Politica

Andrea Mura: l’onorevole velista M5S e la solita buffonata delle dimissioni

Il caso Andrea Mura scoppia tutto insieme nel pomeriggio, dopo che in mattinata il velista e onorevole del MoVimento 5 Stelle aveva portato l’ilarità in un noioso lunedì di politica interna rilasciando un’intervista in cui ammetteva sì di essere raramente presente alla Camera dei Deputati, dove ha una percentuale di assenze pari al 96%, ma decideva imprudentemente di mettere nei guai i grillini. Che a quel punto hanno reagito come loro solito: fingendo di cadere dal pero e chiedendo la ghigliottina per la testa del velista.

Andrea Mura: la buffonata dell’onorevole velista mette nei guai il M5S

Cosa è successo? È successo che nel pomeriggio Ugo Cappellacci ha pubblicato un video su Facebook per ricordare che nella sua intervista a La Nuova Sardegna Andrea Mura aveva dichiarato di avere un accordo con i vertici del MoVimento 5 Stelle “per prendere lo stipendio e stare in barca a veleggiare”. Il tutto accadeva mentre continuavano a circolare le foto con le dichiarazioni di Mura al quotidiano sardo: “L’attività politica non si svolge solo in Parlamento. Si può svolgere anche su una barca. Io l’ho detto fin dall’inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani”. E ancora: alla Camera “vengo una volta alla settimana, per la commissione Trasporti. Capisco l’incredulità, ma io l’ho detto fin dall’inizio al Movimento che non volevo fare il parlamentare ma il testimonial per salvare gli oceani dalla plastica”.

Un paio d’ore dopo l’uscita di Cappellacci il MoVimento 5 Stelle ha finalmente compreso che la questione stava deflagrando e a quel punto è partita la buffonata: «Se ritiene di voler continuare a dedicarsi prevalentemente ad altre attività, trascurando il mandato che gli hanno assegnato i cittadini —
recitava una nota dei capigruppo M5S alla Camera e al Senato Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli — ha una sola via da seguire, quella di presentare le dimissioni».

«Andrea Mura deve dimettersi». Come Dessì?

Trattasi, appunto, di mera buffonata. Durante la campagna elettorale il MoVimento 5 Stelle, investito dallo scandalo di Rimborsopoli, andò in giro con i suoi maggiori esponenti tra cui proprio il nuovo capo Luigi Di Maio a sostenere che i deputati e i senatori finiti nella rete delle Iene per non aver restituito tutte le quote promesse si sarebbero dimessi, sarebbero stati cacciati dal Parlamento e comunque avevano già promesso che se ne sarebbero andati di loro volontà. Come è finita la storia? Come al solito: i deputati e i senatori implicati sono tutti in Parlamento, nessuno ha presentato dimissioni, nessuno ha firmato impegni o quando lo ha fatto, ha poi spiegato di non aver capito cosa avesse firmato. Alcuni sono fuori dal gruppo M5S ma appoggiano il governo, altri sono tranquillamente nel gruppo, qualcuno ha avuto anche incarichi e responsabilità all’interno dell’esecutivo.

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La stessa cosa succederà con Andrea Mura. Nessuno può obbligarlo a dimettersi da deputato e le sue dimissioni andrebbero comunque votate dalla camera di appartenenza e non è detto che vengano accettate. Il MoVimento 5 Stelle ha un solo potere nella questione: può espellerlo dal gruppo, magari richiamando l’articolo 21 del Codice grillino che sanziona gli assenteisti. E però, l’unico potere che ha, il M5S ha deciso di non esercitarlo visto che il capogruppo di Mura ha preferito invitarlo a dimettersi piuttosto che cacciarlo. Ora si capisce meglio perché si tratta di una buffonata?

La competenza del M5S nella scelta della classe dirigente

D’altro canto nell’intervista Mura ha detto esattamente che era d’accordo con il M5S riguardo il suo impegno:«A novembre sono impegnato nella Rotta del Rhum», la regata transatlantica che parte dalla Francia e arriva nei Caraibi. «Si vedrà. Adesso faccio questa regata: potrebbe anche essere l’ultima». «Sono fermamente convinto che il ruolo di parlamentare, oltre quello di fare le leggi, sia di essere testimoni e ambasciatori di valori… e io lotto per la tutela dell’ambiente e degli oceani…». E lo stipendio? «I 20 mila euro? Avrei guadagnato molto di più se avessi continuato a fare sempre e solo il velista». Infine, la mazzata: «Il Movimento sapeva benissimo quale sarebbe stato il mio ruolo e mi appoggia totalmente».

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Foto da: Twitter

Parole a cui non si fa fatica a credere. Perché tutta la campagna elettorale, la boutade dell’impeachment per Mattarella e i primi provvedimenti del governo sono lì a dimostrare che è vero che nel M5S c’è qualcuno che promette cose che sa di non poter mantenere, va all’attacco di gente innocente per trovare un capro espiatorio dei propri fallimenti e alla fine gli tocca ammettere di essere in torto, ma tanto lo fa quando nessuno (dei suoi) lo vede. Eh, sì, c’è gente che andrebbe cacciata dal M5S. Peccato che sia il Capo.

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