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Come il coming out di Elly Schlein ha mandato in crisi i sovranisti (dimostrando che ce n’era davvero bisogno)

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«Ho avuto diverse relazioni in passato, ho amato molti uomini e ho amato molte donne, ora sto con una ragazza». L’anno è il 2020, Elly Schlein è la vicepresidente designata della Regione Emilia-Romagna, la candidata più votata delle ultime regionali che hanno visto la vittoria della coalizione di Stefano Bonaccini e la sconfitta di Matteo Salvini. Durante una lunga intervista a Daria BignardiL’Assedio l’ex parlamentare europea dice una cosa di per sé banalissima: ama una donna.

Perché il coming out di Elly Schlein è politicamente importante

In quell’intervista Elly Schlein ha parlato  di molte cose. Ad esempio ha raccontato del suo nonno materno: «mio nonno Agostino Viviani è stato l’unico docente a Siena a non indossare la camicia nera e a prendersi gli sputi per aver difeso gli ebrei», ha parlato delle sue idee politiche, ha fatto un’analisi sul movimento delle Sardine, di Matteo Renzi e di Matteo Salvini e ha parlato anche di Romano Prodi. Quasi tutti i giornali oggi però parlano del coming out di Elly Schlein. Segno che in Italia, nel 2020, la cosa fa ancora notizia.

Si può ovviamente discutere sulla scelta dei principali quotidiani e testate giornalistiche di puntare sul titolo “ad effetto” invece che parlare di tutto quello che è stato detto. Ma forse è meglio chiedersi perché una dichiarazione del genere – seguita per altro da un commento sul fatto che le donne non stanno “un passo indietro” ma «fianco a fianco» – possa fare notizia. E la fa per un motivo ben preciso: in Italia, nel 2020, c’è ancora chi ritiene che certe cose non si debbano dire. Per pudore, principalmente.

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Ed è proprio per questo che la dichiarazione di Elly Schlein va oltre la sfera della vita privata e diventa un atto politico. Lo è ad esempio perché l’Italia è quel paese dove un giornale come Libero se ne esce con delirante titolo a quattro colonne come: “calano fatturato e PIL ma aumentano i gay”. Un Paese, il nostro, dove ai giornali di destra non stava bene il coming out del CEO di Apple Tim Cook.

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Il coming out non è infatti una cosa che riguarda unicamente le scelte personali di una persona: è un messaggio rivolto a tutti coloro che appartengono alla comunità LGBTQ per dire “non siete soli”. In questo senso il gesto di Elly Schlein è politicamente importante. Ma soprattutto ce n’è bisogno perché ci sono ragazzi e ragazze omosessuali o bisessuali ai quali viene detto di essere sbagliati o peggio ancora da curare: non lo sono.

Lo spettacolo dei sovranisti che chiedono più pudore a Elly Schlein

Non ci credete? È sufficiente leggere i commenti sparsi su quanto successo ieri sera. C’è chi forse inconsciamente ridicolizza il gesto e si lamenta che il suo coming out di maschio CISHET a cui piacciono le donne e non andrà mai con un uomo non interessi a nessuno (al contrario, siamo contenti che sia felice). Un altro dice che un “dignitoso pudore” sarebbe stata la mossa migliore. Ma cosa avrebbe dovuto rispondere la Schlein ad una domanda diretta come “è fidanzata?”. Viene il dubbio che se avesse detto di essere fidanzata con un uomo questo dignitoso pudore non sarebbe stato necessario. In fondo altri politici ben più conservatori non fanno mistero di avere una fidanzata giovane o una moglie (per le amanti ci stiamo ancora attrezzando).

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Anzi, per certi politici l’avere una “famiglia tradizionale” è motivo e argomenti per affermare le proprie convinzioni politiche. Magari accompagnando il tutto con discorsi sul pericolo del gender.

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Eppure solo alle persone LGBTQ si rimprovera di non tenere riservati “i loro amori” oppure di parlare della propria vita privata “su una cosa così divisiva” con l’unico scopo di far parlare di sé. Curiosa la decisione di definire “divisiva” una preferenza sessuale. Come se la Schlein avesse chiesto di schierarsi con le persone omosessuali/bissessuali oppure con quelle eterosessuali in un’ipotetica battaglia dei generi e delle scelte in materia di vita sessuale. Quella divisione non c’è. O meglio: c’è in chi considera le persone omosessuali, bissessuali, transgender, asessuali o queer (non me ne vogliano i lettori se per brevità mi limito a queste categorie) persone “divisive” o peggio ancora “di serie B”.

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Non mancano i commenti grevi, come di quel sovranista che offre «un premio per chi trova il coraggio di trombarsi questa Elly Schlein», omofobia o bullismo? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Altri invece si lanciano in dotte disquisizioni. Per un tizio la Schlein – anzi l’ebrea Elly Schlein – è un “essere ripugnante”. Per un altro, noto profeta del Web di definizioni etniche dei popoli italici, Elly Schlein è una «”bellissima” asssiroide», definizione che dovrebbe significare che l’ex europarlamentare non ha i tratti somatici tipici della vera italiana. Si arriva al Primato Nazionale che parla di una “rivelazione assolutamente non strumentale all’agenda Lgbt” fatta per accreditarsi come nuova “icona globalista”. Chiedetevi perché ce n’era bisogno, la risposta è qui sopra.

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