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Commissione Banche, Elio Lannutti si arrende

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elio lannutti 1

Il senatore Elio Lannutti getta la spugna. Dopo aver letto i giornali di oggi l’ex Adusbef che è stato informalmente indicato dal MoVimento 5 Stelle come presidente della Commissione Banche sembra essersi rassegnato al fatto che non salirà sullo scranno più alto di Palazzo Madama per il bis delle inchieste della scorsa legislatura. Sul no pesa il veto annunciato da Italia Viva con un’intervista rilasciata da Maria Elena Boschi ma anche il silenzio di Luigi Di Maio.

Commissione Banche, Elio Lannutti si arrende

Anche per questo, spiega oggi Il Fatto Quotidiano, il senatore è già bruciato: un po’ per l’infortunio social di qualche tempo fa, quando ritwittò un post antisemita, un po’ per ché il suo nome fa venire la pelle d’oca a Banca d’Italia (a cui, tra gli altri, dedicò quattro anni fa il libro La banda d’Italia); senza senso, invece, invocare un conflitto di interessi perché suo figlio fa l’impiegato – e non certo il manager, neanche di filiale – in Popolare di Bari. In ogni caso Luigi Di Maio, davanti alle barricate del Pd, ha già deciso di cambiare cavallo, nonostante Lannutti – che ieri ha visto Beppe Grillo – ripeta che non rinuncia a candidarsi.

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E proprio stamattina Lannutti su Facebook si sfoga: “Malgrado fatica e impegno, non si riesce a raddrizzare il paese alla rovescia, con onesti perseguitati e faccendieri premiati”, scrive, ormai rassegnato per la sua defenestrazione implicita. Ieri Antonio Di Pietro, che aveva fatto eleggere per la prima volta il senatore nelle fila dell’Italia dei Valori, ha minacciato querele a destra e a manca per chi avesse accusato Lannutti di antisemitismo.

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È invece stato condannato per aver diffamato Bankitalia, ma questo è un dettaglio che sfugge ai più. La condanna è arrivata per alcuni post pubblicati da Lannutti su Facebook e su Twitter, oltre che in un intervento su ”Striscia la Notizia” nei quali veniva criticata l’attribuzione di carte di credito, con un plafond mensile da 7.500 a 10.000 euro per circa mille dirigenti dell’istituto. La notizia – riconosce lo stesso giudice – è vera, ma nel post viene accompagnata da altre “espressioni colorite e d’impatto” che invece non lo sono. “Si da ad intendere – spiega la sentenza – che ogni dipendente di Banca d’Italia in possesso della carta possa spendere in maniera incontrollata tutto il plafond a disposizione ogni mese”. Il giudice contesta anche i “commenti in calce” perché “violano il limite della continenza” con espressioni come “Banditi d’Italia” e “maiali” che la difesa di Lannutti ha spiegato come la traduzione dell’acronimo PIGS, con il quale vengono indicati alcuni paesi (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) durante la passata crisi economica. La sentenza, che condanna Lannutti a pagare 20.000 euro, fissa anche in 3.235 euro le spese da rimborsare alla Banca d’Italia per il processo, e dispone inoltre la cancellazione di una frase contenuta nella memoria difensiva considerata “sconveniente ed offensiva” dal giudice.

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