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Cosa c’è nell’inchiesta sullo Stadio della Roma a Tor di Valle

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Nell’inchiesta sullo stadio della Roma a Tor di Valle ci sono 16 indagati: al centro dell’inchiesta c’è un metodo corruttivo di tipo sistemico, cioè strutturato, ma talvolta a prezzo di una corruzione di tipo pulviscolare: piccoli e grandi episodi che sono stati raccontati dal pubblico ministero Paolo Ielo. In particolare, secondo quanto accertato dai magistrati, Luca Parnasi aveva promesso a Luca Lanzalone, avvocato e delegato M5S a seguire il dossier prima di diventare presidente dell’ACEA sotto l’input del Comune di Roma, promesse di consulenze per il suo studio legale pari a circa 100 mila euro e aveva garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio nella Capitale. A finire in carcere l’imprenditore Luca Parnasi, Luca Caporilli, Simone Contasta, Giulio Mangosi, Nabor Zaffiri, Gianluca Talone. Ai domiciliari Pier Michele Civita, Adriano Palozzi e Luca Lanzalone. Tra gli indagati anche Claudio Santini (avvocato, già capo segreteria del MIBACT), Daniele Leoni (dipendente dell’ufficio infrastrutture del Campidoglio), Paolo Ferrara, Giampaolo Gola e Daniele Piva (candidato M5S alla Camera, non eletto).

Cosa c’è nell’inchiesta sullo Stadio della Roma

All’ex assessore regionale del Pd, Michele Civita, in cambio dell’asservimento della sua funzione, il gruppo Parnasi aveva promesso l’assunzione del figlio in una delle società. Per l’attuale vicepresidente della Consiglio Regionale, Adriano Palozzi, Parnasi avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro. Infine l’attuale capogruppo M5S, Paolo Ferrara, avrebbe ottenuto da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia, “una cosa che avrebbe poi potuto rivendicare politicamente”, ha spiegato Ielo. Il Procuratore però ha anche chiarito che sui fatti oggetto d’indagine “ci sono fatti leciti, altri illeciti e altri ancora da verificare”. Quello contestato a Ferrara fa parte di quest’ultima categoria. Indagato anche Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio

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Il rendering del primo progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle

In una conversazione con altri arrestati contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare di quasi 300 pagine firmata dal gip Maria Paola Tomasello, Parnasi diceva: “Io spenderò qualche soldo sulle elezioni… che poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici eccetera… anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare…“. L’imprenditore avrebbe poi aggiunto che si trattava di un “investimento” “molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te racconto però la sostanza che la mia forza è quella che alzo il telefono…”. Matteo Salvini oggi ha detto che Parnasi, uno degli arrestati, lo conosceva bene: qui parliamo dei rapporti tra Lega e Gruppo Parnasi attraverso l’associazione Più Voci.

L’indagine nasce da Scarpellini e Marra

Nell’ordinanza di custodia cautelare sono ricostruiti i rapporti tra il gruppo imprenditoriale che si era aggiudicato la costruzione dello stadio a Tor di Valle e già mirava ad accaparrarsi altri progetti, e la politica. Luca Lanzalone è accusato tra l’altro di aver ottenuto «un incarico assolutamente inutile e assegnato per finalità corruttiva, inerente l’assistenza legale». L’inchiesta nasce dall’indagine sull’imprenditore Sergio Scarpellini, finito sotto processo per corruzione insieme all’ex braccio destro della sindaca Virginia Raggi, Raffaele Marra. Indagando nell’ambito di quel procedimento, sono emersi i fatti contestati dalla pm Barbara Zuin, che iniziano nel 2017. Le accuse sono, a seconda delle posizioni, associazione a delinquere, due episodi di traffico di influenze illecite, 5 episodi di corruzione e 2 di finanziamento illecito. Quelle che per l’accusa sono tangenti venivano pagate in vari modi: contanti, dazioni di denaro coperte da fatture per operazioni inesistenti, assunzioni di amici e parenti, conferimenti di incarichi di consulenza.

