Economia

Decreto rider, la fregatura di Di Maio sul cottimo

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Il decreto rider è pronto, hanno annunciato ieri fonti del MoVimento 5 Stelle e del ministero dello Sviluppo. Quello che Luigi Di Maio aveva promesso più di un anno fa comincia a concretizzarsi? Non proprio. Perché nel frattempo il ministro si è rimangiato tutto quello che aveva detto.

Decreto rider, la fregatura di Di Maio sul cottimo

Il pacchetto rider doveva entrare nel primo provvedimento del governo gialloverde, il decreto Dignità, ma poi non andò così. A più riprese il M5S aveva provato a inserirlo come emendamento nei vari decreti passati in Parlamento senza però mai riuscirsi. Dal M5S dicono che stavolta ci siamo, il decreto legge potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già questa settimana, prima della pausa estiva. Nel testo ci sono anche altre misure, come quella che consentirebbe di mantenere a Napoli la sede di Whirpool (anche se l’azienda non pare d’accordo) e la proroga al 31 dicembre dei lavoratori socialmente utili.

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Ma manca qualcosa. Se ne sono accorti i rider torinesi: «Quale sarebbe la novità di questa norma? Di Maio aveva assicurato che avrebbe abolito il cottimo per restituire dignità ai lavoratori più sfruttati. E invece questa mossa puzza di presa in giro, l’ennesima. Di lui e delle sue promesse non ci siamo mai fidati», dice oggi uno di loro a La Stampa. Il decreto frutto dell’intesa tra M5S e Lega prevede la copertura Inail obbligatoria e un mix tra paga oraria e cottimo, che non subisce quindi uno stop totale. La paga in base alle consegne deve però essere «in misura non prevalente», mentre si riconoscerebbe la paga oraria a condizione che, per ogni ora si accetti «almeno una chiamata».

L’abolizione del cottimo che manca nel decreto rider

Anche sull’ammontare della paga oraria per ora regna il mistero. «Chi decide a quanto ammonterà? Lo stabiliscono le aziende o si fa riferimento al contratto nazionale della logistica e dei trasporti? », dice un rider alla Stampa. «Se in giornate di agosto come queste non ricevo neanche un ordine di consegna continuerò a lavorare senza essere retribuito. Questa la chiamano dignità?». E pure i lavoratori stranieri, per i quali oggi la prestazione di servizio per le piattaforme di «home delivery» non è valida ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, si domandano che cosa accadrà. A poche ore dall’annuncio, le uniche cose certe sono la confusione e l’incertezza, oltre alla brutta sensazione di sentirsi beffati.

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Chi sono i rider da 4 euro a consegna (Corriere della Sera, 11 giugno 2018)

In Italia i rider sarebbero 10-20 mila e, secondo la ricerca Coldiretti-Censis, circa 19 milioni di italiani avrebbero usufruito delle piattaforme di food delivery.

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