Economia

Carige, l’ombra del salvataggio di Stato

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Tra oggi e domani andrà in scena un summit tra la Bce e il management di Carige per fare il punto della situazione dopo l’assemblea di sabato scorso, che ha bocciato la ricapitalizzazione da 400 milioni della banca, a causa dell’astensione della Malacalza Investimenti.

Carige, l’ombra del salvataggio di Stato

L’incontro con la BCE serve prima di tutto a calmare le acque in vista del ritorno alla contrattazione in Borsa per il titolo. E in secondo luogo dovrebbe costituire nei confronti della famiglia Malacalza una moral suasion per non mettersi di traverso nella ricapitalizzazione. Con la sottoscrizione del bond subordinato emesso da Banca Carige da parte dello Schema Volontario del Fitd (fondo interbancario) per un ammontare di 320 milioni di euro, infatti, il parametro di capitalizzazione (Over Capital Requirement) è in linea con il target di 13,1 fissato dalla Bce. Mentre la governance del gruppo appare indebolita (tanto più dopo le dimissioni della consigliera indipendente Lucrezia Reichlin e del consigliere azionista Raffaele Mincione). Ma qualcuno nei giorni scorsi ipotizzava che la Bce potrebbe dichiarare che Malacalza Investimenti ha il coordinamento e controllo della banca, circostanza che potrebbe far imporre alla Vigilanza alcuni rimedi di governance.

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Carige, l’andamento in Borsa (Corriere della Sera, 27 dicembre 2018)

Ma c’è un ulteriore problema, segnalato oggi da Nino Sunseri su Libero: il nuovo piano di conservazione del capitale ha avuto il via libera da Francoforte perché si basava sul bond ma anche sull’aumento, che doveva servire a rimborsarlo. Ora la soluzione cui guardano tutti è l’accelerazione verso la fusione con un’altra banca di maggiori dimensioni.  Si parla di Ubi o di Banco-Bpm. Difficile, però, che qualcuno si muova senza prima aver capito con esattezza le dimensioni del buco di Carige. Gli istituti italiani sono appena usciti dai guai. Impensabile che vogliano rischiare in un’avventura che dopo aumenti di capitale e dismissioni per circa 8 miliardi appare ancora lontana dalla salvezza. Tornano anche i rumors di una possibile Opa, dei Malacalza o di un fondo  internazionale tra quelli che già in passato si erano affacciati alla finestra. C’è un ultima possibilità per evitare il fallimento della banca: convincere il resto del sistema a trasformare in capitale i bond da 320 milioni. Altrimenti c’è il salvataggio di Stato. L’ultima possibilità.

Il Piano B di Carige

C’è però anche un piano B. Spiega Repubblica Genova che oggi la holding della famiglia genovese ha il 27,7% di capitale e per far scattare l’opa bisogna solo arrivare al 30. Non è nemmeno da escludere che, in questa fase così turbolenta, siano altri a tentare l’affondo. Oggi il titolo Carige vale 0,16 centesimi e la capitalizzazione di Borsa supera di poco gli 80 milioni di euro. Un fondo che fosse interessato all’acquisto potrebbe in questa fase anche farsi avanti. Si potrebbe anche chiedere agli amministratori di accelerare ulteriormente sulla trattativa per l’acquisizione. Carige ha affidato un mandato esplorativo a Ubs, la stessa banca da cui proviene l’ad Fabio Innocenzi, e anche su questo versante potrebbero concretizzarsi presto nuovi scenari. C’è chi nei giorni scorsi è arrivato a ipotizzare anche scenari più cupi per Carige, in sostanza il commissariamento o la risoluzione. Ma questa è davvero un’ipotesi molto lontana, anche perché la banca è attiva sul suo mercato di riferimento e nei primi nove mesi del 2018 ha fatto registrare una buona raccolta.

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Il CdA di Carige (Il Sole 24 Ore, 13 novembre 2018)

Il Foglio invece guarda alle prospettive per Carige secondo Mario Comana docente di Tecnica Bancaria all’Università Luiss: possono essere quelle di una ricapitalizzazione precauzionale a carico dello stato, infliggendo anche perdite agli obbligazionisti, come è stato per Mps nel 2016, o di un bail-in pieno. Una soluzione “Mps bis”, con un intervento dello stato, per ipotesi con 3,5 miliardi di denaro pubblico, sarebbe politicamente controversa (oltre che da trattare, per un eventuale piano di rientro, con una Commissione europea avversa all’Italia sovranista). E poi: co- me può il governo gialloverde fare digerire al suo elettorato un “regalo a banchieri e speculatori” come ha sempre definito gli interventi per le banche? Infine, c’è l’ipotesi estrema di un bail-in che sarebbe un inedito perché – a differenza delle quattro banche dell’Italia centrale e di Mps – per la prima volta non avrebbe attenuanti e potrebbe colpire direttamente azionisti e obbligazionisti e cosi alleviare l’onere a un eventuale “cavaliere bianco” (in pochi si aspettano un altro intervento con la solita Intesa che aveva già rilevato Veneto Banca e Popolare di Vicenza, semmai quello di un fondo). Sarebbe interessante sapere come verrebbe comunicato il bail-in da un governo che ha sempre avversato quella soluzione, con appunti molto critici dell’attuale ministro per gli Affari euro- pei Paolo Savona.

EDIT: Non riesce a fare prezzo e prolunga l’asta di pre-apertura Carige in Piazza Affari. Il titolo segna un calo teorico del 12,5% senza esprimere nessun valore in euro. Lo scorso 22 dicembre l’assemblea degli azionisti non è riuscita a varare l’aumento di capitale da 400 milioni per l’astensione del socio Malacalza.

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