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Zaia e Fontana bocciano Salvini sulle chiese aperte a Pasqua

Sorpresa: anche i suoi due governatori bocciano Salvini sulle chiese riaperte a Pasqua

salvini zaia fontana

L’altroieri abbiamo scoperto che a Salvini frega così tanto dell’emergenza Coronavirus in Lombardia che ha chiesto di riaprire le chiese a Pasqua. Oggi a dire al Capitano che è meglio che stia zitto ci sono due ospiti d’eccezione: i suoi governatori Luca Zaia e Attilio Fontana. Quest’ultimo, intervistato da Andrea Montanari su Repubblica, è chiarissimo:

Lei è stato in Duomo alla messa per la domenica delle Palme con l’arcivescovo Delpini, il sindaco Sala e il prefetto Saccone. Salvini chiede di riaprire le chiese per Pasqua. È d’accordo?
«Capisco che il giorno di Pasqua è un giorno importante e che in questo periodo c’è bisogno di spiritualità. Quest’anno, però, prima di prendere una decisione del genere bisogna riflettere bene. Oggi sarei perplesso. Aspettiamo di vedere se i risultati nei prossimi giorni saranno in così netto miglioramento. Una decisione del genere si può prendere anche l’ultimo giorno».

Firmerebbe un’ordinanza del genere e Salvini glielo ha chiesto?
«No, perché Salvini conosce meglio di altri le regole e sa benissimo che in passato decisioni del genere spettavano alle regioni, ma ora riguardano il governo. Con l’ultimo Dpcm che ha stabilito che le chiese restano aperte, ma senza le funzioni, è stato deciso così. Quindi sono richieste da fare al governo, non a noi».

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E Zaia? Racconta Tommaso Ciriaco:

«È giusto rispettare l’idea — premette il presidente del Veneto — So che molti cattolici chiedono la riapertura o la possibilità di celebrare la Pasqua, ma ricordo che l’Istituto Superiore di Sanità disse “assolutamente no”. Anche perché in letteratura ci sono casi di grandi contagi nelle celebrazioni religiose». E d’altra parte, una decina di giorni fa il dipartimento per gli affari di culto del Viminale aveva inviato alla Cei un documento in cui si consentivano celebrazioni in chiesa (gli edifici sono aperti) ma senza popolo, limitando la presenza ai sacerdoti, al singolo cantore (senza coro), all’organista e a chi tecnicamente permette la diffusione televisiva delle messe. Una mediazione gradita dai vescovi.

E dal Vaticano, che ha accettato regole ferree per frenare il virus. Quali? Papa Francesco ha dato il via libera alle celebrazioni pasquali in streaming. E lo scorso 20 marzo, parlando delle difficoltà di accedere alla confessione a ridosso di Pasqua a causa della pandemia, ha invitato i fedeli a chiedere comunque perdono a Dio, anche senza sacerdote, con la promessa di confessarsi in seguito.

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