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La lite tra Di Maio e Bugani nel nome di Casaleggio e Di Battista

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Ieri Max Bugani ha annunciato al Fatto Quotidiano le sue dimissioni dalla segreteria di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi in quella che può essere considerata la prima grana interna che il vicepremier e bisministro deve fronteggiare. Perché Bugani, fedelissimo bolognese, è uno degli storici primi attivisti del MoVimento 5 Stelle e, soprattutto, perché è uno degli eletti più vicini alla famiglia Casaleggio.

Nel nome di Casaleggio la lite tra Di Maio e Bugani

Il suo rapporto con Davide Casaleggio è storicamente ottimo e proprio per questo Bugani è stato sfruttato come braccio armato del M5S in Emilia-Romagna quando c’era da chiudere i conti con i grillini ribelli di zona, ovvero Pizzarotti, Salsi e Favia: è stato lui a fare la guerra a loro dall’interno ed è stato lui ad eseguire le condanne a morte (ovvero le cacciate sommarie) decretate da Beppe Grillo e Gianroberto quando era ancora in vita. È quindi normale che il suo strappo possa costituire qualcosa di molto vicino a un terremoto in Emilia Romagna ma anche nella struttura storica che governa (comanda) il grillismo.

Al Fatto Bugani ha spiegato che i dissapori con Di Maio sono cominciati dopo un’intervista del giugno scorso in cui sosteneva che Di Maio e Di Battista fossero complementari: un gioco di parole – Max ne è campione assoluto – che voleva in realtà perorare la causa del Dibba all’interno dei grillini e il vicepremier lo ha capito benissimo, infatti gli ha prima chiesto di non rilasciare più interviste e poi gli ha dimezzato lo stipendio da caposegreteria. Tutto si spezza un paio di settimane fa, quando il socio di Rousseau attacca a muso duro il ministro dei Trasporti Toninelli e il sottosegretario Dell’Orco, invocandone la cacciata per il sì al Passante di Bologna. “Lo ridirei mille volte, ho dato 14 anni di vita al Movimento e alle sue battaglie per la tutela dell’ambiente, contro opere inutili e costose come l’allargamento di u n’autostrada”, rivendica Bugani.

lite di maio bugani casaleggio

Ieri lo strappo plateale: «Me ne vado, ho informato Grillo e Casaleggio». Così facendo ha alterato ancora di più Di Maio che ora teme per la tenuta del Movimento e ieri si è riunito con i fedelissimi per fare il punto. La geografia politica del M5S cambia ancora una volta. E lo sicapisce quando ad abbracciare virtualmente Bugani arriva Di Battista che gli scrive su Facebook: «Sei un grande». E la corrente vicina a Di Maio osserva: «Bene, vogliono fare opposizione a Salvini con il loro fiero 10%?Si accomodino».

Un terremoto a 5 Stelle

Ieri Bugani ha fatto finta di niente finché l’intervista al Fatto non è finita sulle prime pagine di tutti i giornali, complice la domenica d’agosto. A quel punto ha pubblicato sulla sua pagina FB il monologo di Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica, che con il suo “In questa squadra si combatte per un centimetro” rappresenta l’esatto contrario di quello che Bugani ha fatto, visto che lui la squadra l’ha mollata. Giusto per dare l’idea del clima e della lucidità delle migliori menti che guidano il M5S, Di Battista è arrivato lì e gli ha fatto i complimenti.

alessandro di battista max bugani

Bugani ha anche fatto sapere che non intende candidarsi a governatore dell’Emilia Romagna, e d’altro canto i grillini in Regione sono sempre andati male e non hanno mai rischiato nemmeno lontanamente di vincere. Ha anche messo a disposizione la sua carica in Rousseau, ben sapendo che lì Di Maio non può mettere bocca visto che decide Casaleggio. Il Messaggero spiega che il M5S attualmente è spaccato in due:

Bugani sta organizzando Italia 5Stelle a Napoli. Si è già occupato delle feste a Imola e Rimini. Quale posto riserverà a Di Maio? Mistero. Con quali fondi? E qui entra in gioco Rousseau di cui Bugani è socio insieme a Davide Casaleggio che in questa partita ha una sensibilità molto più vicina al sodale bolognese che al campano Di Maio. Con Bugani c’è anche Gianluigi Paragone e altri parlamentari sciolti che vedono in Di Battista la possibilità di ripartire «da una qualcosa di nuovo che dovrà nascere prima opoi».

Potrebbero risvegliarsi infatti gli antichi malesseri contro il leader di Pomigliano d’Arco: Nicola Morra, Carla Ruocco, Paola Taverna è ancora molto combattuta e per questo è costantemente monitorata dai fedelissimi di Di Maio. Inutile dire che quella cosa nuova che hanno in mente gli scontenti non prenda in considerazione Di Maio. Con il capo politico rimane un piccolo esercito di governisti convinti: i due dioscuri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, Stefano Buffagni, i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli che di Bugani era il coinquilino a Roma, e particolare non banale: il tesoriere Sergio Battelli.

di maio bugani

Per spiegare la scelta invece dalle parti di Di Maio va di moda la diffamazione: “Lavorava poco”, fanno sapere alla Stampa i suoi fedelissimi come se lavorare fosse dare l’ok all’ILVA, al TAV, al TAP e così via.

I fedelissimi di Di Maio tirano un mezzo sospiro di sollievo: «A Palazzo Chigi si vedeva sempre meno. Non poteva fare il consigliere comunale a Bologna, il vice caposegreteria di Di Maio a Roma e passare da Milano per Rousseau. I ruoli erano diventati inconciliabili».

Il punto è che finché si sta al governo e c’è qualcosa da spartirsi il M5S non si spaccherà. Dopo, quando sarà necessario trovare qualcuno a cui dare la colpa delle sconfitte, chissà.

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