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Fuoco alle polveri! La nuova campagna di disinformazione di Comilva

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Vi ricordate gli orribili manifesti free-vax della campagna di disinformazione sui rischi dei vaccini organizzata da Corvelva? Sono quelle pubblicità, che dal Veneto si sono diffuse in tutta italia, dove foto di bambini (perfettamente sani e vivi) venivano utilizzate per veicolare messaggi spaventosi sui pericoli delle vaccinazioni responsabili di causare decessi (ad esempio “causando” la SIDS) e “gravi danni” nei bambini. A breve a quanto pare sarà il turno di un’altra associazione che si occupa di difendere i Genitori Preoccupati e la loro prole, la romagnola Comilva, che ha già pronta una campagna.

«I comuni siano attenti nel contrastare eventuali inziative incivili»

A segnalare che Corvelva ha “lanciato” una campagna di affissioni a respiro nazionale è stato il Dott. Roberto Burioni che su Facebook ha lanciato un appello ai comuni e alle agenzie che si occupano di affissioni affinché “siano attenti nel contrastare eventuali iniziative incivili”. Comilva promette nel frattempo di dare fuoco alle polveri in vista delle elezioni politiche del 4 marzo per ricordare a tutti i candidati che i Genitori Informati e Free-vax votano e sono alla ricerca di un partito che possa sostenere le loro istanze.

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Il problema è che partiti del genere, ad eccezione della Lega Nord di Salvini e di qualche esponente del MoVimento che fatica ad adeguarsi alla linea ufficiale del partito di Di Maio in materia vaccinale, non ce ne sono. L’esperienza di SìAmo è morta ancora prima di poter presentare le candidature. I vari free-vax che già militano in Parlamento (Zaccagnini, De Pin e Pepe) non sono in lista in nessun partito e questo giro staranno a casa. Infine le forze politiche sembrano aver trovato – dopo gli scontri delle scorse settimane – il senso della misura lasciando fuori il tema delle vaccinazioni dalla campagna elettorale.

La campagna Comilva? Poche idee e ben confuse

Il clima è quindi propizio per riaccendere il dibattito. In fondo i genitori che hanno cercato di rimandare le vaccinazioni sperando che la legge venisse abrogata scalpitano perché sanno che il 10 marzo rischiano di vedersi chiudere in faccia le porte degli asili e delle scuole per l’infanzia. Mancano ovviamente i manifesti, nel senso che nessuno gli ha stampati. Ma a quello (e a pagare le affissioni) provvederanno i genitori, che hanno paura che la lobby di Big Pharma guadagni anche un solo centesimo ma che non hanno certo problemi a spendere un paio di centinaia di euro per propagandare messaggi strampalati. Chissà quanti aderiranno, perché un like su Facebook è gratis, il resto invece costa fatica (e tempo).

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Ed è curioso che il comunicato di Comilva si lamenti del “clima di conflittualità dolosamente creato attorno alla tematica dell’obbligo vaccinale” e una riga dopo inviti a “dare fuoco alle polveri” tappezzando le città con i manifesti. Lo scopo dichiarato non è nemmeno quello di creare un dibattito ma di “suscitare scalpore”.

 

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Ecco quindi che Comilva mette a disposizione le grafiche di manifesti che chiedono che – nel rispetto della Costituzione – venga garantito il diritto al lavoro per i genitori free-vax lasciando entrare in classe anche i bambini non vaccinati. Un chiaro e lampante esempio della logica no-vax che dimentica che la legge Lorenzin è stata giudicata perfettamente costituzionale. Perché il fatto che i bambini non vaccinati non possano andare a scuola non significa che i genitori non possono andare a lavoro. E non si capisce poi perché i genitori free-vax devono avere il diritto di andare a lavoro “parcheggiando” i figli a scuola mentre il papà o la mamma di un bambino immunodepresso invece no. La libertà dei genitori free-vax (che ritengono di essere vittime di segregazione) inizia dove finisce quella degli altri. Perché il genitore di un bambino malato di leucemia dovrebbe accettare di correre il rischio di avere in classe il figlio di un free-vax? Evidentemente il rischio lo devono correre gli altri, non quelli contro l’obbligo vaccinale.