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Lo stadio della Roma senza torri (Il Tempo, 24 febbraio 2017)

Tutta l’indagine ha spiegato il procurare Paolo Ielo parte da “intercettazione ambientali nello studio di Parnasi a Roma”. In quelle intercettazioni, la Procura di Roma ha avvistato “un metodo corruttivo usato come asset di imprese”. “Emerge dalle intercettazioni – ha detto Ielo – un forte investimento nella politica da parte di alcuni soggetti per una parte lecita e un’altra illecita, ma sistematica e a volte messa in atto al prezzo di una corruzione pulviscolare”. Il procuratore ha anche precisato che l’A.S. Roma, la sindaca Virginia Raggi e il governo nazionale non c’entrano nulla con questa vicenda.

Favori, amicizie, consulenze e assunzioni: la corruzione strisciante

“Adesso non mi costa molto… una volta non hai idea quanto mi costava”, diceva ancora Luca Parnasi in una intercettazione presente nell’ordinanza di 288 pagine eseguita oggi nell’indagine sullo stadio della Roma. L’imprenditore, secondo quanto accertato, descriveva così il suo modus operandi corruttivo. Lanzalone, attuale presidente di Acea, tra il gennaio e il febbraio del 2017 si occupò del dossier stadio nelle vesti di consulente per gli M5S e portò avanti una mediazione con la Eurnova, la società dell’imprenditore Luca Parnasi che acquistò i terreni dell’ippodromo di Tor di Valle, destinati ad ospitare lo stadio, dalla società Sais della famiglia Papalia. Gaetano Papalia, in una dichiarazione all’ANSA, ha fatto sapere che lui nella vicenda è una vittima. Su questa compravendita ci fu un’altra inchiesta ora approdata in aula. La mediazione di Lanzalone portò ad una modifica del primo progetto con una riduzione delle cubature, di alcune opere di servizio e la cancellazione delle due torri. Michele Civita, da sempre vicino a Nicola Zingaretti, invece seguì la vicenda stadio in veste di assessore all’urbanistica

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Stadio della Roma a Tor di Valle: la tribuna di Lafuente (foto: neXtquotidiano.it)

Il gruppo puntò a corrompere l’assessore all’urbanistica di Milano, Pierfrancesco Maran, proponendogli l’acquisto di una casa. Un tentativo caduto nel vuoto perché Maran respinse la “proposta in modo sdegnato”. In una intercettazione gli uomini del gruppo Parnasi dicono: “Siamo andati a parlare con l’assessore Maran, gli abbiamo proposto un appartamento ma lui ha risposto di no dicendo che lui ‘non voleva prendere per il c… chi lo ha votato’. Abbiamo fatto una brutta figura, sembravamo i romani dei film quando vanno a Milano” .

Le accuse a Paolo Ferrara del M5S

Al capogruppo del Movimento 5 Stelle in Campidoglio Paolo Ferrara  la Procura di Roma contesta in concorso con Luca Parnasi, e di due dirigenti di Eurnova srl, Luca Caporilli e Giulio Mangosi, il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Nel testo dell’ordinanza si legge che “Luca Parnasi, presidente di Eurnova Srl per tramite e con la mediazione di Caporilli e Mangosi prometteva ed effettivamente erogava in favore di Paolo Ferrara, per lo svolgimento della sua funzione e per il compimento di singoli atti e comportamenti riconducibili al suo ufficio (con riferimento all’iter procedurale relativo al nuovo stadio della Roma ed in particolare votando a favore della conferma in data 14 giugno 2017, della dichiarazione di pubblico interesse del progetto ‘nuovo stadio della Roma’) ed in genere per l’asservimento della sua funzione agli interessi del Parnasi e del gruppo imprenditoriale a lui riconducibile, in violazione di doveri istituzionali di imparzialità e correttezza, utilità consistite nella realizzazione di un progetto di restyling del municipio di Ostia, che il Ferrara usava come proprio”.

