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Cosa significa avere un sovranista al governo in emergenza Coronavirus: il caso Orbán in Ungheria

Il tribuno magiaro mette in quarantena la democrazia concentrando tutto il potere nelle sue mani. Vi ricordate che qui da noi c’era chi si lamentava delle svolte dittatoriali di Conte?

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Mentre Giorgia Meloni nei giorni scorsi si preoccupava per la svolta dittatoriale del governo Conte, il suo amico Victor Orbán prendeva per mano l’Ungheria per condurla ben oltre la«democrazia illiberale» a lui cara, ma verso una compiuta dittatura.

Cosa significa avere un sovranista al governo in emergenza Coronavirus: il caso Orbán in Ungheria

Racconta oggi il Corriere della Sera che il disegno di legge presentato da Orbán lunedì in Parlamento non serve solo a dare al suo governo i poteri necessari a una gestione centralizzata dell’epidemia di COVID-19, che in Ungheria rimane almeno ufficialmente contenuta con 167 casi di contagio e 7 decessi. Molto di più, è una delega in bianco al premier a governare a tempo indeterminato senza il controllo dell’Orszàggyulés e i contrappesi costituzionali.

La legge non è stata ancora approvata, il quorum dell’80% necessario in prima battuta era troppo alto perfino per il Fidesz, il partito di Orbán che dispone di una maggioranza di due terzi in Parlamento. Ma la strada è tracciata, la prossima volta il quorum richiesto sarà più basso. E difficilmente il tribuno magiaro si farà sfuggire l ’occasione di usare la paura di fronte alla pandemia per mettere definitivamente in quarantena anche la già vacillante democrazia ungherese, concentrando tutto il potere nelle sue mani.

Una volta in vigore la nuova legislazione, Orbán potrebbe governare per decreto senza approvazione parlamentare fin quando lo riterrà necessario per sconfiggere l ’epidemia. Fra gli strumenti ammessi, l’uso dei militari per dirigere e far funzionare le imprese strategiche e i servizi essenziali, scelta che solleva molti dubbi alla luce delle accuse di corruzione che pesano sui manager di Stato vicini a Orbán.

E così, mentre gli amici di Salvini del patto di Visegrad sequestrano le mascherine destinate all’Italia, il dominus ungherese amicissimo di Giorgia Meloni dà spettacolo a Budapest e dintorni:

La legge speciale introdurrebbe anche pene detentive fino a 8anni per chi ostacola gli sforzi per contenere la diffusione del virus e fino a 5 anni per chi diffonde notizie false. Quest’ultima misura è particolarmente controversa. Secondo l’Istituto Internazionale per la Stampa di Vienna, le minacce contro i giornalisti, che in base alle nuove regole potrebbero essere accusati di diffondere fake news, «costituiscono un nuovo passo verso il totale controllo dell’informazione e l’ulteriore soppressione della libertà di stampa».

E l’Unione Europea? È viva ma vegeta, potremmo dire con un gioco di parole. Il messaggio contenuto nella lettera inviata oggi dal segretario generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejcinovic Buric, al premier magiaro dice che nell’affrontare l’emergenza del Coronavirus l’Ungheria non può adottare misure che vanno contro la propria costituzione, gli standard internazionali e l’essenza dei principi democratici: “Uno stato d’emergenza indefinito e senza alcun controllo non può garantire che saranno rispettati i principi democratici e che le misure che restringeranno i diritti umani fondamentali siano strettamente proporzionati alla minaccia per cui sono state attuate”, scrive il segretario generale che sta seguendo la “situazione in Ungheria con grande attenzione”. Pejcinovic Buric ricoda anche che “il dibattito parlamentare, sui media e internet, oltre che l’accesso a informazioni e documenti ufficiali sono tutti elementi essenziali per uno stato democratico e particolarmente importanti in situazioni di crisi per mantenere la fiducia della società”. Il segretario generale invita quindi le autorità ungheresi ad avvalersi degli esperti dell’organizzazione e farsi assistere nel mettere in atto le misure d’emergenza, affinché queste rispettino i valori fondamentali del Consiglio d’Europa, democrazia, stato di diritto, e diritti umani. La lettera del segretario generale si aggiunge all’appello fatto ieri dal commissario dell’organizzazione, Dunja Mijativic. E intanto le imprese venete segnalano per merci come grano, cereali e dotazioni per navi il blocco alle frontiere in alcuni paesi. Tra questi anche l’Ungheria. Giorgia Meloni difenderà il sistema produttivo italiano dai suoi amici europei?

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