Politica

I decreti ingiuntivi del PD contro Grasso & Co.

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La campagna elettorale è finita e i conti devono quadrare. Quelli del Partito Democratico invece sono a rischio perché il numero di eletti alla Camera e al Senato è stato falcidiato dagli elettori: saranno 19 i milioni in meno nelle casse del PD e il tesoriere, Francesco Bonifazi, già si preoccupa. Ogni parlamentare eletto, come impone lo statuto del Pd, ogni mese deve versare al partito un contributo di 1500 euro. Il Pd chiude questa legislatura con 378 tra deputati e senatori, i cui contributi, moltiplicati per i cinque anni della legislatura, hanno superato i 34 milioni. La batosta del 4 marzo, però, ha fatto precipitare il numero degli eletti a 165, con una proiezione sui 5 anni di circa 14,8 milioni di contributi.

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I conti del PD (Corriere della Sera, 15 marzo 2018)

Per questo, scrive oggi il Corriere della Sera in un articolo a firma di Claudio Bozza, si pensa ai tagli: la sede del Nazareno potrebbe diventare a breve l’ex sede, come è capitato a Botteghe Oscure: costa mezzo milione di euro l’anno e venne presa al posto del loft del Circo Massimo di veltroniana memoria: «In autunno scadrà la cassa integrazione a rotazione per i 180 dipendenti. Il tesoriere Francesco Bonifazi dovrebbe sì riuscire a chiudere il bilancio 2017 con un attivo di circa un milione e mezzo (nel 2016 il rosso fu di 9,5 milioni, anche a causa della campagna monstre per il Sì al referendum)».

francesco bonifazi

Il prossimo passo, ha spiegato Francesco Bonifazi su Facebook, sarà però dichiarare guerra agli inadempienti (ovvero a quelli che non hanno versato il dovuto al partito) tramite lo strumento del decreto ingiuntivo. L’obiettivo è recuperare un milione e mezzo di euro. Tra questi c’è il presunto moroso preferito di Bonifazi, ovvero il leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso:

Oggi ho formalmente messo in mora tutti coloro che devono soldi al PD e, tra questi, il maggior debitore risponde al nome di Pietro Grasso. Il presidente ha addotto più volte la tesi bizzarra secondo cui non intende pagare gli 83.250 Euro dovuti perché ha tagliato qualche spesa di staff e la sua indennità (pur mantenendosi ben oltre il tetto dei 240.000 euro).
Forse per Grasso chi si abbassa lo stipendio diviene un’entità al di là del bene e del male a cui tutto è concesso e dovuto. C’è da saldare il conto con l’imbianchino che ha riverniciato casa? Perché pagarlo, in fondo mi sono abbassato l’indennità?! L’idraulico ha sistemato il bagno e vuole essere pagato? Ma che modi, non sa che ho tagliato alcune spese di staff? Si informi!
Un bel mondo, quello di Grasso, un mondo per i pochi, non per i molti.
Tuttavia, per venirgli incontro e per dissipare qualsiasi dubbio sul fatto che io abbia un atteggiamento poco conciliante nei suoi confronti (anzi), voglio proporgli una vera e propria rateizzazione: 15 rate da € 4.162,50 e la maxirata finale da € 20.812,50.
Un’offerta imperdibile.
E a quel punto potrà sentirsi veramente libero e uguale.

Tra lettere e risposte, la polemica sull’argomento va avanti ormai da mesi. Probabilmente adesso sarà un tribunale a dover decidere.

Leggi sull’argomento: E il PD chiede 83mila euro a Pietro Grasso