Sport

Chi ha picchiato gli ultras dell’Atalanta a Firenze?

tifosi atalanta polizia 2

Settantadue ore dopo Fiorentina-Atalanta e i presunti scontri tra ultras bergamaschi e polizia le versioni delle forze dell’ordine e dei tifosi continuano a non collimare. E il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha chiesto l’intervento del ministro dell’Interno Salvini, che si è ben guardato dal parlare del caso.

Chi ha picchiato gli ultras dell’Atalanta a Firenze?

Un caso in cui c’è ancora molto, moltissimo che non quadra. La versione della polizia è quella che viene riportata oggi nel dettaglio – si fa per dire – dai quotidiani e però continua a non spiegare cosa sia accaduto successivamente e perché nessuno sia stato ancora accusato e denunciato:

Viadotto del Varlungo, intorno alle una di notte. La testa del corteo dei pullman atalantini inizia a rallentare prima del casello di Firenze Sud, ingresso dell’autostrada A1. Non distante, dall’altra parte della strada, c’è un McDonald’s. Le auto della polizia che scortano il primo pullman lo affiancano: vogliono capire perché quel bus sta per fermarsi. E in effetti si ferma.

Stando alla versione della polizia, un responsabile sale per chiedere spiegazioni. A quel punto gli ultrà lo avrebbero investito di pugni e costretto a scendere. Scendono anche gli ultrà: da lì gli scontri con la Celere.

tifosi atalanta polizia 2

Dall’altra parte c’è la versione dei tifosi che è completamente differente:

«La pattuglia davanti al nostro bus, che era il primo della fila, rallenta bruscamente costringendoci ad accostare. Arrivano 4-5 cellulari, 2-3 della polizia e due dei carabinieri, più altre pattuglie. Agenti e militari si infilano i caschi, impugnano manganelli e ci insultano dai finestrini. Poi scendono e accerchiano il bus. Urlano “Vi uccidiamo”, “Siete morti”, “Adesso ci divertiamo, ne mandiamo un po’ in galera e un po’ all’ospedale”, “comunisti di m…”, “spacchiamo un po’ di teste”.

Colpendo con manganellate vetri e carrozzeria, obbligano l’autista ad aprire le due porte. Quattro, cinque agenti salgono da quella anteriore, altrettanti da quella posteriore. Colpiscono con manganelli, calci e pugni qualsiasi persona e cosa abbiano a tiro. Noi cerchiamo di proteggerci riparandoci sotto i sedili. Sarà durato un minuto, poi, prima di scendere, rifilano uno schiaffo all’autista».

L’avvocato Federico Riva, ultras dell’Atalanta

Entrambe le versioni sono anonime ma qualcuno che ha avuto il coraggio di dire il suo nome c’è: si chiama Federico Riva, è avvocato penalista e si trovava su uno dei tre pullman fermati dalla polizia, il terzo. Il legale ha rilasciato a CalcioAtalanta già un paio di giorni fa la sua versione dei fatti: è intervenuto dopo essere stato chiamato dal tifoso che si trovava nel primo pullman:

“Ci fermiamo tutti, sulla corsia di destra, senza capire cosa stia accadendo. Ci fanno quindi ripartire, spostandoci però sulla corsia di sinistra, quella di sorpasso. Mentre stiamo ripartendo, mi arriva una telefonata: ‘Chicco, corri, vieni qui, ci stanno massacrando di botte sui pullman’. In quel momento, vediamo un pullman fermo sulla destra, a cui stanno mettendo dei blocchi sulle ruote posteriori. Affiancando, vediamo diversi agenti del reparto mobile ammassati alle porte di ingresso del bus, ma senza che ci fossero tifosi fuori”.

“Io riferisco ai ragazzi ciò che stava succedendo e loro mi rispondono ‘fermiamoci, non possiamo lasciarli da soli’. Così il nostro autista accosta sulla destra della carreggiata. A quel punto veniamo sorpassati da tutti gli altri pullman, che se ne vanno. Arriva un gruppo di agenti, comandati da uno in borghese con il casco. Appena aperte le porte, questo poliziotto dice alla prima persona che si trova di fronte: ‘Se metti un piede a terra ti ammazziamo di botte’. Puntandogli il manganello”.

Dopo gli incidenti, 130 ultrà atalantini vengono identificati e fotografati dalla polizia. Potrebbero dover rispondere di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Ma la dinamica dei fatti è ancora da accertare. Una riposta ai tanti dubbi potrebbe arrivare dalle telecamere installate lungo il raccordo: magari anche quelle del McDonald’s. Che cosa hanno visto?

Leggi anche: Le centomila famiglie romane che aspettano il reddito di cittadinanza