Economia

Vivendi, il governo salva Mediaset con CdP?

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Il governo sarebbe pronto a far entrare Cdp in Telecom, pareggiando la quota di Vivendi nel gruppo telefonico, costringendo il finanziere Vincent Bolloré a trattare sulla scalata a Mediaset. Lo scrive oggi il giornale “La Stampa”. Secondo il giornale torinese infatti ci sarebbe un piano del governo per sventare la vendita del gruppo telefonico a Orange, arrivando a pareggiare la quota di Vivendi in Telecom, oggi primo azionista, attraverso l’ingresso di Cdp e costringere così Bolloré a trattare ad armi pari sulla vicenda Mediaset. Spiega Francesco Bei sul quotidiano di Molinari:

Eppure non è su Mediaset che in queste ore si sta concentrando l’attenzione del governo, bensì su Telecom, la casamatta di Bolloré. Da ambienti finanziari vicini all’industriale bretone trapela infatti la notizia di un’accelerazione nei piani per la vendita di Telecom, che la cura dell’ad Flavio Cattaneo ha fatto diventare molto profittevole, al colosso francese delle tlc Orange. Al governo italiano il piano non è sfuggito – «ha lucidato l’auto prima di venderla», scherza uno degli uomini del pd che segue da vicino la vicenda – e la contro mossa sarebbe farglielo saltare, mettendo in campo l’unica vera massa d’urto rimasta, quella di Cassa Depositi e Prestiti.
Che potrebbe entrare nel capitale di Telecom per pareggiare la quota di Vivendi, con un costo stimato in 2,5 miliardi di euro. Un investimento strategico per la Cdp di Claudio Costamagna? «La stiamo facendo entrare nell’Ilva – obiettano nei ministeri che si occupano della controffensiva -, ovvero in un business del secolo scorso come l’acciaio. E non dovrebbe entrare nel capitale di un’azienda di Tlc?».

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Gli acquisti di aziende italiane da parte di francesi (La Stampa, 14 dicembre 2016)

Oltretutto nel governo spiegano che la mossa su Telecom sarebbe un colpo studiato solo «per costringere i francesi a trattare», per discutere ad armi pari con Bolloré, senza subire passivamente la sua furia:

Inserendo nel negoziato la prossima partita, quella ancora più strategica, di Generali, per difendere il leone di Trieste dalle mire di Axa. E per sedersi al tavolo con Bolloré è necessario mettere una pistola sul tavolo, minacciandolo di bloccare la vendita a Orange. Ormai l’intervento dello Stato nella partita non è più un tabù. «Credo – ha scritto pochi giorni fa Antonello Giacomelli, sottosegretario alle comunicazioni – che una riflessione profonda sul ruolo del pubblico sia inevitabile». Se il governo è preoccupato per la perdita degli ultimi campioni nazionali, al Quirinale è suonato anche un altro campanello d’allarme.

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