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Chi ha firmato il MES: in un minuto la verità che Salvini non riesce a dire

Ieri il Capitano ha pubblicato un video in cui spiega in un minuto la verità sul MES “verificabile con una ricerca su Internet”. Abbiamo fatto la ricerca su internet e abbiamo scoperto che Salvini ha dimenticato di dire un sacco di cose sul MES, sul pareggio di bilancio e su altro

Ieri Matteo Salvini, in risposta all’attacco di Conte, ha pubblicato un video in cui spiega in un minuto la verità sul MES “verificabile con una ricerca su Internet”. In primo luogo, e prima di cercare la verità su Internet, va segnalato che ieri lui e Giorgia Meloni hanno detto che il governo aveva firmato il MES a più riprese sulle loro risorse social. Il punto non è quindi chi ha firmato cosa nel 2011-2012 ma, semmai, chi non ha firmato niente nel 2020 e le loro balle ripetute.

Chi ha firmato il MES: in un minuto la verità che Salvini non riesce a dire

E adesso andiamo nel merito con una breve ricerca su Internet, come dice lui. Senza fare tanta strada, su Twitter c’è chi linka sotto il tweet di Salvini questo contenuto:

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Si tratta di uno dei documenti che dimostrano che la Lega, fino a quando è stata al governo con Silvio Berlusconi nel 2011, ha lavorato con i suoi uomini nell’esecutivo e con i suoi parlamentari per l’istituzione del MES. Fu il Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi IV ad approvare il 3 agosto 2011 “il disegno di legge per la ratifica della decisione del Consiglio Europeo 2011/199/Ue, che modifica l’articolo 136 del Trattato sul funzionamento della Ue relativamente a un meccanismo di stabilita’ (Esm – European Stability Mechanism), nei Paesi in cui la moneta è l’euro. Obiettivo della Decisione è far sì che tutti gli Stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilita’ finanziaria dell’intera area dell’Euro”. Il Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2011 fece seguito al Consiglio Europeo del 25 marzo 2011, in cui l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rappresento’ l’Italia al tavolo in cui si definirono i contenuti del Mes. La Cancelliera tedesca era ovviamente Angela Merkel. Il Governo Berlusconi IV ebbe Bossi ministro per le Riforme, Meloni ministra per la Gioventù, Calderoli ministro per la Semplificazione, Nitto Palma ministro per la Giustizia dal 27 luglio 2011, La Russa ministro della Difesa, Tremonti ministro per l’Economia e Gelmini ministro per l’Università.

Quando Mario Monti ricordò il ruolo del braccio destro di Salvini nel voto sul pareggio di bilancio

Salvini si difende sostenendo che dopo la frantumazione del governo Berlusconi la Lega ha votato no al MES. Certo: quando va all’opposizione la Lega di solito vota no a qualsiasi cosa che voli, secondo la raffinata strategia parlamentare del ‘ndo cojo cojo che utilizza più o meno da quando è in Parlamento. Nel fare questo molto spesso si contraddice perché finisce per votare no a proposte che erano state fatte dai governi a cui partecipava. Ma siccome la Lega fa opposizione parlamentare così da sempre – perché in questo modo non si responsabilizza davanti all’elettorato in nessun modo e in nessun caso, ecco che si capisce la raffinata strategia.

Ma c’è un altro fatto da ricordare. L’11 settembre 2019 Mario Monti al Senato ricordò che il suo governo era nato grazie alla fiducia data anche dall’allora Popolo della Libertà – ed in particolare l’onorevole Giorgia Meloni votò a favore – l’ex Presidente del Consiglio ricorda che le opposizioni al Conte bis all’epoca «seppero offrire contributi rilevanti alla grande coalizione che si fece carico di evitare il dissesto dell’Italia sia che ne facessero parte (ricordo la grande responsabilità assunta positivamente dal Popolo della Libertà, dal presidente Berlusconi e per un intero anno da esponenti che poi fondarono Fratelli d’Italia)». Come dimenticare che proprio la futura leader di Fratelli d’Italia votò a favore della Legge Fornero, contenuta nella Manovra Salva Italia, tanto per dirne una. Ma Mario Monti parlò anche di altro: l’iter della riforma costituzionale sul pareggio di bilancio: «ricordo il grande contributo che l’onorevole Giorgetti più di ogni altro, come Presidente della Commissione bilancio della Camera, diede alla riforma costituzionale sul pareggio di bilancio».

Non è ovviamente la prima volta che Monti attacca l’ex sottosegretario Giorgetti ricordandogli le tante incoerenze della Lega. Lo fece nel maggio scorso ad Agorà quando sottolineò che la Lega nel 2008 aveva ratificato il Trattato di Lisbona «che include anche le regole sull’unione economica monetaria» e che ha patrocinato quella modifica costituzionale fatta durante il governo Monti. Ed in effetti è proprio così, Giancarlo Giorgetti, che era il relatore in commissione Bilancio alla Camera, durante l’iter parlamentare rilasciò in sede di Commissioni dichiarazioni come «il pareggio di bilancio è funzionale, in una prospettiva di medio periodo valida per tutti i Paesi dell’euro, ad assicurare il rispetto dei parametri europei in termini di deficit e di debito pubblico» parlando addirittura della necessità di «dare un segnale politico forte ai mercati, chiarendo che l’Italia e l’Europa hanno imboccato in modo duraturo la strada del rigore».

Era una Lega strana quella, una che votava contro la ratifica del Fiscal Compact ma a favore della legge che introduceva il pareggio di bilancio in Costituzione e che deriva proprio da quel trattato. E quando si trattò di votare in Aula il provvedimento Giorgetti e la Lega Nord votarono a favore del pareggio di Bilancio. In prima lettura anche Giorgia Meloni votò a favore mentre al voto finale del 6 marzo 2012 era assente. Alla votazione finale alla Camera i leghisti tornarono ad esprimere voto favorevole, e con loro votarono sì anche quegli esponenti del PdL – Crosetto, La Russa, Foti, Beccalossi, che avrebbero poi contribuito a fondare Fratelli d’Italia.

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