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A cosa servono i porti chiusi per il nuovo coronavirus?

La Lega continua a soffiare sul fuoco della psicosi da coronavirus, questa volta è toccato all’onorevol Durigon spiegare che se loro fossero al Governo avrebbero già risolto tutto grazie al Decreto Sicurezza e a due paroline magiche: “porti chiusi”. Ma visto che i porti non sono mai stati chiusi ne consegue che il Decreto Sicurezza non serve a nulla

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Questa mattina ad Agorà il deputato della Lega Claudio Durigon è tornato a chiedere “porti chiusi” per fermare il nuovo coronavirus 2019-nCoV. La ricetta della Lega è sempre la stessa: che si tratti di “fermare gli sbarchi” o di “fermare il virus” l’importante è chiudere i porti. Se la Lega fosse al governo per fermare il contagio da coronavirus secondo Durigon «continueremmo il Decreto Sicurezza, bloccheremmo i porti».

Il Decreto Sicurezza non ferma i virus

L’aspetto interessante della questione è che il decreto sicurezza bis agisce “limitatamente alle violazioni delle leggi di immigrazione vigenti” e nulla dice rispetto ad eventuali rischi di epidemia. Per un motivo semplice: il Decreto Sicurezza ha unicamente lo scopo di impedire alle navi delle ONG di sbarcare i migranti in Italia. Qualsiasi altra imbarcazione, ad esempio barchini e gommoni degli scafisti, non è mai stata fermata dal Decreto Salvini, come dimostra il numero costante di sbarchi sulle nostre coste. Continuare ad “applicare il Decreto Sicurezza, come sostiene Durigon, quindi non fermerebbe un’eventuale arrivo del coronavirus 2019-nCoV per un motivo molto semplice: non ha chiuso i porti e i porti non sono mai stati chiusiPer quanto riguarda i due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani inoltre il Decreto Sicurezza non avrebbe potuto fare proprio nulla.

C’è un rischio che i migranti possano essere in qualche modo infettati dal nuovo coronavirus? Se parliamo di coloro che partono dalle coste del Nord Africa al momento nel continente africano non si è verificato nessun caso di infezione da coronavirus. La maggior parte dei casi si è registrata in Cina, e non risulta che gli immigrati cinesi arrivino in Italia a bordo di un barcone o con le ONG. Diffondere l’idea che i migranti siano in qualche modo dei potenziali untori è sbagliato, anche perché soprattutto per quelli che arrivano con le ONG vengono già sottoposti ad uno screening sanitario a bordo. Allo stesso tempo si sono verificati diversi casi in Canada o Stati Uniti ma la Lega non sembra molto interessata a chiudere i porti o gli aeroporti verso quei paesi. Ad esempio negli Stati Uniti è attualmente in corso una grande epidemia di influenza che fino ad ora ha infettato 26 milioni di persone causando qualcosa come 8mila-10mila decessi. Eppure questo non desta così tanta preoccupazione come il coronavirus 2019-nCoV, probabilmente perché non è possibile dare la colpa agli immigrati. Per quanto riguarda l’Europa al momento secondo l’ECDC ci sono in totale 23 casi di nuovo coronavirus confermati distribuiti tra Francia, Germania, Italia, Svezia, Finlanzia, Spagna e Regno Unito ma il rischio di una diffusione del contagio da uomo a uomo (non importato) in Europa è considerato basso.

Chiudere i porti ai migranti o alle merci cinesi?

Ma, si dirà, arrivano anche delle navi dalla Cina, e quelle navi possono portare il coronavirus. Escludendo le navi da crociera (che sono quelle che trasportano turisti che in genere arrivano in Italia in aereo per un giro del Mediterraneo) restano le navi mercantili. I tempi di incubazione per il coronavirus sono di circa 14 giorni, quelli per la spedizione via mare delle merci dalla Cina di circa trenta giorni. Inoltre la città al centro dell’epidemia – Wuhan – non è una città portuale e si trova a quasi 900 km da uno dei principali scali portuali: quello di Shangai. Detto questo non è possibile contrarre il virus da pacchetti, merci o altro ma solo da un individuo già infetto. Le persone che lavorano a bordo dei mercantili poi non “sbarcano” in Italia ma lavorano a bordo della nave per le operazioni di scarico e carico e poi salpano.

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Oltre al fatto che secondo l’OMS i prodotti in arrivo dalla Cina non sono in grado di trasmettere il coronaviurs e al di là dell’impatto economico che può avere per le aziende italiane la chiusura dei porti alle navi mercantili provenienti dalla Cina la misura non sembra essere poi così determinante per fermare l’epidemia. Il governo di Mosca ad esempio ha addirittura chiuso il confine con Pechino, ma questo non ha impedito il verificarsi di due casi di coronavirus anche in Russia. Per il semplice fatto che quando sono stati adottati questi provvedimenti il focolaio epidemico era già in corso e eventuali persone infette – senza saperlo – si erano già spostate da Wuhan. C’è poi da riflettere sul fatto che dal punto di vista sanitario, anche se l’OMS ha dichiarato lo stato di emergenza globale e l’Italia ha dichiarato quello di emergenza nazionale, l’Italia non è al momento un paese a rischio epidemia. Oltre a tutte queste considerazioni ce n’è ancora una da fare. Ammettiamo per ipotesi che un barcone abbia a bordo un caso di coronavirus (facciamo finta che per poterlo appurare non si debbano far sbarcare i presunti ammalati per fare i test). Cosa propone la Lega? Di tenere quelle persone, la maggior parte magari ancora sane, in mezzo al mare fino a che non esplode un’epidemia  a bordo e tutti si ammalano di polmonite virale? La soluzione non è il Decreto Sicurezza e non è la chiusura dei porti: è uno screening sulle persone che sbarcano, come si è fatto per il caso della nave da crociera e come si farà per gli aerei che dovessero arrivare dalla Cina.

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