Fact checking

Corvelva rinuncia a fare propaganda con foto di bambini sani

CORVELVA

Corvelva, la storica associazione “free vax” che vanta numerosi tentativi di vaccinazione, cambia strategia e ci riprova. La nuova puntata della campagna di terrorismo mediatico contro le vaccinazioni pediatriche non ha per protagonista la foto di un bambino ma quella di un giovane adulto. E c’è di più: Corvelva dopo il pasticcio della foto di un bambino vaccinato e perfettamente sano spacciata per quella di un “danneggiato da vaccino” ha deciso di applicare un disclaimer all’immagine per segnalare ai lettori di non sapere se il soggetto della foto sia vaccinato o meno e se sia vivo e in buona salute.

Corvelva cambia strategia e smette di usare i bambini

Tutto nasce in seguito alla polemica successiva a una delle ultime immagini utilizzate da Corvelva per spaventare i genitori sui danni da vaccino. Qualche giorno fa è infatti si è scoperto l’ovvio, ovvero che quelle immagini di bambini e neonati non ritraevano veri danneggiati e morti da vaccinazione ma erano state acquistate su Shutterstock. Ci fu anche chi fece notare che l’utilizzo delle foto era in violazione con i termini di servizio della licenza d’uso delle immagini di Shutterstock e i genitori di uno dei bambini ritratti nelle foto usate dall’associazione “per la libertà di scelta” hanno dichiarato che il loro figlio era perfettamente sano e completamente vaccinato. Della questione si è interessato anche il quotidiano francese Le Monde, contattato da un’associazione no-vax transalpina che voleva utilizzare uno dei manifesti di Corvelva per una sua campagna.

Corvelva, dopo aver difeso la scelta dalle critiche, ha cercato di correre ai ripari con un surreale post su Facebook nel quale paragonava tutta l’operazione mediatica sulle vaccinazioni al dipinto “La Trahison des images” di René Magritte. Si è trattata insomma di un’operazione surrealista dove: «la negazione del testo “io sono un bambino morto…” al contrario dell’opera di René non sta nella forma ma nella sostanza essendo già inserita in una negazione intrinseca: non esistono danneggiati, non esistono morti da vaccino».

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“Avvertenze: immagine acquistata non possiamo ovviamente sapere lo stato vaccinale del ragazzo ritratto. Ricordiamo che il soggetto della nostra campagna, come di quelle precedenti, era vaccinato”

Una negazione che Corvelva inventa di sana pianta dal momento che nessuno nega che i vaccini siano potenzialmente dannosi o che ci sia un rischio insito nelle vaccinazioni. Quello che molti medici e scienziati – come Roberto Burioni – hanno tentato di spiegare è che l’incidenza di gravi effetti collaterali è bassissima (meno di un caso su un milione di dosi somministrate). I vaccini invece hanno un rapporto rischio-beneficio estremamente favorevole se si confrontano i potenziali danni da vaccino (che ci sono ma sono rari) con quelli, molto meno rari, delle malattie per cui esiste una vaccinazione.

Quante sono le reazioni avverse da vaccino in Veneto?

Corvelva oggi ha pubblicato la nuova puntata della sua campagna “informativa” sui pericoli dei vaccini ma questa volta stranamente ha deciso di non utilizzare la foto di un bambino. Inoltre una didascalia precisa che l’associazione non ha effettuato alcun controllo sul reale stato di salute soggetto ritratto. Abbandonata quindi l’idea di far passare foto di neonati per quelle di cadaveri e lasciate da parte le velleità di fare arte surrealista Corvelva sembra aver ceduto alle pressioni del fact-checking e del debunking. Almeno dal punto di vista della scelta delle immagini. Perché per quanto riguarda i contenuti c’è ancora molto da fare.

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Fonte: XX relazione Canale Verde

Come già per il caso di Emiliano Rapposelli (morto nel 2001 al quale la C.M.O. ha riconosciuto il danno da vaccino) Corvelva ci parla di un altro caso di danneggiato da vaccino – Marco Scarpa, nato nel 1994 e morto nel 1996 – i cui familiari hanno ottenuto il riconoscimento del danno in base alla legge 210/1992. Il problema per Corvelva è che questo decesso non è stato inserito nei dati di Canale Verde, ovvero il centro per la prevenzione, la valutazione e la sorveglianza delle reazioni avverse a vaccini istituito dalla Regione Veneto a partire dal 1993. Quello che però Corvelva come al solito omette sono i numeri e le proporzioni. Nell’ultima relazione di Canale Verde (relativa al periodo 1993 – 2016) si legge che il tasso di eventi gravi correlabili alle vaccinazioni è pari a 0,17 su 10.000 dosi. Nello stesso periodo in Veneto sono state somministrate oltre 33 milioni di dosi e sono stati registrati 585 casi di reazioni gravi correlabili ovvero 1 ogni 1.851852 dosi. Canale Verde conclude che: non sono stati segnalati decessi causalmente correlabili nei 23 anni di osservazione.
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Fonte: XII relazione Canale Verde

Se invece si va a prendere la XII relazione di Canale Verde, quella riassuntiva del periodo 1993-2008 (ovvero il periodo dei decessi di Rapposelli e Scarpa), si legge che “sono stati inoltre notificati e documentati 4 decessi, per i quali non è stata riscontrata una relazione causale con le vaccinazioni”. Inoltre la relazione precisa che:

Oltre alle reazioni gravi classificate come correlabili, sono stati segnalati anche 7 eventi gravi che sulla base di dati clinici lacunosi sono stati assegnati alla categoria “non classificabili”, e 50 classificati come “non attribuibili” per mancata soddisfazione dei criteri classificativi (Tabella 28). Essi comprendono 4 (0,06%) notifiche di sospetti eventi avversi che hanno avuto esito fatale. Sulla base della documentazione inoltrata al Centro e dell’applicazione dei criteri precedentemente esposti, esse sono state  15 classificate come “non correlabili”.

A causa della mancanza della scheda di segnalazione – prosegue Canale Verde – quegli eventi “sono temporaneamente esclusi dalle classificazioni sopra riportate”. Qualora ci sia stata un’omissione da parte di Canale Verde nel non aggiornare i dati è giusto che venga emendata. Ma sarebbe anche corretto che Corvelva dicesse quanto – dal punto di vista statistico e epidemiologico – queste morti incidono sul totale delle dosi di vaccino somministrate. Questo non significa dire che quelle morti non valgono nulla, anzi, ma chi pretende di voler fare informazione “onesta” sui vaccini dovrebbe avere l’onestà di dire ai lettori che quelle tragiche morti sono dei casi isolati tra decine di milioni di dosi somministrate con successo e senza reazioni avverse gravi. E questo è quello che Corvelva non fa. Ma non si può parlare di vaccinazioni pediatriche senza tenere conto di entrambi gli aspetti.