Economia

Colpo di scena nel complotto del MES: i leghisti sapevano già tutto

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“Sul Mes chiediamo l’immediata presenza del presidente Conte in Parlamento, visto che anche gli amici del Cinque stelle l’hanno chiesta, perché la modifica del trattato di stabilità mette a rischio il risparmio e i titoli di Stato di milioni di italiani”: oggi Matteo Salvini è tornato sul complotto del MES già illustrato ieri con i soliti toni composti. Proprio nel giorno in cui il ministro dell’Economia ha fatto sapere di aver concordato dal 7 novembre un intervento con il presidente della Commissione Finanze del Senato, poi concordato per il 22. Il presidente della Commissione Finanze è il leghista Alberto Bagnai.

Il complotto del MES e l’audizione chiesta da Gualtieri al leghista Bagnai il 7 novembre

L’affermazione di Gualtieri fa a questo punto cadere l’obiezione principale della Lega, che era quella del governo che voleva approvare la riforma del MES all’insaputa del Parlamento. Ieri sera Palazzo Chigi aveva risposto con una nota piuttosto aggressiva agli attacchi del Carroccio, tirando fuori anche l’argomento di discussione:

“Coerentemente con questo indirizzo del Parlamento, il 21 giugno scorso il Presidente Conte ha insistito perché fosse inserito, nelle comunicazioni finali dell’Eurosummit, un chiaro riferimento a proseguire la revisione del trattato promuovendo le differenti riforme in base ad una “logica di pacchetto”. A seguito di questo intervento e dell’intenso confronto che ne è seguito, nel testo delle comunicazioni finali dell’Eurosummit è stata inserita la seguente formula: “…invitiamo l’Eurogruppo in formato inclusivo a proseguire i lavori su tutti gli elementi di questo pacchetto globale”, formula, questa, che non compariva nel testo precedente. Il giorno stesso, 21 giugno, dopo la conclusione dei lavori dell’Eurosummit, il testo delle comunicazioni finali è stato pubblicato sul sito del Consiglio europeo (www.consilium.europa.eu)”.

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Il comunicato di Palazzo Chigi continuava così:

Il senatore Salvini, all’epoca era Vicepresidente del Consiglio dei Ministri nonché Ministro dell’Interno, e avrebbe dovuto prestare più attenzione per l’andamento di questo negoziato, tanto più che l’argomento è stato discusso in varie riunioni di maggioranza, alla presenza di vari rappresentanti della Lega (Viceministri all’Economia e Presidenti delle Commissioni competenti). Il fatto che il senatore Salvini scopra solo adesso l’esistenza di questo negoziato è molto grave. Denota una imperdonabile trascuratezza per gli affari pubblici. Chi pretende di guidare l’Italia senza premurarsi di studiare i dossier dovrebbe quantomeno evitare di diffondere palesi falsità. Con la propaganda intrisa di menzogne non si curano certo gli interessi dei cittadini italiani”, concludono le fonti della presidenza del Consiglio.

La riforma del MES e l’audizione chiesta da Gualtieri al leghista Bagnai il 7 novembre scorso

riforma del mes

È però un fatto che Claudio Borghi, onorevole e presidente della commissione Bilancio alla Camera abbia smentito di aver parlato “con Conte” dell’argomento, così come Massimo Garavaglia che era viceministro all’Economia e viene citato nel comunicato di Palazzo Chigi:

massimo garavaglia riforma mes

Alla fine infatti era via XX Settembre a chiudere il discorso citando il presidente di Commissione giusto: “Il ministro Gualtieri ha inviato lo scorso 7 novembre al Presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai la richiesta di essere audito in merito alla riforma del Mes, della quale è stata programmata la firma in dicembre sulla base dell’intesa raggiunta dal Consiglio europeo nello scorso mese di giugno. L’audizione è stata calendarizzata per il prossimo 27 novembre”. Lo hanno precisato fonti del Mef.

