Economia

«I Benetton vendono Autostrade»

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I Benetton mettono in vendita Autostrade. Lo scrive oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Marco Franchi che racconta come la famiglia di Ponzano Veneto si sia rassegnata a ridurre la presa della famiglia veneta sulla concessionaria, risolvendo così anche un grosso problema all’esecutivo, che non sa come uscire dall’incastro.

«I Benetton vendono Autostrade»

Da molto tempo la vicenda della revoca delle concessioni di Autostrade è sul tavolo del governo, dal quale praticamente non si è mai spostata dal giorno della tragedia del Ponte Morandi. Ma non ha fatto nemmeno passi avanti, visto che dopo un annuncio dietro l’altro il governo non ha mai mosso passi decisivi sulla strada della revoca, preferendo traccheggiare e rimandare fino a far diventare la storia l’ennesima bugia elettorale del MoVimento 5 Stelle. Adesso la svolta decisiva però potrebbe darla l’azionista, secondo quanto racconta il quotidiano di Travaglio:

ORA, FONTI ben informate e vicine al dossier confermano che la famiglia trevigiana si sarebbe decisa a spingere la holding Atlantia a mettere sul mercato una quota rilevante di Autostrade per l’Italia (Aspi). E questo perché quello che è tuttora l’azionista di maggioranza del governo, il Movimento 5 Stelle, non ne vuole sapere di lasciare la concessione un’azienda che custodiva un ponte che si è sbriciolato, con le sue 43 vittime.

Dopo mesi di trattative e bracci di ferro che non hanno portato risultati, Atlantia sarebbe intenzionata a vendere parte del suo business più redditizio. La holding controlla l’88% della concessionaria e potrebbe mettere sul mercato una cifra non superiore al 50%.

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Autostrade, le concessioni di Atlantia (Il Messaggero, 22 dicembre 2019)

Il problema ora però si sposta solamente, perché adesso sarà decisivo sapere chi compra. Il Fatto spiega che una delle ipotesi in circolazione fino a qualche tempo fa era trovare un accordo transattivo per acquistare il 40% del capitale di ASPI per un controvalore di 5,5 miliardi.

L’ultima ipotesi risale a poche settimane fa ed era stata fatta ventilare proprio da Autostrade al ministero delle Infrastrutture, guidato da Paola De Micheli (Pd). Una proposta di accordo transattivo per chiudere la ferita aperta dal Morandi facendo acquistare dallo Stato – per il tramite della Cdp – il 49% del capitale di Aspi. Un acquisto che, se prendessimo la valutazione complessiva con cui, nel 2017, il fondo statale cinese Silk Road ha rilevato il 5% del capitale di Autostrade, costerebbe allo Stato circa 5,5 miliardi, una cifra enorme, che però potrebbe essere più bassa nel caso concreto che la concessione venga in qualche modo rivista aumentando la manutenzione e gli investimenti non remunerati in tariffa. Anche così, però, resterebbe una cifra a nove zeri. L’ipotesi sarebbe stata scartata, anche perché politicamente insostenibile per il premier Conte(contrario a un impegno così gravoso per la società pubblica) e soprattutto indigeribile per i 5 Stelle.

Adesso l’ipotesi  è che venga usato il fondo infrastrutturale F2i guidato da Renato Ravanelli che vede fra i suoi quotisti più importanti proprio la Cdp. Che però non ha fondi a sufficienza per muoversi, ma potrebbe mettersi come capofila di una cordata con altri soggetti come fondazioni e casse di previdenza oppure conferire parte dei suoi asset ad Autostrade.

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