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La storia dei soldi offerti da Parnasi ai candidati M5S

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Nella rete dell’inchiesta sul sistema Parnasi e sul nuovo stadio della Roma non sono finiti solo politici come Paolo FerraraMichele Civita, Adriano Palozzi, Davide Bordoni e Giampaolo Gola. Tra gli indagati ci sono anche due avvocati romani, Mauro Vaglio Daniele Piva entrambi candidati – e non eletti – con il M5S alle elezioni politiche del 4 marzo. Sia Vaglio che Piva erano stati candidati dal MoVimento 5 Stelle all’uninominale (Vaglio al Senato, Piva alla Camera) e quindi erano stati personalmente scelti dal Capo Politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio e dallo staff del M5S.

I rapporti tra Parnasi e Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma e candidato del M5S al Senato

Probabilmente anche a loro il MoVimento ha chiesto il certificato penale e quello dei carichi pendenti. Quest’ultima richiesta però come è noto è particolarmente inutile perché non tutte le indagini in corso risultano quando si fa la richiesta al Tribunale. L’accusa nei confronti dei due è la medesima: aver ricevuto fondi per la campagna elettorale da parte di Parnasi (che ha finanziato anche il coordinatore di Forza Italia Bordoni, candidato nello stesso collegio elettorale di Piva). Fino a qui nulla di illecito – ma in quello stesso periodo la candidata alla Regione Roberta Lombardi tirava fuori le ricevute delle donazioni di Buzzi alla campagna di Zingaretti del 2013 –  se non fosse che i due indagati sono accusati di aver “mascherato” la donazione con l’emissione di fatture per attività professionali “di fatto mai eseguite” al fine di consentire alla società destinataria della fattura di evadere le imposte sui redditi.

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Luca Parnasi è accusato di aver erogato «somme a sostegno della campagna elettorale dei candidati Vaglio e Piva  mascherando la natura della dazione mediante l’artificioso conferimento di incarichi e la conseguente fatturazione di compensi per prestazioni professionali non eseguite». Mauro Vaglio – già noto alle cronache per aver utilizzato la mailing list dell’ordine degli avvocati di Roma per fare propaganda elettorale – avrebbe ricevuto 15 mila euro; Daniele Piva invece qualcosa di più: 16.032 euro.

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L’interesse per Vaglio da parte di Parnasi – scrivono i giudici nell’ordinanza – matura sia in virtù della sua candidatura con il M5S sia in quanto Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma. In un’intercettazione Bisignani suggerisce all’avvocato di puntare al ruolo di Presidente della Cassa Forense. Secondo gli inquirenti Parnasi e Bisignani avrebbero puntato a corrompere l’attuale Presidente della Cassa Luciano Nunzio (anch’egli candidato alle politiche con Forza Italia in Molise) ma il progetto sarebbe sfumato e quindi si sarebbero rivolti a Vaglio.

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Dal momento che i bonifici non sono arrivati in tempo (c’è stato a quanto pare qualche problema o errore) Vaglio e Parnasi «si accordano per reintegrare l’erogazione attraverso una fatturazione per attività professionale svolta dall’avvocato in quanto, essendo trascorso il periodo elettorale, non e più possibile eseguire contribuzioni in favore dei candidati alle elezioni». Secondo gli inquirenti dalle analisi delle intercettazioni ambientali «appare evidente che è intenzione di Parnasi e di Vaglio, al fine di giustificare una contribuzione di altra natura (finanziamento elettorale non andato a buon fine), utilizzare una fattura che faccia riferimento a prestazioni professionali individuate ad hoc, ma non effettivamente eseguite». Al fine di acquisire la benevolenza di un soggetto “di cui assaporano la possibile utilità” i due inoltre ipotizzano di avviare una collaborazione professionale vera e propria. Per la cronaca Vaglio non è riuscito a spuntarla all’uninominale per appena 681 voti (su 93 mila), tutto considerato una bella fortuna per il M5S che altrimenti avrebbe al Senato il primo senatore indagato.

Daniele Piva e la falsa fattura da 16 mila euro

La situazione che vede coinvolto l’avvocato e candidato pentastellato Daniele Piva è simile a quella di Vaglio. Durante una conversazione con Parnasi nei giorni successivi alle elezioni Piva dice all’imprenditore di non aver utilizzato i fondi erogati per la campagna elettorale perché “arrivati troppo tardi” e chiede all’interlocutore di poterli trattenere per alcuni impegni economici che erano sopraggiunti nel frattempo. Parnasi accetta di lasciare a Piva tutta la somma ma rimane il problema di come giustificare l’erogazione.

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In una successiva conversazione telefonica Parnasi definisce Piva “braccio destro di Di Maio” (si tratta di uno dei candidati all’uninominale che il M5S ha “pescato” dalla Link Campus University) e spiega la sua importanza per l’operazione.

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Piva infatti era candidato alla Camera all’uninominale nel collegio 08 Ardeatino che comprende l’Eur «che è il quartiere di Tor di Valle» ovvero del nuovo stadio della Roma al centro degli interessi di Parnasi.

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Gli inquirenti hanno scoperto che il giorno 8 marzo è entrato sul conto corrente di Piva un bonifico da poco più di 16 mila euro con causale il saldo di una fattura. Il bonifico è stato emesso da una società riconducibile al gruppo Parnasi. Scrive la Procura che le operazioni di finanziamento a Vaglio e Piva «vengono effettuate in origine nel rispetto della normativa in materia, ma non vi è alcuna perplessità né da parte dell’ imprenditore, né da parte del Vaglio e del Piva a veicolare il danaro, in origine oggetto del finanziamento, attraverso la creazione di un rapporto fittizio».

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Anche se non eletto Piva ha continuato a pubblicare contenuti sulla sua pagina di attivista per il MoVimento 5 Stelle. Uno degli ultimi post sulla pagina Facebook di Piva – datato dieci maggio 2018 – è la notizia di un convegno alla Scuola di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza dove Piva ha presentato una relazione dal titolo «I reati di riciclaggio e autoriciclaggio: prospettive applicate nello scenario dell’economia digitale».

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