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Il grosso guaio di Toninelli sui fanghi con idrocarburi nel decreto Genova

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Venerdì scorso il leader dei verdi Angelo Bonelli ha denunciato su Facebook che nel Decreto Genova era stata inserita una norma «che aumenta i limiti di idrocarburi pesanti C10 a C40 di 20 volte per quanto riguarda i fanghi di depurazione sia civili che industriali che possono essere sparsi sui suoli agricoli». La notizia è poi stata ripresa da Repubblica e da altri giornali che hanno parlato dei veleni nel decreto Genova, quello “scritto col cuore” dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli.

Le giustificazioni dei ministri Toninelli e Costa

Il concentrato Toninelli non ha perso tempo e ieri ha pubblicato un post dal titolo “I veleni di Repubblica” dove ricorda che quella contro i fanghi di depurazione (ovvero i sottoprodotti del processo di depurazione delle fogne) è una battaglia nella quale è personalmente impegnato da anni. Secondo il ministro l’articolo 41 del decreto emergenze costituisce una soluzione in emergenza e non definitiva. Il governo starebbe lavorando a risolvere la questione dei fanghi, come ha spiegato il ministro dell’Ambiente Costa, ma nel frattempo c’era la necessità di risolvere in fretta un problema:  le tonnellate di fanghi accumulate soprattutto nelle regioni del Nord nei depositi di stoccaggio dei fanghi industriali. La colpa però per Toninelli è di Repubblica che ha dato la notizia (per altro riprendendo il comunicato di Bonelli).

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Ma in quella notizia non c’è niente di falso o di “velenoso” perché è vero che nel Decreto Genova l’articolo 41 porta il limite degli idrocarburi derivanti dai processi di depurazione (e quindi contenuti nei fanghi) che possono essere sparsi sui suoli agricoli, da 50 mg per Kg a 1000 mg per Kg. Quel limite di 50mg per Kg era stato stabilito da una sentenza del TAR della Lombardia che dopo il ricorso da parte di 64 comuni del lodigiano annullava la delibera n. X/7076 dell’11 settembre 2017. Il limite massimo è stato desunto in base alla legge 156/2006 che però riguarda la presenza di metalli nel terreno e non nei fanghi stessi.

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Fonte

A favore della sentenza del TAR e dell’annullamento della delibera regionale (su questa materia la competenza è in capo alle regioni) si era espresso a luglio il M5S lombardo in un articolo dove spiegava che «l’innalzamento dei valori di idrocarburi nei fanghi, oltre al rischio di contaminazione ambientale, porta con sé quello di contaminazione alimentare, pericolosi per la salute». Secondo Patrizia Gentilini di Isde-Medici per l’ambiente: «Applicando questa norma si finirebbe per spargere, nel giro di tre anni, 75 chili di idrocarburi per ettaro sui suoli agricoli italiani. Senza distinguere tra idrocarburi che arricchiscono il terreno e idrocarburi che lo inquinano».

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#Noninfanghiamoci: ovvero quando il M5S combatteva contro i fanghi in agricoltura

La delibera della Regione Lombardia voluta dall’ex assessore all’Ambiente datata 11/09/2017 aveva innalzato di 200 volte il limite massimo per gli idrocarburi contenuti nei fanghi destinati all’agricoltura portandolo da 50 a 10mila milligrammi per chilo. L’attuale assessore regionale all’Agricoltura e al cibo Fabio Rolfi aveva dichiarato che i fanghi da depurazione utilizzati in agricoltura «Hanno un alto potenziale inquinante e dobbiamo tutelare la nostra filiera agricola e alimentare» e imposto lo stop alla delibera in attesa di un decreto più restrittivo da parte del Ministero dell’Ambiente. Il Decreto Genova stabilisce sì dei limiti più bassi rispetto alla delibera lombarda ma sono in ogni caso venti volte superiori a quanto stabilito dal TAR.

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Quando Toninelli lottava contro l’uso dei fanghi

Ora il governo, oltre a puntare il dito contro i giornali che hanno dato la notizia, spiega che ha così evitato una situazione “ben peggiore”. Ammettendo implicitamente che anche i limiti attuali non sono migliorativi. Ma dove è il problema? Da una parte è vero che per gli impianti di depurazione è molto più conveniente far diventare i fanghi fertilizzanti per l’agricoltura (è una pratica concessa anche dalle norme europee) come concime che smaltirli in discarica o negli inceneritori (che in ogni caso al M5S non piacciono). Nel primo caso infatti gli impianti di depurazione devono pagare in media 110 euro a tonnellata. Lo smaltimento dei fanghi costituisce una delle voci di spesa più importante per gli impianti di depurazione e la conversione del fango in fertilizzante costituisce una forma di contenimento dei costi. Proprio contro l’utilizzo e lo spandimento dei fanghi il M5S Lombardia conduce da anni una dura battaglia sulla quale era molto impegnata la deputata pentastellata Iolanda Nanni, morta il 27 agosto scorso.

Il consigliere M5S lombardo che spiega che è colpa della Lega

Una settimana prima che la notizia finisse sui giornali il consigliere regionale M5S lombardo Simone Verni su Facebook spiegava che «il testo proposto dal Sottosegretario Gava (Lega) alla Conferenza Stato Regioni il 01/08/18 era il c.d. “decreto Galletti (PD)” che non avrebbe mai risolto le ricadute negative ai danni dell’ambiente e della salute». Verni però aggiungeva anche che «relativamente all’art.41, segnalo che il testo proposto dal M5S era differente da quello che è poi stato depositato e inserito nel c.d. “Decreto Genova” ed era decisamente migliore, ossia più restrittivo e più attento all’ambiente e alla salute dei cittadini».

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Una versione dei fatti che si discosta non poco da quella fornita dai ministri Toninelli e Costa che peraltro non hanno spiegato in base a quali criteri o studio scientifico sia stato stabilito il limite dei 1000 mg di idrocarburi per chilo. Ma Verni ci dice anche qualcosa di più: «purtroppo il Sottosegretario Gava e l’on. Lucchini (entrambi Lega) non hanno voluto accettare il testo proposto dal M5S e, in sintesi, il Ministro ha dovuto trovare una soluzione di compromesso». Secondo la versione del consigliere lombardo il M5S ha dovuto quindi accettare la visione della Lega (ovvero lo stesso partito che aveva emanato la delibera contestata dal TAR sulla quale comuni e m5s lombardo avevano dato battaglia). Mettendo a confronto le dichiarazioni di Verni con quelle dei ministri sembra quindi che il M5S abbia dovuto chinare la testa alla Lega. Per quale motivo? Un’ipotesi la si può fare proprio partendo dalla Lombardia, regione governata dalla Lega con il centrodestra, che è uno dei principali utilizzatori (assieme a Emilia Romagna e Veneto) dei fanghi da depurazione (provenienti anche dalla Liguria) in agricoltura. Il comparto dove vengono maggiormente utilizzati – raccontava lo scorso anno su Rai Tre il servizio La terra dei fanghi – è quello della risicoltura. Da qualche tempo proprio il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è schierato a fianco dei risicoltori italiani contro il riso straniero.

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