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Caducazione: la mossa del governo per la revoca della concessione di Autostrade

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Il governo annuncia la revoca della concessione ad Autostrade, i Benetton si preparano alla battaglia legale per riscuotere la penale. Ieri sera il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, finalmente sfruttando la chiusura delle Borse e il week end in arrivo, ha annunciato che è partita la lettera che avvia l’iter per la revoca della concessione ad Autostrade, secondo lo schema immaginato nei giorni scorsi che prevede l’invio della lettera e 15 giorni di tempo per le controdeduzioni dei legali dell’azienda e di Abertis, suo azionista.

La lettera di revoca della concessione di Autostrade

La lettera però è solo l’inizio di un lungo iter che può essere interrotto in qualsiasi momento. È stata inviata dal ministero dei Trasporti — sulla busta via Bergamini 50, sede fiscale e legale di Autostrade, e non il Lussemburgo di cui parlava a sproposito Di Maio  — contiene un primo “congruo termine”, fissato in 15 giorni, entro cui la società del gruppo Benetton deve “fornire le proprie giustificazioni”, ovvero dimostrare che il “grave inadempimento”, a lei imputato dal governo per il crollo del ponte Morandi, non ha motivo di esistere. Nel testo della missiva si fa riferimento esplicito agli articoli 8, 9 e 9 bis della convenzione firmata undici anni fa dall’allora presidente dell’Anas Pietro Ciucci e l’ad di Autostrade Giovanni Castellucci. 

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Dopo la risposta di Autostrade il governo potrà passare alla diffida con un termine di novanta giorni per le repliche della società, dovrà quindi considerarla inadempiente e dare altri sessanta giorni di tempo al termine dei quali arriverà l’eventuale revoca, con decreto interministeriale del ministero dell’Economia e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Quasi sei mesi di tempo, quindi, durante i quali passerà tanta acqua sotto i ponti e l’esecutivo dovrà al suo interno decidere che strada prendere perché nel frattempo dovrà accordarsi con la Lega che dal 14 agosto continua a frenare sulla responsabilità dei Benetton.

La caducazione della concessione alle Autostrade

Sulla Stampa Francesco Grignetti spiega che la procedura utilizzata dal governo è diversa da quella per la classica revoca: «Il Governo, tramite la competente Direzione del ministero delle Infrastrutture, ha formalmente inoltrato a Autostrade per l’Italia la lettera di contestazione che avvia la procedura di caducazione della concessione», ha detto nel comunicato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte usando un’espressione chiave che significa che la procedura avviata non passa per la revoca, regolata dall’articolo 9 bis della convenzione, bensì per la decadenza, all’articolo 9. Sembrano sottigliezze giuridiche, ma ne discende se si pagheranno le penali oppure no.

E in soccorso alla maggioranza giallo-verde viene l’autorevole parere di Guido Alpa, illustre giurista, in passato vicino al centrosinistra, maestro di Conte: «È sbagliato – spiega dire che l’eventuale revoca della concessione implicherebbe comunque un esborso di miliardi da parte dello Stato per effetto di penali» perché, «in base alle norme tra cui l’art. 177 del codice degli appalti, se si stabilisce che inadempiente non è la stazione appaltante e concedente, vale a dire lo Stato, ma il concessionario che gestisce la tratta autostradale, l’inadempimento del gestore implica la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno».

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Ma qui le cose cominciano a farsi fumose. Perché Sabino Cassese, intervistato da Repubblica, ricorda che «il Codice degli appalti è una legge del 2016 che si applica solo ai contratti successivi a quella data» e che «l’articolo del codice civile è una norma generale sui cui prevalgono le prescrizioni specifiche contenute negli articoli 9 e 9 bis della convenzione del 2007». E di fatto è questa anche la tesi di Autostrade, che verrà assistita nella partita dallo studio Origoni, e che punta ad incassare il valore di subentro — “in ogni caso” spettante al concessionario, recita la convenzione — qualora le fosse davvero revocata la gestione dell’intera rete viaria.

Il valore di subentro

E cos’è il valore di subentro? Non si tratta dell’indennizzo che si ottiene nei casi di esproprio, ma quello che si trova nel contratto di concessione: quando il patto con lo Stato decade, subentra Anas a patto di pagare al concessionario “decaduto” un “importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione”, meno i costi sostenuti e una penale del 10% trattenuta dallo Stato, eventualmente ampliata per “il maggior danno” subito. Si tratta più o meno dei pedaggi che Autostrade avrebbe incassato da qui alla fine della concessione, il 2038. Circa 15-20 miliardi, secondo le prime stime.

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Fonte: Il Sole 24 Ore del 17/08/2017

Intanto anche i Benetton fanno le loro mosse. I Signori delle Autostrade non hanno giocato una grande partita dal punto di vista comunicativo, visto l’imbarazzato silenzio nel giorno del disastro, il comunicato al mercato di un paio di giorni dopo che si concentrava su azionisti e obbligazionisti di Atlantia e la storia delle ambulanze che dovevano pagare il pedaggio che li ha messi in clamorosa cattiva luce dopo le proteste delle autorità liguri. Però che l’azione diplomatica fosse in atto lo si capisce dall’atteggiamento della Lega, che comanda nel comune e nella regione dei grandi azionisti di Autostrade, i quali hanno un ottimo rapporto con tutti i politici, come da tradizione della famiglia di Ponzano Veneto. Lunedì alla riapertura della Borsa dovranno pagare dazio all’annuncio di revoca e si aprirà la più difficile partita politico-finanziaria della loro storia. All’epoca degli scontri con il ministro Di Pietro per la fusione all’epoca saltata con Abertis i Benetton non riuscirono a portare a casa alcun risultato nonostante avessero grandi consuetudini con alcuni dei protagonisti della vicenda. Adesso sarà ancora più dura.

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