. Ma la partita non è chiusa. Perché ad oggi l’intenzione della Commissione è bocciare il DEF proprio per il saldo strutturale, mentre i giudizi delle agenzie di rating, se saranno (com’è probabile) negativi, metteranno in pericolo la sostenibilità del sistema. L’UE sembra non aver tanta voglia di trattare e pare animata dall’intenzione di punirne uno per educarne cento in vista delle elezioni europee che danno (a ragione) in Italia già per perse. E quando due estremismi si scontrano l’unica cosa intelligente da fare è mettersi al riparo e gridare “Si salvi chi può”.

Leggi sull’argomento: Spread a 400: l’Ultima Thule del governo Lega-M5S