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I 130 fedelissimi di Matteo Renzi candidati

Matteo Renzi offre il gelato ai giornalisti alla fine del Consiglio dei Ministri

Matteo Renzi vuole candidare una pattuglia di 130 deputati fedeli alla Camera, oltre ad una quarantina di altre aree, alleati compresi. E proprio per questo è guerra aperta con le altre correnti, che però scontano, come altri, la decisione di non aver fatto le primarie come nel 2013 e quindi adesso sono in balia delle scelte del segretario.

I 130 fedelissimi di Matteo Renzi candidati

Il quale da parte sua ha le armi giuste per rintuzzare gli attacchi, visto che fa notare di averne eliminati 100 “dei suoi”, il che dimostra come il Partito Democratico, esattamente come Liberi e Uguali, sia guidato da alti ideali nella formazione delle sue liste per le elezioni politiche. A rischio ci sono l’ex ministro Cesare Damiano, Ermete Realacci, l’altro ex ministro Beppe Fioroni, il presidente della commissione Diritti Luigi Manconi e il responsabile Energia Gianluca Benamati. In questa lista è assai comprensibile perché il PD non abbia tanta voglia di ricandidare Manconi, uno dei pochi a criticare apertamente il segretario, e Damiano, anche lui molto critico sul Jobs Act.

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Alcuni dei parlamentari PD uscenti a rischio (La Repubblica, 26 gennaio 2018)

Spiega oggi Goffredo De Marchis su Repubblica che c’è un elenco di peones, persino di prima legislatura, che finiranno nelle ceneri o in un collegio uninominale già perso, che è la stessa cosa.

Fedelissimi che dovranno lasciare il posto a qualcuno più puro e più fedele di loro: Giuliano Da Empoli, Tommaso Nannicini e i candidati della società civile. Senza contare che vanno mandati in Parlamento alcuni big che oggi ne sono fuori: ben due ministri, Maurizio Martina e Graziano Delrio, e il facilitatore Piero Fassino. Solo per indicare i più noti.
Nella notte (ma notte fonda) sfilano a Largo del Nazareno Dario Franceschini e Andrea Orlando. Gli appuntamenti con loro vengono rinviati nel corso della giornata. Più tardi vengono ricevuti, più facile sarà metterli di fronte al fatto compiuto. I possibili trombati si affidano agli ambasciatori che hanno acceso alla stanza bunkerizzata: Matteo Orfini, Lorenzo Guerini, lo stesso Fassino, Martina, Ettore Rosato, Delrio. Ma non sempre sono presenti nei momenti clou ovvero quando “Matteo e Luca” cancellano e sostituiscono.

Alle correnti è stato chiesto di mandare il proprio elenco con i nomi. Ma senza poter condividere lo schema del segretario che è top secret fino alla direzione decisiva di oggi. Convocata per le 10,30 può slittare al pomeriggio, con le caselle ancora aperte.

I colpi di tosse di Orlando ed Emiliano

In questa battaglia il ministro della Giustizia Andrea Orlando veniva dipinto in un lancio di agenzia ANSA come non in grado di calmare i suoi e determinato nel caso a ritirarli tutti dalle candidature, salvo poi smentire tutto a stretto giro di posta, evidentemente consapevole che la smentita, in certi casi, è una notizia data due volte. D’altro canto dei 380 deputati che oggi ha il Partito Democratico secondo le previsioni dovrebbe portarne a casa 220. Uno di questi potrebbe essere Luca Lotti, che secondo le indiscrezioni correrebbe nel collegio di Empoli (abbastanza sicuro) ma senza il paracadute nel proporzionale, e questo per lo meno è significativo. A lui si è aggiunto anche Roberto Giachetti. Ma è una mosca bianca.
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Poche sono le altre sfide sicure: a Siena Pier Carlo Padoan, sfidato dal leghista Claudio Borghi, a Reggio Emilia Graziano Delrio e a Ferrara Franceschini. Poi ci sono le scelte di alto sapore ideale: Emma Bonino ha siglato un accordo su sette eletti ma non si è ancora deciso se candidarla a Torino o a Roma. Intanto Tabacci potrebbe sfidare la Boldrini e Salvini a Milano mentre Stefano Esposito potrebbe essere scalzato dal suo collegio a favore del radicale Silvio Viale: questo sarebbe un affronto da lavare con il sangue per l’ex Giovane Turco già indimenticabile assessore ai trasporti a Roma nell’affondata Giunta Marino.