Economia

Cosa prevede l’emendamento sulla Cannabis Light approvato in Commissione Bilancio 

Dopo tre anni il Parlamento “riscrive” la legge che regola la produzione di canapa ma che non consentiva la produzione dei derivati della Cannabis Sativa anche quando il contenuto di THC non aveva alcun effetto psicotropo

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Il senatore Matteo Mantero ce l’ha fatta, dopo la batosta di due settimane fa quando in Commissione Bilancio al Senato venne ritirato l’emendamento presentato dai senatori pentastellati per sanare il vuoto normativo presente nella legge 242 del 2016 riguardo la possibilità di commercializzare la canapa e le sue infiorescenze a patto che abbiano un contenuto di THC inferiore allo 0,5%. Il nuovo emendamento approvato ieri notte in Commissione Bilancio a Palazzo Madama mette al riparo dalle azioni della magistratura produttori e commercianti di un prodotto che non contiene sostanze stupefacenti.

Via libera all’emendamento sulla Cannabis legale: sarà lecita la vendita delle infiorescenze entro lo 0,5% di THC

Si tratta di un emendamento bipartisan della maggioranza visto che è stato sottoscritto non solo dai senatori del M5S (Mantero e Mollame) ma anche dalle senatrici Cirinnà (Partito Democratico), De Petris e Nugnes (Liberi e Uguali) e Sbrollini (Italia Viva). Per Mantero si tratta dell’emendamento meno ambizioso visto che riguarda principalmente la biomassa ma è in ogni caso quello che «modifica le legge sulla canapa consentendo di commercializzare i fiori e soprattutto modifica il testo unico per gli stupefacenti stabilendo una volta per tutte che sotto lo 0,5% di thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente».

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Per errore il Senatore Mantero ha scritto la percentuale sbagliata di THC consentita, che è 0,5% e non 5%

Due appunto le modifiche apportate dall’emendamento 91.0.2000/6. Uno è quello che a decorrere dal 1º gennaio 2020 introduce un’accisa sulla biomassa di canapa (Cannabis sativa L.) composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti «applicando al prezzo di vendita le aliquote percentuali in misura pari ad euro 12,00 per mille chilogrammi, per ogni punto percentuale (% p/p) di cannabidiolo (CBD) presente nella biomassa». L’altra modifica è quella che riguarda l’articolo 14, comma 1, del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nel quale viene soppresso il numero 6 della lettera a («le sostanze ottenute per sintesi o semisintesi che siano riconducibili per struttura chimica o per effetto farmaco-tossicologico al tetraidrocannabinolo») mentre si aggiunge il seguente comma: «1) la cannabis, compresi i prodotti da essa ottenuti, con una percentuale di tetraidrocannabinolo (THC) superiore allo 0,5 per cento, i loro analoghi e le sostanze ottenute per sintesi o per semi-sintesi che siano ad essi riconducibili per struttura chimica o per effetto farmacologico».

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I negozi che vendono cannabis legale in Italia (Corriere della Sera, 9 maggio 2019)

Secondo Luca Fiorentino, CEO di Cannabidiol Distribution, si tratta di un’importante vittoria per produttori, commercianti e distributori di prodotti a base di canapa che in questi ultimi tre anni sono stati equiparati, da politici di ogni schieramento, a degli spacciatori. Ma come hanno sempre sostenuto le associazioni dei produttori la Canapa “legale” o “light” non ha alcun effetto psicotropo: non è droga. Questo emendamento, una volta approvata la Legge di Bilancio consentirà secondo Fiorentino il rilancio dell’intera filiera della canapa che «potrebbe arrivare a superare il miliardo di euro di fatturato complessivo e impiegare in tutta la filiera oltre 40.000 dipendenti, in particolare tra i giovani e nell’imprenditoria giovanile». Da non trascurare anche l’impatto positivo delle accise sul bilancio dello Stato che per Fiorentino potrebbero arrivare a 500 milioni di euro l’anno. Non vanno sottovalutati infine gli effetti dell’emendamento sui procedimenti giudiziari in corso nei confronti di titolari di negozi, tabaccherie e rivendite di Cannabis “light” che ora trovano piena legittimazione alla vendita dei derivati della canapa, a patto ovviamente che non si superi lo 0,5% di THC.

 

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