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Tra gli indagati dalla procura per il progetto dello stadio della Roma c’è anche Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli avvocati della capitale, a cui nell’ordinanza viene contestato di “aver compilato la fattura per operazioni oggettivamente inesistenti” per consentire alla società Eurnova o ad altre società del gruppo Parnasi di “evadere le imposte sui redditi”.

Le accuse all’assessore M5S del X Municipio

Tra gli indagati nell’operazione “rinascimento” della procura di Roma c’è anche Giampaolo Gola assessore allo Sport del Municipio X. Nel testo dell’ordinanza di custodia cautelare si legge che Gola in qualità di pubblico ufficiale assessore allo sport del Municipio X sfruttando le relazioni esistenti con Paolo Ferrara presidente del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle al Comune di Roma si faceva indebitamente promettere da Luca Parnasi presidente del consiglio di amministrazione di Euronova srl a titolo di prezzo della propria mediazione illecita nei confronti di Ferrara un incarico lavorativo presso l’As Roma presso il Coni o in subordine presso la società Ampersand riferibile al Parnasi. Gli esponenti del sodalizio, si legge ancora nell’ordinanza, hanno offerto a Giampaolo Gola assessore allo Sport presso il X Municipio di Roma Capitale in ragione della posizione pubblica rivestita e della particolare vicinanza personale e di partito a Ferrara una collocazione lavorativa nella compagine sociale della AS Roma all’interno del Coni o in società del gruppo Parnasi.

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Paolo Ferrara si è intanto autosospeso dal M5S.  Il gip Maria Paola Tommaselli scrive anche che per “ottenere i favori del mondo 5 Stelle” l’imprenditore Luca Paranasi avviò “l’attività di promozione in favore del candidato alla Regione Roberta Lombardi“. Obiettivo era “rafforzare i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito – si legge – che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell’ambito dell’amministrazione capitolina, svolgono un ben preciso ruolo nell’approvazione nel progetto dello stadio, e crea i presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all’esito del voto”. L’avvocato Claudio Santini, già capo segreteria del Mibact, sarebbe stato assoldato invece dalle società del gruppo Parnasi per “avvicinare il Soprintendente Francesco Prosperetti in maniera tale da consentire una diretta interlocuzione” ed “ottenere dal medesimo la richiesta di archiviazione della proposta di vincolo architettonico sull’ippodromo di Tor di Valle (la cui esistenza avrebbe precluso la realizzazione del progetto del nuovo stadio)”. In questo contesto, spiega il provvedimento dei pm, “emerge la figura dell’architetto Paolo Desideri, amico di Prosperetti” e “datore di lavoro di sua figlia Beatrice”. Desideri, prosegue il testo, “pochi minuti dopo l’incontro con il Soprintendente ed apparentemente su proposta dello stesso” viene incaricato dal gruppo imprenditoriale di “redigere un progetto per il ricollocamento delle campate e/o della tribuna dell’Ippodromo di Tor di Valle in base ad una costante interlocuzione con il Soprintendente, necessaria a consentire l’archiviazione della proposta di apposizione del vincolo”.

L’assessore Civita e la promessa di assumere il figlio

Secondo quanto si legge nell’ordinanza della Procura di Roma, al consigliere regionale ed ex assessore della giunta Zingaretti, Michele Civita, sono contestati i reati di cui all’articolo 319 del codice penale ‘Corruzione per atti contrario ai doveri d’ufficio’. Nell’ordinanza si legge: “Luca Parnasi prometteva indebitamente a Civita Pier Michele per lo svolgimento della sua funzione e per il compimento di singoli atti e comportamenti riconducibili al suo ufficio (tra gli altri informazioni sull’andamento del procedimento per l’approvazione del progetto immobiliare denominato ‘nuovo stadio della Roma’, interventi volti a sollecitare la rapida chiusura in favore della citata società -Eurnova srl, ndr- della conferenza di servizi per l’approvazione del medesimo progetto) ed in genere per l’asservimento delle funzioni agli interessi del Parnasi e del gruppo imprenditoriale a lui riconducibili in violazione dei doveri istituzionali di imparzialità e correttezza, l’assunzione del figlio, Daniele Civita, presso la società denominata B Consulting S.p.A. partner commerciale di Eurnova Srl“.

