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Cosa c’è nel decreto sicurezza di Salvini

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Secondo il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, la Lega e buona parte del MoVimento 5 Stelle gli stranieri costituiscono una minaccia più o meno grave alla sicurezza degli italiani. Ed è per questo che il decreto sicurezza, noto anche come Decreto Salvini, approvato dal Consiglio dei Ministri oggi alle 12:38 va proprio a modificare le norme attuali in tema di immigrazione e accoglienza dei richiedenti asilo. Non è un caso infatti che i decreti legge immigrazione e sicurezza siano diventati uno solo.

L’abolizione della protezione umanitaria 

Dopo anni spesi a parlare di un’invasione inesistente, di taxi del mare altrettanto inesistenti e a strumentalizzare qualsiasi episodio di cronaca per “dimostrare” che gli immigrati sono intrinsecamente un pericolo oggi a dirlo sarà una legge dello Stato. Per Salvini si tratta di «un passo in avanti per rendere l’Italia più sicura.Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell’Ordine». Ma non è tutto qui, perché il Decreto Salvini va a modificare alcuni elementi normativi che finiranno con il togliere garanzie ai cittadini stranieri residenti in Italia, indebolendo i diritti dei rifugiati.

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Salvini festeggia gli hashtag

Come già ampiamente annunciato da Salvini nei mesi scorsi il decreto prevede l’abolizione della protezione umanitaria. Si tratta di una forma di protezione che fino ad ora viene concessa per «seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano», dura un massimo di due anni (rinnovabile) e dal momento che consente di poter lavorare nel nostro paese può essere anche convertito in permesso di soggiorno per lavoro. A beneficiarne sono coloro che non possono ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato ma che non possono essere rimandati indietro, ad esempio i minori non accompagnati. Quanti sono? Nel 2016 sono stati accordati 18.979 permessi di protezione umanitaria (a fronte di oltre 91 mila domande esaminate); nel 2017 sono stati concessi 20.166 permessi (a fronte di 81 mila casi presi in esame). In totale quindi è meno di 40 mila il numero di persone che hanno ottenuto il permesso di soggiorno grazie alla protezione umanitaria nel corso degli ultimi due anni. Dal momento che a circa il 30% delle domande di asilo viene concessa la protezione umanitaria Salvini pensa così di ridurre il numero di migranti presenti sul territorio nazionale (solo il 7% delle richieste d’asilo ottiene lo status di rifugiato). Chi oggi è in possesso di un permesso di protezione umanitaria lo perderà e dovrà far ritorno al paese d’origine.

Lo smantellamento dei diritti dei richiedenti asilo

Che fine faranno tutte quelle persone, che non sono tutti pericolosi criminali, non è dato di saperlo. Salvini, da papà,  a luglio aveva detto che «il senso dell’iniziativa è limitare un abuso che va a discapito dei rifugiati veri. Donne incinte, bambini e rifugiati restano». Ma ci sono anche altri aspetti discriminatori del decreto sicurezza. Uno su tutti l’abolizione del diritto al gratuito patrocinio ai richiedenti asilo nei casi in cui il ricorso è dichiarato improcedibile o inammissibile. Durante il suo primo intervento in Aula al Senato sul caso Aquarius Salvini si scagliò contro il «business degli avvocati d’ufficio che fanno milioni di euro alle spalle di questi disgraziati ed occupano i tribunali». Ora però non è chiaro chi pagherà l’avvocato quando il ricorso verrà giudicato inammissibile. Perché è abbastanza evidente che i migranti non hanno i soldi per farlo. A rimetterci saranno quindi gli avvocati che rischiano di non essere pagati? Oppure è un modo per esercitare una pressione sugli avvocati di gratuito patrocinio affinché facciano in modo da non impegnarsi troppo (e quindi non rimetterci troppo tempo e denaro).

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Fonte: Associazione Antigone via Twitter.com

Non stupisce poi così tanto invece la decisione di revocare immediatamente lo status di rifugiato ai richiedenti asilo che commettono reati come violenza sessuale, lesioni aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale. Si tratta di una misura che indebolisce molto le tutele nei confronti dei rifugiati. Ma in fondo questo è il governo che ritiene che la Libia sia un paese perfettamente sicuro per i rifugiati. La revoca dello status di richiedente asilo in teoria dovrebbe arrivare già dopo una sentenza di primo grado. In questo modo però si salta quel passaggio fondamentale in uno stato di diritto dell’accertamento dei fatti e della colpevolezza dell’imputato. Cosa succederebbe ad esempio se il richiedente asilo fosse innocente delle accuse a suo carico? Inoltre come ricorda Associazione Antigone il reato di  oltraggio a pubblico ufficiale viene contestato con estrema facilità, soprattutto a coloro che oppongono una minima resistenza durante un fermo, cosa comune quando si tratta di operazioni di polizia nei confronti dei migranti.

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Un’altra misura contenuta nel pacchetto voluto da Salvini – e approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri – è  il raddoppio della durata massima del trattenimento all’interno dei Centri per il rimpatrio (gli ex CIE) che passa  da 3 a 6 mesi. Questo oltre a rappresentare un aumento dei costi per lo Stato è una misura inutile perché solo la metà di chi passa nei CPR viene effettivamente espulso. Infine c’è la misura che ha fatto esultare il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e tantissimi leghisti: la revoca della cittadinanza per chi delinque. Ovviamente non per tutti, come si potrebbe fraintendere dal tweet di Fedriga ma solo nei confronti di  quegli stranieri considerati una minaccia per la sicurezza nazionale. Per capire quali saranno i possibili limiti e campi di applicazione di questa decisione bisognerà però tener conto del fatto che all’articolo 22 della Costituzione è scritto che «nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza» e che all’articolo 15 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (che l’Italia ha sottoscritto) è scritto che «nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza».

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