Economia

«Tria fa scrivere la manovra alla Banca d’Italia»

luigi di maio giovanni tria

Annalisa Cuzzocrea su Repubblica racconta oggi in un retroscena che la conventio ad excludendum tra Giovanni Tria e Luigi Di Maio che hanno scelto di incolpare Boeri per la vicenda della tabella che pronostica ottomila posti di lavoro persi con il Decreto Dignità nasconde un altro contrasto sempre più difficile da sanare, quello tra via XX Settembre e il resto del governo:

Alle orecchie di Di Maio — da via XX settembre — è stato soffiato un altro avvertimento: «Attento che Tria sta già facendo scrivere la manovra di Bilancio alla Banca d’Italia, senza neanche consultarci». Il ministro si è subito difeso: «Non è così, si tratta solo delle prime stime e valutazioni, tutte le scelte politiche le faremo insieme», ma questo non è bastato al vicepremier M5S.

Che rispetto al suo alleato-rivale Matteo Salvini ha una preoccupazione in più: i suoi provvedimenti, quelli attraverso cui intende aumentare visibilità e consenso, avranno tutti bisogno del vaglio dell’Economia.

giovanni tria laura castelli
Il botta e risposta tra la viceministra Castelli e il Corriere della Sera sulla frase “Io questo lo asfalto” riferita a Tria

D’altro canto le voci di un nervosismo crescente nei confronti di Tria – soprattutto da parte dei 5 Stelle – sono percepibili anche tenendo conto di quanto scrivono i giornali e di quanto smentiscono i viceministri: Laura Castelli, che sarebbe arrabbiata perché Tria ancora non le dà le deleghe, avrebbe detto “io questo lo asfalto” a Montecitorio all’indirizzo del ministro secondo il Corriere della Sera e il Foglio. Lei ha inviato una lettera di smentita al quotidiano di Fontana, l’autore dell’articolo Francesco Verderami ha confermato tutto. E adesso il problema diventa Tria:

Bisognerà trovare i soldi per condurli in porto e per farlo serve un guardiano dei conti amico. La settimana scorsa, nel mezzo dello scontro su Cassa depositi e prestiti, i consiglieri di Di Maio avevano lanciato l’allarme: «Così non può durare». Perché Tria si era impuntato sul nome di Dario Scannapieco nonostante l’accordo politico M5S-Lega fosse un altro.

«La verità è che non possiamo mandarlo via», ammettono ai vertici del Movimento intravedendo dietro via XX settembre l’ombra del Quirinale e del presidente della Bce, Mario Draghi. Quindi, l’unica strategia possibile è piegare il ministro ai voleri della maggioranza. Convincerlo che fare il muro di gomma davanti a richieste sempre più pressanti non conviene a nessuno.

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