Economia

I 455 aspiranti allievi di Polizia “idonei con riserva” dimenticati da Salvini nei cassetti del Viminale

Gli aspiranti allievi della Polizia di Stato, esclusi dalla graduatoria da una decisione dell’ex ministro dell’Interno Salvini scrivono al Presidente Conte affinché sblocchi la situazione e consenta ai 455 “idonei con riserva” di poter partecipare ai corsi di formazione

concorso 1148 aspiranti allievi agenti polizia di stato conte - 2

Tra le tante cose non risolte lasciate da Matteo Salvini nei cassetti del Viminale c’è la questione dello scorrimento della graduatoria del concorso per allievi agenti della Polizia di Stato. Si tratta del caso dei vincitori del concorso per la selezione del concorso 1148 per Allievi agenti della Polizia di Stato che alla data del 1 gennaio 2019 avevano compiuto 26 anni. In base ad un decreto emanato dall’allora Ministro dell’Interno tutti gli over 26 sono stati estromessi dalla graduatoria.

Il TAR ammette gli “over 26” alle selezioni ma gli idonei non vengono chiamati ai corsi

Una decisione ingiusta a detta degli esclusi perché quando era stato bandito il concorso tra i requisiti c’ea quello di «aver compiuto il 18° anno di età e non aver compiuto il 30° anno di età». Oltre al nuovo limite anagrafico il decreto di Salvini introduceva anche un nuovo requisito: gli aspiranti allievi che non fossero in possesso di diploma di scuola secondaria di secondo grado dovevano essere esclusi. Anche in questo caso però il bando del concorso era diverso: era sufficiente la licenza media. Ed infatti sono molti i vincitori del concorso che sono stati in questo  modo esclusi dalla graduatoria.

concorso 1148 aspiranti allievi agenti polizia di stato - 1

Alcuni di loro hanno fatto ricorso al TAR, che a fine maggio del 2019 ha deciso di ammetterli in via cautelare alle selezioni per i i 1851 allievi agenti. Grazie a questa decisione anche gli aspiranti allievi hanno potuto sostenere le prove di selezione per la verifica del possesso dei requisiti fisici, psichici e attitudinali insieme agli altri candidati in possesso dei nuovi requisiti introdotti dal precedente governo. Alla fine di questa selezione 455 di loro sono risultati idonei. Ma – fanno sapere – si tratta di  un’idoneità “con riserva” perché il TAR del Lazio non si è ancora espresso nel merito (la sentenza è attesa per l’aprile del 2020). Il problema è che il 13 agosto, quando Salvini era ancora titolare del Viminale, è uscita la graduatoria finale per l’avvio al corso di formazione di 1851 allievi agenti della Polizia di Stato nella quale gli idonei “over” non sono stati inseriti. Di conseguenza si è reso necessario presentare un ulteriore ricorso per poter essere ammessi ai corsi di formazione che sono iniziati il 29 agosto. La motivazione ufficiale è la mancanza di fondi e la carenza di posti nei centri di formazione.

Perché gli idonei con riserva vengono discriminati?

Anche dopo la caduta del governo Conte e l’addio di Salvini le cose però non sono cambiate perché il nuovo Governo non ha ancora messo mano alla questione e di fatto i 455 idonei “con riserva” non stanno seguendo i corsi e sono rimasti a casa. Il timore è che debbano attendere almeno fino ad aprile dell’anno prossimo, quando verrà emessa la sentenza del TAR. Ma questo naturalmente finirebbe per complicare ulteriormente il loro percorso di formazione. Anche perché nel frattempo in seguito ad un nuovo ricorso al TAR il 13 settembre scorso il Tar del Lazio, Sezione Prima Quater, ha pronunziato un’ordinanza sul ricorso accogliendo le istanze cautelari e di esecuzione e ammettendo – sempre con riserva – i ricorrenti al corso di formazione.

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Per questo motivo gli aspiranti  allievi agenti della Polizia di Stato hanno deciso di scrivere al Presidente del Consiglio Conte (che essendo quello che c’era prima dovrebbe essere già informato della questione) per chiedere di intervenire per “sbloccare” il concorso e togliere i 455 aspiranti allievi idonei con riserva dal limbo amministrativo nel quale li ha precipitati la decisione dell’ex ministro dell’Interno Salvini.  «Noi ci sentiamo trattati come “merce” scaduta, “come vecchie scarpe rotte”, come perdenti e falliti, come persone che, nonostante abbiano solide esperienze di vita, per lo Stato non sono abbastanza», scrivono gli aspiranti allievi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ricordando come «a parità di sacrifici, in termini di tempo ed economici anche sostenuti dalle nostre famiglie, siamo stati trattati diversamente rispetto a coloro che oggi hanno invece iniziato il corso di formazione». Si sentono, e a ragione, vittime di un’ingiustizia e di una discriminazione, anche perché alcuni di loro hanno superato le prove scritte con un punteggio superiore rispetto ad altri “under 26” che non hanno poi incontrato alcun ostacolo nell’avviamento ai corsi.

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