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Candidati esclusi, non candidati accettati, Rousseau in tilt: l'epic fail delle Parlamentarie 2018

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Immaginate di essere una forza politica che da cinque anni chiede di andare al voto in nome del Popolo italiano. Immaginate anche di essere un partito il cui valore fondante (e unico tratto distintivo) è la democrazia partecipata in Rete. Insomma: i vostri iscritti e attivisti possono decidere la politica del partito con un click. Perché la democrazia dal basso è il principio cardine del vostro partito. Ed è in Rete che scegliete la vostra classe dirigente, i vostri candidati.

Come al solito Rousseau è irraggiungibile e nessuno riesce a votare

Non serve avere molta immaginazione: quel partito esiste già, dal 2009: è il Movimento 5 Stelle. E dal 2009 non riesce a organizzare una votazione online senza inconvenienti. Anche oggi in occasione delle annunciatissime Parlamentare a 5 Stelle è successo un disastro. Ieri sul Blog metteva le mani avanti riguardo possibili ritardi dovuti – come al solito – allo straordinario afflusso di votanti. Insomma se fosse successo qualcosa al sito di Rousseau sarebbe stato a causa del grande successo dell’iniziativa.
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C’è però da dire che i gestori della piattaforma sanno esattamente quanti sono gli aventi diritto e che quindi non è impensabile prevedere (lo fanno tutti i siti di una certa importanza) di aumentare le risorse disponibili in occasione del voto per evitare che gli utenti-votanti si trovino davanti una bella pagina di errore.
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Evidentemente questo non è stato fatto e il sito ha iniziato a subire i primi rallentamenti “a causa della notevole affluenza”. Successe anche in occasione delle Gigginarie (e allora i votanti furono appena 40mila su 150mila iscritti). Se la Casaleggio fosse una società che organizza concerti forse annunciare un “sold out” farebbe sicuramente buona pubblicità. Ma le votazioni online sono la controparte virtuale di quelle “fisiche”. Parleremmo ancora di successo clamoroso se le operazioni ai seggi andassero a rilento e se qualcuno andando a votare trovasse il seggio chiuso o spostato? Sicuramente no.
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Qualche voce critica ipotizza, come già è stato fatto più volte in passato, che in realtà il sito sia non raggiungibile “di proposito” per poter truccare le votazioni. Non c’è alcuna prova a sostegno di questa tesi. Tanto più che Grillo ha dimostrato in passato di avere il potere e l’autorità di annullare d’imperio l’esito di una consultazione senza dover fornire alcuna spiegazione.

Il video di David Puente sui tentativi di accesso a Rousseau

La tragedia dei candidabili esclusi dalle Parlamentarie (e degli attivisti candidati a loro insaputa)

Al di là dei rallentamenti dovuti all’affluenza il glorioso sistema operativo a 5 Stelle ha problemi ben più seri. Non i bug del sito, mai risolti, ma alcune difficoltà che stanno sperimentando i candidati. Il più celebre dei quali è Andrea Mazzillo, già assessore al Bilancio del Comune di Roma che ha scoperto poco fa di “non essere in questo momento nella lista dei candidati alle parlamentarie 2018 del MoVimento 5 Stelle”. Che sia dovuto ad un disguido o semplicemente Mazzillo non è stato inserito nella lista dei candidabili?
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L’ex assessore non è l’unico ad scoperto di non essere in lista. Ad esempio altri utenti segnalano che a Napoli e Oristano ci sono “personaggi segnalati per mancanza di requisiti” per i quali si può votare. Insomma pare che molti di coloro che hanno iniziato la procedura per la candidatura ma poi non hanno inviato i documenti necessari siano stati messi tra i votabili. Altri, come Paolo Palleschi, si  sono trovati esclusi pur essendo in possesso di tutti i requisiti.
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Qui il fallimento non è dovuto all’enorme afflusso ma all’incapacità del sistema di scremare le richieste, alcune delle quali avvenute per errore. Ad esempio da parte di chi ha cliccato per sbaglio ma poi non ha inviato i documenti e quindi non sarebbe dovuto essere nemmeno preso in considerazione dallo Staff.
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Diversi attivisti hanno scoperto che il loro nome non risulta tra i candidabili. C’è chi chiede di sospendere le votazioni in attesa di sanare gli errori. Ma dobbiamo essere realistici: con quindicimila candidati tutti onesti e tutti ugali che problema c’è se qualcuno non riesce a candidarsi? Se non fosse che questo “disguido” costituisce un vulnus abbastanza grave sarebbe da preoccuparsi. Ma nel sistema della democrazia diretta da Grillo si tratta di ordinaria amministrazione.
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Anche sul Blog di Grillo ci sono persone che si lamentano del processo di selezione che avrebbe escluso (non si sa per quale motivo, è la trasparenza baby) un “numero esagerato di candidati che ha ottemperato alle formalità e certamente con fedine e carichi pendenti negativi”. Di converso sono stati accettati coloro non hanno completato la documentazione o addirittura non hanno avanzato la propria candidatura.
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Ed ecco quindi che il dramma kafkiano del candidabile “a sua insaputa” che invita gli utenti a non votarlo è la ciliegina sulla torta. Almeno uno, di onesto c’è, ed è quello che lancia un accorato appello: NON SONO CANDIDATO, NON VOTATEMI! Che sia questo il vero significato del principio dell’uno vale uno? Alla fine se sono tutti onesti non è meglio sorteggiare a caso che far votare senza alcuna cognizione di causa? Se vieni selezionato dal Sistema Operativo a 5 Stelle ti devi far votare. Che sia questa la singularity pronosticata da Gianroberto Casaleggio? Il sito, la macchina, che prende il sopravvento sull’umano.