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Tommaso Ciarponi e quelle strane bufale sul crollo del Ponte Morandi

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Ci sono sciacalli veri, che strumentalizzano una tragedia per fare propaganda politica. E ci sono sciacalli “fake” ovvero account non veri che all’indomani del crollo del Ponte Morandi hanno iniziato una strana attività volta a screditare l’operato del Partito Democratico e dei precedenti governi. Il meccanismo è curioso ma semplice. Si crea un fake (o si riadatta un contenuto “vecchio”) per utilizzarlo per creare indignazione. Ad esempio si utilizza un utente “piddino” per lanciare messaggi violenti e provocatori al fine di colpire il PD, lasciando intendere che gli elettori di quella parte politica non vogliono il bene dell’Italia, ma voglio solo spargere odio. Oppure si ricorre alla lettera scritta dal padre di una delle vittime per accusare (sempre il PD) di aver pensato a immigrati e omosessuali invece che a mettere in sicurezza il Paese. Il trucco però c’è, e siccome il meccanismo non è concepito a dovere è facile scoprirlo.

Lo strano caso di Tommaso Ciarponi

A Ferragosto l’Internet italiano è stato scosso da un commento di un utente che si diceva dispiaciuto dal fatto che sotto il ponte non fossero rimasti schiacciati «quei vermi di Salvini e Di Maio». Per mettere bene in chiaro a quale partito facesse riferimento Ciarponi poco prima aveva cambiato l’immagine profilo mettendo il logo del Partito Democratico (sezione di Forlì, dove secondo le informazioni fornite su Facebook risiede).

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Come è abbastanza prevedibile il commento ha attirato una serie di violente reazioni negative da parte dei simpatizzanti di Lega e MoVimento 5 Stelle, indignati dal fatto che un “piddino” si permettesse di fare affermazioni del genere.

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A quanto pare però Ciarponi non si è limitato a pubblicare quel post – inizialmente visibile solo agli amici, poi reso pubblico e successivamente rimosso – ma in quelle ore (intorno alle 14:20 del 15 agosto) ha spammato la sua creazione anche in altre pagine e gruppi Facebook, come se fosse in attesa che qualcuno lo trovasse.

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Una volta che il commento è stato “trovato” si è scatenato il putiferio. L’utente cancella il post sul suo profilo (ma non gli altri commenti identici). Il giorno successivo (ieri, 16 agosto) Ciarponi pubblica un altro post. Anche qui si tratta di un grande classico, Ciarponi “denuncia” di essere stato oggetto degli attacchi di “centinaia di populisti” che si sono riversati sul suo account.

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Questa dichiarazione imita quella di Raffele Ariano, sommerso di insulti dopo aver denunciato (su Facebook) l’annuncio razzista di una capotreno di TreNord contro “gli zingari”. Se però si guarda la lista degli amici di Ciarponi si nota una cosa curiosa. La maggior parte di loro è di dichiarata fede leghista (c’è anche qualche politico) o simpatizzante di CasaPound.

 

Tommaso Ciarponi è un leghista?

David Puente ha chiesto al PD di Forlì se tra gli iscritti risultasse un tale Ciarponi. La risposta è negativa. È possibile dire che Ciarponi sia un leghista? Ovviamente no. La sua attività sui social è piuttosto anomala. Ci sono diversi commenti pubblicati nei mesi scorsi nei quali critica l’ipotesi di un’alleanza PD-M5S, definisce Michele Emiliano “un traditore” oppure si dichiara deluso dall’operato di Maurizio Martina.

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Tutti commenti tipicamente “renziani”. Altrove definisce i grillini “analfabeti” scrivendo «Non so se mi faccia più cagare Fico, Di Maio o gli ignoranti e analfabeti grillini che difendono a spada tratta le decisioni dei loro “ducetti” prive di logica».

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Ma l’attività dell’account, creato a fine aprile 2018, non si ferma qui. E le cose si complicano. Il sette maggio Ciarponi risponde ad un post sulla pagina di Matteo Salvini sui velisti spezzini dispersi nell’Atlantico. Senza alcun motivo, visto che il post non era assolutamente a carattere politico il nostro simpatico Ciarponi commenta «DI MAIO CESSO»

 

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Il nove maggio Matteo Salvini condivide sulla sua pagina un video di un’intervista a Radio Capital, si parlava della formazione del governo con la Lega in mezzo tra Forza Italia e il MoVimento 5 Stelle. Ciarponi commenta scrivendo «Ma come mai tanti grillominchia qui?». Un utente risponde dicendo che «Li sguinzagliano apposta per influenzare negativamente su Salvini. Ho la sensazione che la diffamaziane sia gestita e indotta attraverso chat».

