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Aquarius: 629 persone ostaggio di Salvini

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La nave della ONG SOS Mediterranée Aquarius ha ricevuto dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) di Roma l’istruzione di restare in standby nella posizione attuale (35 miglia dall’Italia e 27 miglia da Malta) con il suo carico di 629 persone. A bordo, riferisce Medici Senza Frontiere, non c’è nessun caso sanitario grave. A bordo 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.

Aquarius: 629 persone ostaggio di Salvini

Intanto sulla pelle dei 629 migranti salvati dalla Aquarius si gioca una battaglia diplomatica che vede coinvolto il governo italiano e quello maltese. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini con un selfie su Facebook e Twitter ha annunciato che chiude i porti, cioè, non darà alla Aquarius l’indicazione di un safety place dove sbarcare. Secondo le leggi, se c’è il sospetto che la nave possa violare le leggi sull’immigrazione italiane, il diritto internazionale permette alle autorità italiane di impedire l’accesso della nave nelle acque territoriali. Inoltre, come ricostruisce un dossier dell’agenzia Agi, il Codice della navigazione stabilisce (all’articolo 83) che il ministero dei Trasporti possa vietare, «per motivi di ordine pubblico, il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale».

Lo stato costiero, nell’esercizio della propria sovranità, ha il potere di negare l’accesso ai propri porti. Le convenzioni internazionali sul diritto del mare, pur non prevedendo esplicitamente l’obbligo per gli stati di far approdare nei propri porti le navi che hanno effettuato il salvataggio, impongono e si fondano sull’obbligo di solidarietà in mare, che sarebbe disatteso qualora fosse negato l’accesso al porto di una nave con persone in pericolo di vita, appena soccorse e bisognose di assistenza immediata.

La chiusura dei porti comporterebbe in ogni caso la violazione di norme internazionali sui diritti umani e sulla protezione dei rifugiati, a partire dal principio di non refoulement sancito dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra.

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Il rifiuto di accesso ai porti di imbarcazioni che abbiano effettuato il soccorso in mare può comportare la violazione degli articoli 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), qualora le persone soccorse abbiano bisogno di cure mediche urgenti, nonché di generi di prima necessità (acqua, cibo, medicinali), e tali bisogni non possano essere soddisfatti per effetto del concreto modo di operare del rifiuto stesso.

Il rifiuto, aprioristico e indistinto, di far approdare la nave in porto comporta l’impossibilità di valutare le singole situazioni delle persone a bordo, e viola il divieto di espulsioni collettive previsto dall’art. 4 del Protocollo n. 4 alla CEDU. (Corriere.it)

È possibile chiudere i porti italiani ai migranti?

Ecco quindi che tipo di partita internazionale si sta giocando tra Malta e Italia sulla pelle di 629 persone.  Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto sapere in un messaggio sulla sua pagina Facebook di aver predisposto l’invio di due motovedette con medici e sanitari a bordo. Poi è andato all’attacco: “Al premier maltese Joseph Muscat – che ho contattato personalmente – ho chiesto in maniera esplicita di farsi carico almeno del soccorso umanitario delle persone in difficoltà che si trovano sull’Aquarius. Muscat, pur comprendendo la situazione, non ha assicurato però alcun intervento. Si conferma l’ennesima indisponibilità di Malta, e dunque dell’Europa, a intervenire e a farsi carico dell’emergenza”.
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Anche il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli è in assetto di guerra su Facebook: “La nostra Centrale Operativa della Guardia Costiera ha scritto reiteratamente all’autorità de La Valletta affinché, per la prima volta dopo molto tempo, Malta fosse messa di fronte alle sue responsabilità. Ed è nostra intenzione che risponda ufficialmente alla nostra richiesta di apertura dei suoi porti per il salvataggio delle centinaia di naufraghi presenti sulla nave Ong Aquarius. L’isola non può continuare a voltarsi dall’altra parte quando si tratta di rispettare precise convenzioni internazionali in materia di salvaguardia della vita umana e di cooperazione tra Stati. Il Mediterraneo è il mare di tutti i Paesi che vi si affacciano e non si può immaginare che l’Italia continui ad affrontare questo fenomeno gigantesco in solitudine. Ecco perché chiediamo al governo di La Valletta di accogliere la Aquarius per un primo soccorso ai migranti a bordo. Noi continueremo a salvare vite umane, altri restano nel torto”. Toninelli sostiene che lasciare 629 persone in mare sia salvare loro la vita. Non si è concentrato abbastanza sulla vicenda, evidentemente.

matteo salvini

La risposta di Malta

“Siamo preoccupati per la direzione presa dalle autorità italiane sull’Aquarius, che è in alto mare. Vanno manifestamente contro le leggi internazionali e rischiano di creare una situazione pericolosa per tutti coloro che sono coinvolti”, scrive su Twitter il premier maltese Joseph Muscat a proposito della nave della Ong in cerca di un approdo nel Mediterraneo. Malta, scrive Muscat in un altro tweet in cui parla della telefonata con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, “è pienamente conforme agli obblighi internazionali e non accoglierà la nave nei suoi porti. Continueremo, ove possibile, a condurre evacuazioni mediche di emergenza individuali e umanitarie”.

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“Non è pensabile”, dice il personale della Ong, che la nave possa continuare per giorni la sua peregrinazione per mare. Anche perché, la preoccupazione principale di tutte le organizzazioni umanitarie, è che in questo contenzioso tra stati a rimetterci siano i migranti. “Oltre 750 morti nel Mediterraneo nel 2018: il salvataggio di vite in mare deve restare una priorità assoluta di ogni governo”, ammonisce l’Unhcr, mentre il “timore” di Msf è che “ancora una volta la politica degli stati europei sia posta al di sopra delle vite delle persone”.

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