Fact checking

Le arance volanti di Di Maio hanno un buco nella gomma

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Oggi Filippo Santelli, inviato a Pechino di Repubblica, ci racconta un succoso aneddoto che dà la misura di quanto sia inconsistente l’azione di governo se paragonata ai fasti della propaganda pentastellata. Il tema è quello delle arance volanti che “grazie a Di Maio” i bravi e laboriosi agricoltori siciliani possono finalmente spedire in Cina. Mentre ieri a Di Martedì il bisministro Luigi di Maio spiegava che «se l’Italia è quella del made in Italy allora deve essere la più forte al mondo per le esportazioni» e di aver firmato la Via della Seta «perché voglio portare sempre più il Made in Italy nel mondo, che è la cosa più bella che abbiamo e che ci può permettere di affrontare il tema della crescita economica» viene fuori che portare arance in Cina potrebbe non essere così conveniente.

Spedire le arance via aereo costa troppo e non è conveniente

Perché le arance in Cina le possiamo esportare dal 2016, quando al governo non c’erano ancora Di Maio e Salvini. Lo si faceva via nave, il mezzo più conveniente per spedire merci e prodotti a grandi distanze. Certo, il viaggio è lungo e le arance non arrivano “appena raccolte”. Ma arrivano, e la qualità non ne risente molto. In fondo con lo stesso sistema l’Italia importa frutta da tutto il resto del mondo. E in Cina di arance se ne producono già parecchie, quindi il mercato già di per sé è di nicchia.

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Fonte: Repubblica del 03/04/2019

Ma Repubblica ci racconta anche altro. Ad esempio che la via aerea, quella sui cui molto si è ironizzato quando Macron ha piazzato una commessa da 30 miliardi di euro per 300 Airbus, probabilmente non verrà utilizzata per le esportazioni di arance Made in Italy. Il motivo? I costi. «Costa quanto il valore della merce» spiega a Santelli Salvo Laudani, direttore marketing di Oranfrizer, un’azienda catanese che si occupa proprio di esportare agrumi in Cina. In pratica il costo di un kilo di arance spedite con la direttissima aperta da Di Maio costerebbe il doppio. Il che per forza di cose rende gli agrumi siciliani meno competitivi sul mercato cinese.

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Anche perché spiega Laudani, già adesso le nostre arance vengono vendute a prezzi da capogiro: una vaschetta con quattro arance della qualità Tarocco costa al consumatore cinese il corrispettivo di 4 euro. Giusto per rendere l’idea in Italia il prezzo all’origine è di 29 centesimi di euro al kg e nei supermercati si trovano intorno ai 1,95 euro al kg. La differenza naturalmente non è data solo dai costi di trasporto ma anche dai dazi doganali, che non sono certo stati aboliti. Quanto aumenterebbe il costo se si dovesse utilizzare la spedizione aerea e non quella marittima? Laudani stima circa 2,5 euro in più per ogni kg di arance. Insomma non converrebbe a nessuno, acquirenti cinesi e venditori italiani. E alla fine tutta la fregnaccia, sostenuta anche dal ministro Gian Marco Centinaio – della rivoluzione culturale dell’agrume che arriva volando a Pechino non significa nulla. Perché ai cinesi difficilmente interesserebbe acquistare quattro arance e pagarle otto euro. E gli esportatori di agrumi siciliani avrebbero a quel punto ben poco da vendere. Un ricarico così alto non sarebbe giustificato visto che in Cina di arance se ne trovano lo stesso a buon mercato. Ma Di Maio ha questa strana idea del Made in Italy per cui vendere arance risolleverà l’economia italiana, una spremuta alla volta.

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