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Zangrillo l’ha ridetto: “Il virus è clinicamente inesistente”

Come un tormentone estivo: il prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele ripete quel che aveva detto lo scorso anno

Zangrillo covid fauci scontro

No, quello che state leggendo non è un articolo datato maggio 2020. A differenza del violinista Niccolò Paganini, Alberto Zangrillo non solo si ripete, ma si rivendica. A oltre un anno da quella sua dichiarazione che provocò moltissime polemiche – soprattutto alla luce della seconda ondata Covid che ha colpito l’Italia all’inizio dello scorso settembre, il primario di Anestesia e Rianimazione all’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele, decide di ribadire quelle sue parole, alla luce dell’attuale situazione epidemiologica in Italia.

Zangrillo torna a dire che il “virus è clinicamente inesistente”

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Alberto Zangrillo dice che non ci devono essere più allarmismi. Il motivo? Lo stesso che nel maggio dello scorso anno:

“Il mio compito di clinico è interpretare la realtà. Il 31 maggio 2020 dissi che il virus era clinicamente inesistente, perché nel mio ospedale da un mese non entrava un paziente da ricoverare per Covid. Oggi ripeterei esattamente la stessa cosa, perché nell’ultima settimana sono arrivati 11 contagiati di cui 8 rimandati a casa e 3 ricoverati per motivi non gravi”.

Numeri reali che, però, sono accompagnati da molte perplessità, visti i precedenti. Perché se è vero che la campagna vaccinale – stando agli ultimi numeri dei bollettini – sta portando a un minor numero di ricoveri (anche se negli ultimi giorni il calo drastico della curva si sta addolcendo, in senso negativo), il rischio che l’aumento dei contagi possano portare a una terza ondata con annessa difficoltà per il sistema sanitario è da tenere in considerazione. Perché l’Italia lo ha vissuto sulla propria pelle proprio al termine dell’estate 2020, quando quel virus clinicamente inesistente citato da Zangrillo tornò ad avere un impatto ancor più virulento e devastante.

L’ottimismo dell’anestesista, e medico di fiducia di Silvio Berlusconi, è lodevole. Ma le sue previsioni durante questa pandemia non sono dalla sua parte. Come quando, tra fine giugno e inizio luglio dello scorso anno sostenne la tesi dell’emergenza Coronavirus “finita da due mesi”. O come quando, nel settembre del 2020, disse di “non credere alla seconda ondata“. Previsioni sbagliate. Purtroppo.

(foto: da In Onda, La7)