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La vera storia degli zapatisti contro Di Battista

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Al grido di #DiBattistaFueraYa#NoLoDejenEntrar si sta diffondendo su Twitter la protesta contro Alessandro Di Battista e il suo viaggio nelle Americhe alla ricerca delle prelibatissime spremute d’umanità che piacciono tanto al Dibba. Motivo della “cacciata” dell’ex deputato pentastellato le politiche razziste e fasciste sostenute dal governo Lega-M5S. Politiche dalle quali Di Battista non si è mai dissociato, anzi le ha più volte giustificate anche durante il suo tour americano.

Alessandro Di Battista e il reportage sugli zapatisti

Tutto nasce dopo l’ultimo reportage, dal titolo I nuovi zapatisti con la Coca Cola, pubblicato domenica scorsa sul Fatto Quotidiano. All’inizio dell’articolo Di Battista racconta di come è riuscito ad entrare nella comunità autonoma zapatista di Oventic. In una parola: mentendo. Di Battista non ha detto di essere un giornalista che stava facendo un reportage e ha taciuto sul fatto di essere un ex deputato del principale partito di governo italiano. Si è limitato a dire che faceva «il volontario in una comunità in Guatemala e non ho mentito dato che è ciò che sto facendo adesso». Il che è vero, ma ovviamente non è tutta la verità.

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Oggi Di Battista non ha alcun ruolo ufficiale nel M5S, ma non è corretto dire che non fa politica per il M5S, incontrando attivisti del M5S e difendendo le scelte del governo come quando era deputato. Certo, forse è difficile spiegare agli zapatisti che lui non se è andato perché il suo partito sta al governo con un partito xenofobo ma solo perché voleva prendersi un periodo di vacanza in famiglia. E sicuramente è difficile giustificare come lo stesso MoVimento sia a favore di cosucce come la “chiusura dei porti” alle ONG e il Decreto Sicurezza che dà un giro di vite alla concessione della protezione umanitaria. A scanso di equivoci quando il M5S parlava di ONG “taxi del mare” Di Battista era ancora deputato.

Chi sta facendo girare il “volantino” contro Alessandro Di Battista

Christian Peverieri, attivista del Centro Sociale Rivolta di Marghera e dell’associazione Ya Basta!, ha scritto alcune riflessioni sullo “zapaturismo” di Di Battista evidenziandone luoghi comuni e inesattezze che costituiscono la cifra della narrazione di Di Battista quando parla di qualsiasi cosa.

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Qualcun altro ha deciso invece di creare una sorta di foto segnaletica per avvertire “le comunità” latinoamericane della presenza nell’area dell’esponente politico di un partito che fa parte del “governo razzista e di ultradestra italiano” e che si presenta come “un cooperante di sinistra” ma che in realtà è “leader del M5S” partito che sostiene “posizioni fasciste e razziste e cotnro i migranti africani, asiatici e latinoamericani”.

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Per la verità l’hashtag e la “foto segnaletica” non hanno una grande diffusione. E c’è da sottolineare come gli account Twitter che lo hanno lanciato e che stanno diffondendo  il messaggio di allerta appartengono a cittadini italiani che per lavoro sono in Messico o in altri paesi del Sud America. Ad esempio i tweet citati in questo articolo appartengono tutti a cittadini di origine italiana che vivono e lavorano in Messico: Perez Gallo e Nino Buonavenutura sono due un dottorandi, mentre Fabrizio Lorusso oltre ad essere docente/ricercatore a Città del Messico è anche contributor per i blog de L’Espresso e dell’Huffington Post italia. Oggi Repubblica parla di “tam tam social” in America Latina contro Di Battista, ma la verità è che sui social gli unici ad essere attivi sull’argomento sono italiani. Il che forse dimostra che in Messico a nessuno interessa chi sia Di Battista, nel bene e nel male.

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