Opinioni

Come i simpatici e assolutamente non razzisti tifosi del Verona hanno urlato “Scimmia” anche a Kessie

Oggi il Corriere della Sera pubblica una lettera firmata dal cittadino veronese Marzio Stevanoni che racconta cosa succede abitualmente allo stadio di Verona, quello in cui secondo il presidente dei gialloblù Setti e l’allenatore Juric non ci sono insulti razzisti

A proposito di Balotelli e dei tifosi dell’Hellas Verona che si sono resi autori di cori razzisti a lui rivolti, vorrei raccontare a che cosa ho assistito come spettatore alla recente partita Verona-Milan. In questo caso il giocatore preso di mira è stato il calciatore Kessie. Non erano dei buu ululati al vento, ma epiteti quali «scimmia», «sporco negro», «mangiabanane» e molto altro, detti anche ad alta voce. Non hanno avuto la stessa risonanza mediatica solo perché è obiettivamente difficile riconoscere queste parole nella bolgia di uno stadio e solo perché Kessie non ha calciato in pallone il tribuna come ha fatto Balotelli.

Erano urlati dalla maggior parte del settore dello stadio in cui mi trovavo. Non la Curva Sud, ma il settore Poltrone Ovest, che da questo punto di vista non ha niente da invidiare al settore Poltrone Est chiuso per una giornata dal giudice sportivo. Credo che il sentimento discriminatorio messo in campo all’interno dello stadio non è cosa da poch intimi, è diffuso anche fuori.

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I simpatici e assolutamente non razzisti tifosi del Verona

Ieri a un distributore, dove mi sono recato per fare il pieno, un cliente e il gestore si sono salutati così: «Balotelli scimmia» ha detto uno, «Balotelli negro di m…» ha risposto l’altro. Non andrò più allo stadio della mia città pur essendo appassionato di calcio, né mi servirò più di quel distributore. A Verona la discriminazione di razza e colore è un fenomeno diffuso, vuoi anche per effetto della attuale tendenza politica che va per la maggiore. Lo stadio è solo una cassa di risonanza mediaticamente molto rumorosa. Ma non credo che ciò capiti solo a Verona. Agli onori della cronaca quotidianamente arrivano fatti provenienti da più parti d’Italia. È un mal di vivere che sta minando tutta la nostra società cosiddetta civile.

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