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Tra le persone indagate c’è anche Daniele Piva, avvocato e candidato non eletto alla Camera per il M5S alle scorse elezioni politiche. A Piva è contestata la materiale compilazione di una fattura per attività professionale mai eseguita da 16.032 euro, al fine di consentire alla società destinataria della fattura di evadere le imposte sui redditi. Infine, una curiosità: Paolo Ielo era stato citato da Paolo Berdini nel famoso colloquio con Federico Capurso poi pubblicato dalla Stampa. Berdini, avversario dello Stadio della Roma, aveva detto di conoscere il pubblico ministero che allora indagava sulle vicende della Giunta Raggi. Ielo aveva smentito tutto. Intanto, dopo il blitz, il progetto dello Stadio della Roma, un investimento da almeno un miliardo di euro, veleggia verso lo stop. Così si apprende da fonti comunali. Oggi era prevista una riunione tra i proponenti e il Campidoglio, ma il vertice che con tutta probabilità salterà a causa degli arresti. Nel frattempo  ci sono stati contatti tra l’Anac e la Procura di Roma in relazione alle indagini. L’Autorità nazionale anticorruzione chiederà di acquisire gli atti dell’inchiesta della Procura romana.

Cosa succederà al progetto dello Stadio della Roma

L’agenzia di stampa DIRE pubblica un take in cui spiega che l’iter per la realizzazione del nuovo stadio della Roma, nonostante l’ottimismo manifestato oggi dal patron James Pallotta, rischia di fermarsi. Forse non definitivamente, ma certamente a data da destinarsi. E’ vero, come detto dagli inquirenti l’iter approvativo del progetto “non e’ oggetto del procedimento”. Ed è altrettanto vero che la Roma e i suoi dirigenti escono puliti da questa storia essendo stati giudicati dai pm “totalmente estranei alla vicenda”. Ma c’è un macigno sul cammino dell’apertura dei cantieri a Tor di Valle: l’assenza di una controparte “responsabile e nel pieno delle sue funzioni” al momento della stipula finale della convenzione tra Comune e proponenti, vista la misura restrittiva nei confronti del costruttore Luca Parnasi. A quanto apprende l’agenzia Dire, dunque, è questa la situazione relativa all’iter del progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle a causa dell’inchiesta ‘Rinascimento’ scattata questa mattina. Lo scenario è quello di uno stallo.

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Il costruttore Luca Parnasi

Con Parnasi fuori gioco, nonostante la presenza in forza della Roma, sarà infatti molto difficile arrivare all’apertura dei cantieri in tempi brevi. In attesa dell’eventuale arrivo di un curatore, la società Eurnova, di proprietà dell’imprenditore romano in manette, si ritrova infatti senza responsabili in grado di chiudere la partita burocratica, apporre qualsiasi tipo di firma, e quindi avviare i cantieri veri e propri.  Le attuali norme anti corruzione prevedono che, in presenza di un caso come quello in esame, gli uffici, in questo caso quelli comunali del dipartimento Urbanistica, siano obbligati a sospendere l’iter autorizzativo. Questo da un lato toglierà l’imbarazzo ai dirigenti capitolini di controfirmare un progetto i cui responsabili sono finiti sotto inchiesta. Dall’altro allungherà i tempi dedicati al passaggio delle controdeduzioni, che si era aperto ieri e la cui durata è di 30 giorni. L’ultimo passaggio, peraltro, prima della firma della convenzione finale e dell’adozione dell’Assemblea capitolina. Insomma, forse l’inchiesta ‘Rinascimento’ non causerà la morte del progetto del nuovo stadio della Roma, ma di certo porterà a un suo slittamento a tempo indeterminato.

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