Politica

Vincenzo De Luca, tutto chiacchiere e lanciafiamme (ma niente tamponi)

I dati parlano chiaro: la Campania è la regione che ha fatto meno test in rapporto alla popolazione residente. Forse il Presidente potrebbe mettere da parte il lanciafiamme, richiamare l’Esercito e iniziare ad affrontare quella che è un’epidemia con i mezzi adatti, non con quelli con cui si seda una rivolta popolare

Ha fatto il giro del mondo il video in cui il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca minaccia di mandare l’esercito a prender quelli che quelli che passeggiano per strada e di intervenire col lanciafiamme per bloccare le feste di laurea in violazione delle regionali e governative sull’epidemia di Covid-19. Il Presidente sceriffo chiede (e ottiene) l’Esercito nelle strade, vuole il pugno di ferro contro i trasgressori ma che sta facendo per fermare la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 in Campania?

Quando De Luca voleva testare tutti, anzi no

Il 17 marzo De Luca (che è anche assessore alla Sanità) annunciava l’acquisto da parte della Regione di un milione di “antibody determination kit”, i cosiddetti test rapidi,  con lo scopo di “avviare uno screening di massa”. Su Twitter il Presidente spiegava che i kit sarebbero stati utilizzati sui pazienti sintomatici e avrebbero consentito di avere «un risultato non certo ma altamente probabile».

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Il giorno dopo De Luca precisava che «il monitoraggio di massa attraverso i “test rapidi” e i kit che sta acquistando in questi giorni la Regione Campania, saranno riservati nella prima fase al personale sanitario». Medici, infermieri e operatori sanitari sono in prima linea e svolgono un servizio essenziale quindi ha senso assicurarsi che il contagio non si estenda a chi lavora negli ospedali e si prende cura dei pazienti.

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Tutto corretto, se non fosse che De Luca poi aggiunge che la Regione valuterà «di volta in volta le aree sociali più esposte a contatti, e mirando soprattutto ai soggetti asintomatici» spiegando che la miglior prevenzione «al di là degli screening» è la responsabilità di ogni cittadino e «il rispetto rigoroso delle normative in vigore». Questo ragionamento però non solo è il contrario di quanto annunciato il giorno prima (quando la Regione voleva testare  i sintomatici) ma anche dell’idea di screening di massa.

La Campania è la regione che fa meno test in rapporto alla popolazione

La Campania è una regione che ha poco più di cinque milioni di abitanti, proprio come il Veneto (che però si trova in una situazione differente dal punto di vista della diffusione dell’epidemia) e il Lazio che invece ha un numero di ricoverati e di positivi al Covid-19 comparabile alla regione governata da De Luca. In Campania i positivi sono 992, in Lazio 1.545. I ricoverati con sintomi sono 345 in Campania e 747 in Lazio mentre i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 181 in Campania e 94 in Lazio.

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Le due regioni quindi sono più o meno simili per numero di abitanti e per numero di casi totali (1.728 e 1.110). L’unica differenza sostanziale riguarda – guarda caso – il numero di tamponi eseguiti. La regione governata da Nicola Zingaretti ha eseguito 18.371 tamponi, quella di De Luca – che ne ha acquistati un milione (ma non si sa se sono ancora arrivati) – ne ha eseguiti meno di un terzo: appena 6.297. Ancora più preoccupante è il dato che in rapporto alla popolazione residente la Campania è la regione che ha eseguito meno tamponi in assoluto.

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Si può minacciare quanto si vuole la popolazione, si possono fare tutti i video in cui si annunciano pene esemplari oppure mandare l’esercito per strada ma alla fine della fiera quello che serve – a detta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – è fare test. Mentre De Luca diceva che la cosa più importante è il rispetto delle regole il direttore dell’OMS  Tedros Adhanom Ghebreyesus spiegava che il metodo più efficace per prevenire la diffusione dell’infezione da coronavirus e salvare vite umane è interrompere la catena di trasmissione. E per farlo bisogna eseguire i test e isolare le persone infette. A meno che De Luca non ritenga che l’Esercito possa sparare al coronavirus o che col lanciafiamme si possa bruciare SARS-CoV-2 sarebbe bene che iniziasse a fare quello che serve per fermare la diffusione del virus in Campania. C’è ovviamente un problema: mentre se si tratta di mandare l’esercito in strada si può fare la voce grossa con lo Stato centrale per quanto riguarda i tamponi ogni regione deve fare la sua parte. Altre regioni – con tutti gli errori del caso – stanno dimostrando che è possibileaumentare il numero di test eseguiti. In Campania il Presidente preferisce giocare con il lanciafiamme.

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