La macchina del funky

Adriano Meloni conferma tutto su Coia (ma anche no)

Adriano Meloni forse sta seguendo una raffinatissima strategia politica i cui effetti sono probabilmente sconosciuti in questo momento ai più. Oppure no. Di certo è piuttosto strano che in un’altra intervista rilasciata al Messaggero, stavolta firmata da Simone Canettieri, conferma le frasi che venerdì aveva smentito riguardo Coia e i Tredicine. Meloni parte dalle dichiarazioni di Coia, che ieri aveva cominciato a preconizzare l’addio di Meloni ricordando che non è del M5S ma “un tecnico che collabora con la Casaleggio”:

Andrea Coia, per lei «Coidicine» in quanto vicino ai Tredicine, dice che lei è un tecnico e che può essere sostituito.
«E’ verissimo. Peccato che io non risponda a Coia, bensì alla sindaca Raggi: è lei la boss».
I consiglieri M5S non la vogliono più, lo sa?
«Io non sono un grillino e non rispondo al M5S».
È vero che lascia dopo la Befana?
«Non confermo e non smentisco. Anzi, no: rimango».

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Poi Meloni conferma – così dice – le frasi dell’intervista che l’hanno messo nei guai, con una frase che scatenerà probabilmente un’altra grossa reazione tra i consiglieri, schierati compatti finora in difesa di Coia.

Prima della giunta, la sindaca l’ha strigliata. Ultimatum?
«Ci siamo parlati, è vero. Poi siamo andati in giunta e abbiamo approvato due delibere importanti. Qui si lavora!».
Lei ha detto a questo giornale che teme un’intesa tra il M5S e i Tredicine e in più si è inventato il neologismo Coidicine. Frasi gravi. Ridirebbe tutto?
«Confermo quelle frasi, poi certo, sono state un po’ ingigantite. Con Coia di tanto in tanto litighiamo. Ma nessuno pensa che io pensi quelle cose».

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