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La caduta di Zingaretti dal notaio?

@alessandrodamato|

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Il PD traccia il solco, Pirozzi lo difende. C’è un piano per far cadere Nicola Zingaretti, appena rieletto come governatore della Regione Lazio, con il “metodo Marino”. Ovvero attraverso le dimissioni dal notaio dei 26 consiglieri regionali eletti con liste concorrenti a quella del centrosinistra che ha visto la vittoria del presidente uscente ma che non è stata capace di ricevere abbastanza preferenze da garantire la maggioranza nel consiglio.

La caduta di Zingaretti dal notaio?

L’esistenza del piano era stata raccontata stamattina da Simone Canettieri sul Messaggero e successivamente smentita dal centrodestra. Ma a uscire definitivamente allo scoperto con l’agenzia di stampa AGI è Sergio Pirozzi: “È una iniziativa politica piuttosto semplice, che consentirà però di scoprire tutte le carte e vedere chi veramente era d’accordo con chi: attendere la proclamazione degli eletti, e poi recarsi da un notaio per ufficializzare le dimissioni in blocco di tutti i consiglieri regionali di minoranza, dopodiché indire una conferenza stampa per spiegare a tutti quello che succederà, ovvero che la regione Lazio tornerà al voto entro 60 giorni, e che Nicola Zingaretti non potrà più ricandidarsi”.

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Ma se il piano di Pirozzi è chiaro, e secondo l’ex allenatore dell’Urbetevere servirà anche a “scoprire chi ha accordi sottobanco con chi. Io non ho necessità di poltrone, di sistemare parenti o amici, la mia è una mossa politica per riportare al voto la Regione”, non sembra chiaro agli altri che debbono aderirvi. “No, non c’è nessun patto. Le cose che dice l’articolo sono lunari: dimissioni, notai… non ho saputo nulla di tutto questo”, ha detto il consigliere regionale Stefano Parisi, sconfitto alle elezioni da Zingaretti, stamattina a La7.

La strategia politica delle dimissioni dal notaio

Anche il Messaggero raccontava della reazione non entusiastica del MoVimento 5 Stelle Lazio. In particolare di Roberta Lombardi: la neo capogruppo grillina si è presa «un po’ di tempo» per parlarne con gli altri eletti del M5S (10 in tutto) e soprattutto con il capo politico Luigi Di Maio. E in effetti la mossa metterebbe in difficoltà anche il M5S, non tanto per istruzioni per la candidatura a presidente di Regione dichiarano, tra le ragioni di incandidabilità, soltanto quelle della Severino). Se Zingaretti dovesse fare il bis, può darsi che il risultato sia lo stesso per la corsa a governatore ma che migliori per il consiglio. Insomma, la strada del notaio pare stretta. Per fortuna che Pirozzi si fa accompagnare da Salvini, che lo aveva scaricato qualche tempo fa.

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