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Come disinnescare il decreto sicurezza

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C’è un piano per disinnescare il decreto sicurezza, ma soltanto tra qualche mese. Il governo Conte Bis ha promesso che avrebbe tenuto conto dei rilievi del Quirinale sulla norma il cui unico risultato finora è stato quello di moltiplicare i morti in mare, visto che i naufraghi portati a Lampedusa dalla Mare Jonio e dalla Eleonore sono comunque sbarcati in Italia.

Come disinnescare il decreto sicurezza

Ma intanto all’orizzonte si profila il caso della Ocean Viking, attualmente in area Sar con a bordo 50 naufraghi: spiega oggi Tommaso Ciriaco su Repubblica che se la nave dovesse decidere di fare rotta verso i porti italiani, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese non farà ricorso al potere di vietarne l’ingresso. Organizzerà invece il soccorso e gestirà con Bruxelles la redistribuzione di chi sbarca. La Alan Kurdi invece non è autorizzata ad entrare in acque italiane. È infatti sempre in vigore il divieto siglato dall’ex ministro Matteo Salvini lo scorso 31 agosto in base al decreto sicurezza bis. La comunicazione è stata inviata in serata dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano alla nave della ong tedesca Sea Eye che aveva chiesto il Pos (Place of safety, porto sicuro).

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Il decreto sicurezza e i rilievi del Quirinale (La Repubblica, 10 settembre 2019)

In Parlamento, intanto, il premier Giuseppe Conte ha spiegato che le cose sono cambiate: basta con gli approcci emergenziali, saranno eliminate le megamulte alle ong, in coerenza con le osservazioni del capo della Stato, Sergio Mattarella, elaborata “un’organica normativa” sul tema e chiesta “solidarietà effettiva” all’Ue. I numeri di quest’anno smentiscono un’emergenza-sbarchi. Fino ad oggi si contano 5.728 arrivi nel 2019, contro i 20.322 del 2018 ed i 100.307 del 2017 nello stesso periodo. Con l’avvicinarsi dell’autunno è prevedibile che questo si confermerà un anno record, ma in senso negativo, per migranti giunti via mare. Cosa che permetterà di gestire il fenomeno come vuole Lamorgese, che ieri, intercettata in Transatlantico, ha risposto così ai cronisti che le chiedevano delle navi ong: “il ministro dell’Interno è sempre operativo, 24 ore su 24. Affronteremo anche questa emergenza se sarà un’emergenza”.

Il decreto sicurezza, le multe, e il soccorso in mare

Spiega ancora oggi Repubblica che le modifiche riguarderanno essenzialmente due punti: le multe abnormi comminate a chi salva naufraghi — la celebre norma anti Ong — e il rispetto degli obblighi internazionali che impongono il soccorso in mare.

Su questo terreno le due forze sono già d’accordo. Così come sull’opportunità di non mettere mano immediatamente al decreto. Per una ragione assai prosaica: non massacrare la luna di miele del nuovo governo. I sondaggi planati sulla scrivania del quartier generale del Pd, infatti, sono assai simili a quelli in mano a Luigi Di Maio. E dicono due cose, in estrema sintesi. Primo: il tema dei porti chiusi non è considerato prioritario dagli italiani. Secondo: le forze di governo sono in risalita nelle rilevazioni, mentre Salvini e le destre in discesa. Perché rovinare tutto, accendendo uno scontro che può risolversi senza troppi clamori?

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Il decreto sicurezza e la realtà (La Repubblica, 4 settembre 2019)

La statistica dovrebbe del resto aiutare il governo: in autunno gli sbarchi diminuiscono. Senza contare che la giurisprudenza pende nettamente dalla parte delle modifiche: c’è la decisione del gip su Carola Rackete, che non convalidò l’arresto della capitana riconoscendo che il soccorso rappresentava l’adempimento di un dovere derivante dai trattati internazionali. E poi la sentenza del Tar del Lazio sulla Open Arms, che consentì lo sbarco per un salvataggio avvenuto in condizioni di «eccezionale gravità e urgenza».

Se non ora, quando?

E allora quando arriverà il momento giusto per mandare in soffitta le norme volute da Salvini? Si parla di gennaio, quando sarà inverno. Lavorando nel frattempo a una ridistribuzione automatica delle quote di naufraghi con tutti i paesi europei e, nel medio periodo, alla modifica del regolamento di Dublino. Per Conte serve «l’istituzione di corridoi umanitari europei». Intanto, fa sapere Alessandra Ziniti su Repubblica,  dopo le ultime tre evacuazioni mediche, il capomissione della Alan Kurdi ha chiesto aiuto alle sale operative di Italia, Francia, Spagna e Portogallo per farli sbarcare. E ieri la commissione Ue ha avviato la trattativa per la redistribuzione.

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