Economia

Il grande ritorno di Alitalia pubblica

alitalia

L’accordo tra Lega e MoVimento 5 Stelle c’è: Alitalia tornerà in mano pubblica. Una newco di cui faranno parte Poste Italiane e Ferrovie dello Stato acquisirà la compagnia di bandiera funestata da incredibili scelte manageriali che hanno portato per l’ennesima volta il vettore sull’orlo del collasso.

Il grande ritorno di Alitalia pubblica

E così, nonostante i numeri che dicono che non è il caso, l ’avvocato Francesco Fortuna, coordinatore dell’ufficio di segreteria tecnica del capo di gabinetto Vito Cozzoli, lavorerà alla costruzione di una cordata pubblica che sarà una precondizione per arrivare a un accordo con un eventuale socio industriale,  secondo uno schema ormai collaudato (nel senso che è fallito una decina di volta) e che anche stavolta con il tempo darà gli stessi risultati. Con l’enorme differenza che a mettere i soldi oggi saranno aziende di proprietà dello Stato le quali così pagheranno meno dividendi; per l’impresa sono state sondate anche ENI e Cassa Depositi e Prestiti ma il Cane a sei zampe ha detto no perché i suoi investitori esteri non comprenderebbero una scelta del genere, mentre CDP non può investire in aziende fallite ma può farsi garante di linee di credito.

rai bbc gubitosi

Lo schema di rilancio, scrive oggi il Corriere della Sera, avrebbe ricevuto un informale via libera a Bruxelles: la Commissione Europea non avrebbe obiezioni perché Poste e FS sono società per azioni. Enrico Laghi, il commissario che ha studiato anche il prestito-ponte per ILVA, dovrebbe avere in mano le leve del dossier in Europa per ottenere l’autorizzazione. Invece potrebbe essere Luigi Gubitosi a guidare la newco che avrà in pancia gli aerei di proprietà e i contratti di leasing, oltre al 25%del programma MilleMiglia, di cui socio rilevante è Etihad che potrebbe valutare una compensazione debiti/crediti cedendo la partecipazione del 75%.

Il grande spreco di denaro pubblico imminente

Come ha spiegato Andrea Giuricin su neXt qualche tempo fa, il tutto rischia di costituire un ulteriore spreco di denaro pubblico perché Alitalia non riesce a reggere la concorrenza. Se infatti facciamo un’analisi veloce del primo semestre del 2018, secondo i cui dati i Ministri Toninelli e Luigi Di Maio pensano che la compagnia sia risanata, forse dobbiamo davvero preoccuparci. Il margine EBIT (Earnings before Interest and Tax) di Alitalia è negativo per oltre 16 punti percentuali. Tra i grandi competitor c’è qualcun’altra compagnia ad avere un EBIT negativo? Assolutamente no. L’unica compagnia che non se la passa troppo bene, ma che comunque vede un EBIT superiore di quasi 20 punti percentuali superiori ad Alitalia è AirFrance – KLM, dove la forza dei sindacati e l’interessamento pubblico (lo Stato ha una quota di minoranza nel vettore) fanno volare molto basso la compagnia. I casi migliori sono indubbiamente Ryanair e il gruppo IAG (che comprende British Airways, Iberia, Vueling e Aer Lingus) con un margine EBIT superiore al 10 per cento. Da notare che proprio Aer Lingus (vettore irlandese), che vede la concorrenza in casa di Ryanair, è stata in grado di focalizzarsi sul mercato nord-americano, trovarsi la sua nicchia di mercato e di essere ormai il gioiellino del gruppo IAG.

ebit alitalia

La stessa Iberia vede forte concorrenza dei vettori low cost in casa, ma nonostante questo ha dei margini 25 punti superiori ad Alitalia. È colpa delle low cost se Alitalia va così male? La scusa delle low cost non regge perché altrimenti IAG dovrebbe essere il gruppo con i margini inferiori (maggiore è la concorrenza delle low cost) e AirFrance e Alitalia quelle con i margini superiori. Alitalia è una compagnia che non sta sul mercato per inefficienze proprie, anni e anni di pubblico intervento diretto e indiretto. E il piano del governo appesantirà i conti di Cassa Depositi e Prestiti, di FS e in definitiva, del contribuente italiano. “Paga Pantalone” e le nostre tasche sono sempre più vuote per salvare per l’ennesima volta Alitalia.

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