Economia

Il blocco delle assunzioni all’università del governo che ama la ricerca

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La Dignità, a prescindere da quello che racconta Di Maio, non si acquisisce per Decreto. Per questo, dopo l’elemosina dei fondi incrementati alle università italiane, che mantiene le spese per gli atenei allo 0,4% del PIL, ecco il regalo di Natale del governo Lega-M5S ai ricercatori e ai professori: il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, che non interrompe le procedure concorsuali in corso o future, ma posticipa ogni assunzione a valere su risorse ordinarie del 2019 al 16 novembre 2019.

Il blocco delle assunzioni all’università del governo che vuole bene alla ricerca

Il blocco fino al 16 novembre 2019, ed è bene che tutti lo sappiano, è una decisione che viene presa oggi, ovvero un anno prima, al netto dei 30 miliardi che il governo dovrà scovare da qualche parte entro la fine dell’anno per evitare gli aumenti dell’IVA: questo significa che molte spese oggi rinviate rischiano un ulteriore rinvio alla fine dell’anno. Il governo auspica che una nuova commissione dopo il voto alle elezioni europee possa essere più accomodante nei confronti degli sforamenti di bilancio, ma se questo non avverrà dovrà continuare a tagliare. E il fatto che alcune riforme come il reddito di cittadinanza e quota 100 abbiano costi crescenti non promette nulla di buono dal lato del fabbisogno.

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Il blocco delle assunzioni negli uffici pubblici (Fonte)

Il mondo dell’università, che a fatica stava uscendo dai tagli Gelmini e dagli interventi in austerity del governo Monti, è insorto. Contro i 5 Stelle, rei di non aver difeso gli atenei. Rettori e ricercatori — alcuni, in scadenza, nel 2019 non potranno essere assunti — si sono sollevati: «I precari possono sperare nella pensione quota 100 o nel reddito di cittadinanza», ha scritto Michele Bugliesi, guida dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sono rimasti fuori dal blocco assunzioni le forze dell’ordine, strenuamente difese da Salvini, la scuola e la ricerca.

Il blocco dei concorsi all’università fino al 15 novembre 2019

I membri di Arted, associazione dei ricercatori a tempo determinato, sono furiosi per “il pacco sotto l’albero di Natale per i docenti ed i ricercatori precari dell’Università”.  Il ministero dell’Istruzione si vede anche bloccare 100 milioni, con un stop a 70 milioni da riversare sulle università e ad altri 30 milioni per la ricerca. A oltre 40 milioni ammonta poi il “parcheggio forzato” delle risorse a disposizione del ministero degli Affari esteri, quasi tutte inglobate nel fondo per la cooperazione allo sviluppo.

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Tra i ricercatori invece c’è chi si chiede che fine faranno gli RTD-b, ovvero i ricercatori senior abilitati che finiscono il loro triennio nel 2019. “Nella legge di bilancio ci sono fondi per mille posti da RTDb, figura di ricercatore che -se abilitata- può essere stabilizzata come professore associato al termine del proprio triennio, ma tale numero è piccolo se consideriamo che nel 2019 sono previsti circa 1.700″, scrive proprio Arted. Ma cosa ne sarà degli oltre 1200 RTDb assunti nel 2016, che in caso di conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale, dovrebbero essere inquadrati come professori associati al termine del proprio triennio, che si chiuderà proprio nel 2019? Chissà se adesso i ricercatori ascolteranno Fioramonti e non voteranno M5S alle elezioni europee. Proprio Fioramonti precisa nel pomeriggio quali categorie sono fuori dal comma:

Il comma fa riferimento esclusivamente al blocco di quelle assunzioni a tempo indeterminato derivanti dalle facoltà assunzionali ORDINARIE, E RIFERITE AL 2019, che sono cioè quelle basate sui punti organico 2019.
Di conseguenza per le Università devono considerarsi esclusi da ogni rinvio assunzionale i seguenti casi:
– prese di servizio di associati ex art.24 c.5 della 240/2010;
– assunzioni derivanti da facoltà assunzionali di anni diversi, come i bandi a valere sui punti organico 2018 o precedenti;
– bandi derivanti da risorse per piani di reclutamento straordinario o risorse premiali.

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