I grillini con i leghisti a gridare “Al fuoco”

Il problema però è che nel frattempo anche i deputati M5S della commissione Finanze si erano allineati alla Lega. “Il Parlamento aveva dato un preciso mandato al presidente del Consiglio Conte. La discussione sul Mes deve essere trasparente, il Parlamento non può essere tenuto all’oscuro dei progressi nella trattativa e non è accettabile alcuna riforma peggiorativa del Mes, ad esempio prevedendo che l’aiuto sia condizionato al ricatto di riforme strutturali che di fatto porterebbero ad un commissariamento degli Stati in difficoltà. Oggi è chiaro, invece, che la riforma del Mes sta andando proprio nella direzione che il Parlamento voleva scongiurare. Chiediamo al capo politico di far convocare un vertice di maggioranza, perché sul Mes noi non siamo d’accordo”, hanno detto in un comunicato. Dimenticando, evidentemente che non c’è nulla di approvato (e quindi è chiaro che il Parlamento debba ancora decidere) e che se ci sono state riunioni di maggioranza, come ha detto Conte, sul tema, è chiaro che in maggioranza c’è anche il MoVimento 5 Stelle.

meccanismo europeo di stabilità

Invece l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini osservava qualcosa di interessante: “Siamo stati i primi ad aver denunciato gli effetti perversi del Mes quando, nel 2012, il governo Berlusconi IV, con in maggioranza Lega e Meloni, lo trasformava in legge dello Stato italiano. Non accettiamo quindi ramanzine da chi è all’origine dei mali del nostro Paese e ha creato le condizioni per l’umiliazione del popolo greco. I prestiti condizionati, legati al Fondo Salva Stati, hanno portato infatti a un impatto sociale devastante. Stiamo lavorando affinché la nuova Commissione europea cambi radicalmente approccio e avvii una analisi dei profondi squilibri all’interno dell’Eurozona, perché non servono questi strumenti per risolvere i problemi legati alla crescita e alla disoccupazione”, ha detto.

alberto bagnai manovra correttiva otto e mezzo giulio cesare 1

Questa storia dell’opposizione della Lega alla riforma del MES comincia con Tria. E sembra davvero incredibile che oggi Salvini voglia far credere che il ministro scelto dal suo partito abbia potuto fare qualcosa ad insaputa della Lega. Ed infatti Claudio Borghi già a luglio aveva presentato un’interrogazione al ministro nella quale chiedeva se si fosse opposto ad una modifica al MES proposta ai vertici europei. Già allora il responsabile di via XX Settembre rispose che «all’euro gruppo del 13 giugno era stato raggiunto un ampio consenso sulle modifiche al trattato», precisando che l’obiettivo era di arrivare ad un accordo entro la fine del 2019. Quindi quell’accordo non poteva esserci a luglio. Inoltre per ratificare l’accordo sarebbe stata in ogni caso necessaria l’autorizzazione del Parlamento, che non si è ancora espresso nel merito perché l’accordo non c’è. E il Parlamento ha il diritto di respingere l’accordo.

Quando Tria era il ministro voluto dalla Lega

Siccome non è la prima volta che la Lega racconta balle sul Fondo Salva Stati (che è attivo dal 2012) è bene precisare che al momento quindi non è ancora stato ultimato il processo di ratifica. Salvini e Borghi sostengono che fino ad ora il MES ci è costato oltre 50 miliardi di euro, ma non è così. Ed è vero che la Lega votò contro il MES ma al tempo stesso nel 2011 votò a favore del pareggio di bilancio in Costituzione. Salvini sostiene che “qualcuno” abbia firmato all’oscuro del Popolo, ma dimentica di ricordare che quel qualcuno era al governo con la Lega, come è possibile che la decisione sia stata presa senza che il Carroccio se ne potesse accorgere? Il governo Conte 1 del resto non è saltato immediatamente dopo l’interrogazione di Borghi né a causa della revisione del MES.

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Il Governo Conte è stato fatto cadere perché il M5S “diceva sempre di no”, questa è la spiegazione che ha dato Salvini ad agosto anche durante il suo intervento al Senato. Gli attriti con Tria ci sono sempre stati, almeno pubblicamente. Perché quando cadde il governo Tria fece sapere che «con Salvini ho faticato ma è passata la mia linea»? Non sembra proprio l’immagine del traditore che fa le cose senza che Salvini se ne accorga. Ma ora che la Lega è all’opposizione evidentemente preferisce raccontare di essere stata all’opposizione anche quando era al governo.

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