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Ipotesi sulla quale il “piddino” si trova d’accordo e spiega che «usano molti account fake magari dietro ci sono 10 persone con centinaia di account con nomi improbabili».

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Nei commenti di risposta ad un post datato 10 maggio 2018 dell’Huffington Post sulla vicenda di Salvini allo stadio con “la giacca di Casa Pound” Ciarponi commenta «articolo penoso».

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All’interno del gruppo “Amici della Russia di Putin” Ciarponi ha commentato la notizia dell’iscrizione all’anagrafe del figlio di una coppia omosessuale scrivendo “M5S = Soros” non proprio un commento da piddino.

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Se si cercano le foto cui Ciarponi ha messo il “mi piace” non si troveranno invece molte foto diffuse dalla macchina della propaganda ufficiale del Partito Democratico come invece ci si potrebbe aspettare da un account che nelle ultime ore si è dato da fare a condividere post da Matteo Renzi News e da pagine “renziane”. Si troveranno solo “like” a post della Lega o di Salvini. Puente ha scoperto che pure tra le pagine cui Ciarponi ha messo “like” ci sono sostanzialmente pagine della Lega o che fanno riferimento alla galassia politica di centrodestra e del “sovranismo”.

La bufala della lettera del padre di Marta Danisi (che se la prende con il PD)

Parallelamente al caso Ciarponi è emerso un’altra strana bufala. Si tratta della lettera scritta dal padre di una delle vittime del crollo del viadotto, la ventinovenne Marta Danisi. La lettera, scritta dal padre alla figlia ormai morta è toccante e commovente e ha ottenuto migliaia di condivisioni. Si parla di tutto quello che la ragazza non potrà fare più e del grande vuoto che ha lasciato nelle vite di chi la conosceva, soprattutto del padre.

Mi chiedo perché. Perché tu. E non ottengo risposte se non un disperato silenzio. Ho pianto. Ho fatto scorrere quelle lacrime che tu mi recriminavi. Mi faccio pervadere dal dolore consapevole che non ti vedrò più. Consapevole che non ti accompagnerò all’altare. Consapevole che qualcuno, magari un padre come me, ha ignorato il problema per anni e ora parla di vincoli europei, governi precedenti e altre idiozie, cercando invano qualcuno contro cui puntare il dito, mentre ha addosso l’odore di morti che continuano ad aumentare. Consapevole che non ci sarai. Mai più.
Voglio che tu sappia che sono fiero di essere tuo padre. Fiero di averti avuta accanto. Fiero dei tuoi abbracci che mi hanno fatto diventare un uomo migliore. Fiero di averti accompagnata nelle tue piccole vittorie e nelle tue grandi sconfitte. Sono fiero di averti vista crescere. Con una morsa al cuore per non poterlo fare più.
E mentre c’è chi dal posto caldo dietro la propria scrivania discute sui vaccini, gli immigrati, le famiglie arcobaleno, mentre l’Italia crolla a pezzi, io piango chiedendo a Dio la forza per svegliarmi domani e vivere con la tua stessa volontà. Riposa in pace figlia mia.
Scrivi quando arrivi, in paradiso
Scrivi quando arrivi.

La lettera però ha una chiara connotazione politica. Il padre se la prende con chi “ora parla di vincoli europei” e che al sicuro del proprio ufficio discute di vaccini, immigrati, famiglie arcobaleno mentre l’Italia va a pezzi. Ah, se solo queste persone si fossero occupati dei veri “bisogni degli italiani”, sembra dire il padre di Marta Danisi, ora la ragazza sarebbe viva. Ma c’è un problema. Il primo è che il testo della lettera è già stato pubblicato nel 2015 (solo che l’autore era il presunto padre di una delle vittime del Bataclan). Il secondo è che il padre di Marta Danisi è purtroppo morto diversi anni fa. Entrambe le storie mostrano uno spaccato di come i social vengano utilizzati per forme di propaganda asimmetrica, ma non è detto che questo sistema, che crea sicuramente grandi ondate di rabbia e indignazione si traduca in consensi. Ad esempio vale la pena ricordare come – durante la campagna elettorale per le politiche – ad un certo punto siano comparsi su Twitter “documenti” che provavano il finanziamento di Soros a Lega e M5S. Si fece per un certo tempo strada l’hashtag #SorosLega5Stelle e fu facile dimostrare come gli screenshot delle presunte donazioni fossero in realtà stati manipolati ad arte. A diffondere quelle bufale in quel caso c’erano esponenti di Casa Pound. Ed è questo il problema principale di questo tipo di disinformazione: è fatta male e in modo grossolano.

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