Economia

Cosa succede se il governo revoca la concessione di Autostrade per l’Italia

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Ieri sera la presidenza del consiglio dei ministri ha pubblicato un comunicato sul sito ufficiale per dichiarare lo stato d’emergenza per Genova dopo il crollo del ponte Morandi sul viadotto Polcevera. Poi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte su Facebook ha pubblicato un post in cui aggiungeva che il governo lavora alla revoca della concessione della società Autostrade per l’Italia.

Cosa succede se il governo revoca la concessione di Autostrade per l’Italia

Il comunicato, che riguarda un’azienda quotata in Borsa, recita precisamente: «È chiaro che ci sono responsabilità e la giustizia dovrà fare il proprio corso per accertarle. Ma il nostro Governo non può rimanere ad aspettare. Per questo abbiamo deciso di avviare le procedure di revoca della concessione alla società Autostrade, sulla quale incombeva l’obbligo e l’onere di curare la manutenzione del viadotto. Dovere del Governo è di fare viaggiare i cittadini in sicurezza. Tragedie simili non devono ripetersi. Mai più». Intanto il ministro Toninelli ha annunciato di avere l’intenzione di togliere il segreto di Stato dai contratti di concessione: “Saranno desecretati integralmente e pubblicati sul sito del ministero delle Infrastrutture”.

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Cosa succede se il governo revoca la concessione di Autostrade per l’Italia? L’eventuale revoca della concessione ad Autostrade comporterebbe un risarcimento alla società che, secondo stime di fonti finanziarie è intorno ai 15-20 miliardi. La convenzione prevede che il concessionario ha diritto ad “un indennizzo/risarcimento a carico del Concedente in ogni caso di recesso, revoca, risoluzione”. L’indennizzo “sarà pari ad un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di recesso, revoca o risoluzione del rapporto, sino alla scadenza della concessione”, nel 2038.

«Autostrade per l’Italia paga le tasse in Lussemburgo»

“In relazione all’annuncio dell’avvio della procedura di revoca della concessione”, Autostrade per l’Italia si è detta poco dopo in una nota, “fiduciosa di poter dimostrare di aver sempre correttamente adempiuto ai propri obblighi di concessionario, nell’ambito del contraddittorio previsto dalle regole contrattuali che si svolgerà nei prossimi mesi”.”E’ una fiducia – si legge ancora – che si fonda sulle attività di monitoraggio e manutenzione svolte sulla base dei migliori standard internazionali. Peraltro non è possibile in questa fase formulare alcuna ipotesi attendibile sulle cause del crollo”. “Autostrade per l’Italia sta lavorando alacremente alla definizione del progetto di ricostruzione del viadotto, che completerebbe in cinque mesi dalla piena disponibilità delle aree. La società continuerà a collaborare con le istituzioni locali per ridurre il più possibile i disagi causati dal crollo”, conclude la nota.

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Foto da: Twitter

Già che c’era, Luigi Di Maio ieri ha anche detto che Autostrade è “controllata da una finanziaria in Lussemburgo. Nello sblocca Italia fu messo nella notte un emendamento della proroga a cinquanta anni. Giocano in borsa in tutto il mondo. Se non sono in grado di gestire le Autostrade, le gestirà lo Stato”. La sede legale di Atlantia, la società che controlla Autostrade per l’Italia, si trova in via Antonio Nibby 20 a Roma. Autostrade per l’Italia è una società per azioni che ha sede a Roma, in via Bergamini 50. Atlantia è quotata in Borsa: il 45,46 per cento del capitale è flottante fra diversi piccoli azionisti, in maggioranza provenienti da Stati Uniti d’America e Regno Unito (poi l’Italia).

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Fra gli altri azionisti ci sono il fondo sovrano di Singapore GIC, gli americani di Blackrock, i britannici di HSBC e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, tutti sotto il 10 per cento. Con il 30,25 per cento l’azionista di maggioranza di Atlantia è Sintonia SA che fa capo alla famiglia Benetton. Sintonia SA è una finanziaria lussemburghese controllata dalla holding Edizione della famiglia Benetton. Prima della ristrutturazione del gruppo, la società capofila era la Ragione di Gilberto Benetton & C sapa (sede a Treviso); dal 1 gennaio 2009 Edizione Holding spa e Sintonia SA sono state incorporate in Ragione sapa che si è trasformata in Edizione srl. Autostrade per l’Italia e la sua controllante Atlantia pagano quindi le tasse in Italia, dove hanno sede legale. 

In copertina: vignetta da Facebook

EDIT ORE 8,30: La società Atlantia, controllante di Autostrade per l’Italia e quotata in Borsa, ha rilasciato un comunicato in risposta alle accuse del governo. Nel comunicato, che è possibile anche leggere sul sito di Atlantia, l’azienda va all’attacco prima dell’apertura ufficiale della Borsa, dove oggi il titolo sarà messo a dura prova perché le minacce dei ministri hanno una ripercussione immediata sul valore della società:

Atlantia S.p.A., in relazione a quanto annunciato in merito all’avvio di una procedura finalizzata alla revoca della concessione nella titolarità della controllata Autostrade per l’Italia, deve osservare che tale annuncio è stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto.

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Pur considerando che anche nell’ipotesi di revoca o decadenza della concessione – secondo le norme e procedure nella stessa disciplinate – spetta comunque alla concessionaria il riconoscimento del valore residuo della concessione, dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili, le modalità di tale annuncio possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti della Società.

Atlantia pertanto continuerà a supportare la controllata Autostrade per l’Italia nelle interlocuzioni con le Istituzioni in questa delicata fase avendo riguardo anche alla tutela dei propri azionisti ed obbligazionisti con una corretta e tempestiva informazione al mercato.

Atlantia punta proprio sulla difesa dei diritti di proprietà degli azionisti per lanciare un segnale al governo, a cui ricorda che l’annuncio è stato fatto senza gli accertamenti e in assenza di qualsiasi contestazione. Un modo per spiegare al governo e ai mercati che si preannuncia un braccio di ferro sanguinario con risvolti giuridici inaspettati.

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