La macchina del funky

«La rinuncia al seggio? Era un patto scritto sulla carta igienica»

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Andrea Cecconi, ex capogruppo del MoVimento 5 Stelle poi cacciato durante la campagna elettorale per il caso Rimborsopoli, è di sicuro una persona intelligente. Anche lui, come tutti tranne gli elettori del M5S che ci hanno invece creduto (e Michele Ainis), ha capito che la rinuncia al seggio fatta firmare e sbandierata da Luigi Di Maio in campagna elettorale era roba di nessun valore. E lo ha detto oggi in un’intervista rilasciata ad Annalisa Cuzzocrea per Repubblica:

«Mi sono iscritto al misto».

Non aveva firmato un documento di rinuncia alla candidatura?
«Sì, ma era carta da c… Avevo chiamato un’amica in corte d’appello e mi aveva detto che non valeva nulla».

Crede che Di Maio la denuncerà per danno all’immagine?
«Non ho ricevuto nulla dagli avvocati del Movimento».

Si dimetterà?
«I probiviri hanno 90 giorni per decidere se espellermi. Ne restano 60. Ma poi, anche se mi dimettessi,voi dite che non me lo faranno fare… che la Camera voterà contro».

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Se resta, voterà con i 5 stelle?
«Certo, sono sempre la stessa persona. Perché non dovrei votare per uno come Roberto Fico alla presidenza della Camera?».

Forse perché le faranno altre offerte.
«Quelle sono già arrivate. Da tutti.Non mi interessa».

Durante l’intervista fanno notare ad Andrea Cecconi che Giulia Sarti è stata reintegrata e lui risponde: «Non ho pensato di dare la colpa a mia moglie». Ma anche a Federico Capurso sulla Stampa Cecconi ha detto più o meno le stesse cose:

«Ho firmato con Luigi un impegno che prevedeva le mie dimissioni una volta eletto, ma poi ho anche chiamato una mia amica in Cassazione e lei mi ha detto che quel documento lo posso anche cestinare. Insomma, è carta da c…o. Io posso anche presentarle le mie dimissioni, ma devono essere votate dalla Camera e questo non accadrà mai, lo sappiamo tutti».

Tornano in mente oggi le parole profetiche di Luigi Di Maio che disse: «Tutti coloro che erano in posizioni eleggibili nei candidati delle liste plurinominali mi hanno già firmato un modulo per rinunciare alla proclamazione altrimenti gli facevo danno d’immagine». Una richiesta che non aveva alcun senso perché la proclamazione è un passaggio tecnico e automatico che avviene in conseguenza del fatto che un candidato ha ricevuto un numero sufficiente di voti per essere eletto.Ciononostante il M5S è andato avanti per tutto il proseguo della campagna elettorale a spiegare che “gli eletti avrebbero rinunciato” al seggio, che gli impresentabili non erano un problema perché candidati in collegi uninominali perdenti nei quali non sarebbero stati eletti. Il modulo “per gli impresentabili” però era una bufala, un trucchetto da campagna elettorale.

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Il modulo di rinuncia alla candidatura e all’eventuale elezione del M5S [Fonte]
Il Capo Politico del M5S si era fatto i suoi sconti e dichiarava che «non esisteranno gli ex 5 Stelle, per i conti che mi sono fatto io». Eppure gli ex 5 Stelle oggi sono entrati in Parlamento, nonostante i moduli di rinuncia, i calcoli e le previsioni di Di Maio. E curiosamente nessuno oggi parla più di espellerli, cacciarli o allontanarli. Il motivo non è solo il fatto che i conti di Di Maio erano sbagliati ma anche che – nell’attuale situazione politica – ogni voto conta. Al MoVimento servono quei sette voti, e anche di più, per poter andare al governo. C’è quindi la concreta possibilità che i valori, i codici e le regole del M5S vengano messe da parte in nome della cosiddetta “ragion di Stato” che altro non è che il desiderio di andare al potere. Certo, il M5S potrebbe smentire tutti denunciando gli eletti “per danno d’immagine”, saranno poi i tribunali a dimostrare una volta per tutte che era una farsa.

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