Economia

Così Toninelli farà partire le gare d’appalto per la TAV (ma non si doveva fermare?)

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Martedì 19 febbraio, cioè dopodomani, si gioca una parte importante della partita politica sulla TAV scatenata dall’analisi costi-benefici di Toninelli. Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano racconta che in quella data si riunirà il consiglio di amministrazione di Telt, la società italofrancese nata per costruire il tunnel di base tra Italia e Francia. La pubblicazione dei bandi era infatti sospesa fino a fine 2018, in attesa della costi-benefici. Adesso i costruttori si sentono autorizzati a procedere. E questa scelta potrebbe giocare un ruolo importante nella definizione della partita politica. Anche perché c’entra (e come) anche Toninelli.
Così Toninelli farà partire le gare d’appalto per la TAV (ma non si doveva fermare?)
Si tratta di due bandi di gara che insieme assommano ai tre quarti dell’opera, ovvero 45 dei 57,5 chilometri totali, per un valore d’appalto pari a 2,3 miliardi di euro. E andrebbero assolutamente stoppati se la politica italiana avesse deciso di fermare la TAV. Ma, spiega l’articolo del Fatto, il ministero delle Infrastrutture guidato da Danilo Toninelli, nonostante l’analisi costi-benefici negativa per la Torino-Lione, non sembra orientato né a dare il via libera né a fermare tutto. Vuole imboccare una terza via: lasciare che i bandi vengano pubblicati, per prendere tempo in attesa di una soluzione politica che metta d’accordo la componente leghista del governo italiano (favorevole al Tav) e quella M5S (contraria). Dentro il Movimento 5 Stelle, spiega Barbacetto, c’è però chi giudica ambiguo l’atteggiamento del ministro Toninelli, che lasciando partire le gare d’appalto si mette di fatto nella condizione di non poter più fermare l’opera.
La società TELT conferma che le gare d’appalto verranno indette dal CdA di martedì perché la società ha rispettato quanto era stato deciso da Toninelli e dalla francese Elisabeth Borne il 3 dicembre 2018, quando i due ministri avevano convenuto sul rinvio in attesa della pubblicazione dell’analisi costi-benefici. Anche perché, nella lettera del 3 dicembre, i due ministri concludevano così: “I nostri governi confermano parimenti con la presente l’interesse a beneficiare dei finanziamenti europei per la realizzazione del progetto (…). Per questi motivi, informeremo la Commissione Europea del rinvio della data di pubblicazione delle gare d’appalto e considereremo, se necessario, la definizione di un nuovo calendario che permetta il mantenimento dei finanziamenti europei previsti, in conformità agli accordi internazionali che esistono tra le parti”.
Perché si rischia di non poter fermare le gare d’appalto
Quindi le due gare verranno bandite anche se la procedura richiederà tra i 12 e i 18 mesi per l’assegnazione, e in teoria ci sarebbero i tempi per l’annullamento. I tempi, ma non i modi perché per i francesi non esiste più l’articolo di legge che consentiva di bloccare una gara d’appalto dopo averla indetta.
Possibile che al ministero delle Infrastrutture non sappiano il francese e non siano a conoscenza di questo piccolo particolare? Martedì a decidere sarà il consiglio d’a mministrazione di Telt, formato da cinque italiani e cinque francesi, più due osservatori delle regioni interessate, al di qua e al di là delle Alpi (Piemonte e Auvergne-Rhône-Alpes) e un inviato della Commissione europea senza diritto di voto.
I cinque francesi sono scelti dal governo di Parigi, quelli italiani dal governo italiano. Sono Paolo Emilio Signorini, (capo d i p a r ti m e n t o del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti), Oliviero Baccelli (professore dell’Un iversità Bocconi), Stefano Scalera (del ministero dell’E c onomiae dellefinanze), oltre al direttore generale Mario Virano e a Roberto Mannozzi, espresso da Fs, di cui è direttore centrale amministrazione, bilancio e fiscale. Sono nomi espressi nel 2015 dal governo di Matteo Renzi, quando ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti era Graziano Delrio.
Come deciderà il cda martedì prossimo? Darà il via ufficiale al Tav Torino-Lione, con il tacito consenso del ministro Toninelli e in barba sia all’analisi costi-benefici, sia al dibattito politico sull’opera che si sostiene (ipocritamente?) essere ancora in corso?