Economia

Il terremoto di CONSIP viene di notte

luigi marroni

Il terremoto del sabato sera. Due consiglieri del ministero del Tesoro, il presidente Luigi Ferrara e Marialaura Ferrigno, si sono dimessi nella serata di ieri dal consiglio di amministrazione di CONSIP, la società che si occupa degli acquisti della Pubblica Amministrazione finita nell’inchiesta napoletana poi trasferita a Roma. In teoria la mossa servirebbe a far saltare anche l’amministratore delegato Luigi Marroni, sul quale si addensavano nubi nerissime nei giorni scorsi soprattutto dopo la presentazione di una mozione, a firma dell’opposizione ma anche del PD, contro il management da votare a breve in Senato.

Il terremoto di CONSIP viene di notte

Ma a quanto pare Marroni non ha intenzione di lasciare. «Non mi sono dimesso e non ho intenzione di dimettermi. Se proprio vogliono mandarmi via, mi devono cacciare», avrebbe detto ieri secondo Lorenzo Salvia, che ne parla sul Corriere della Sera. Marroni è il teste che nelle settimane scorse alla procura di Roma ha confermato le sue accuse nei confronti di Luca Lotti ed altri durante l’interrogatorio reso alla procura di Roma. La scelta dei Democratici, che ieri hanno formalizzato un testo, è stata letta come un tentativo di salvare proprio il ministro Lotti scaricando invece l’ad Marroni. Secondo quanto viene riferito, però, il governo, e in particolare il ministero dell’Economia, avrebbe scelto di far saltare il Consiglio di amministrazione della società innanzitutto per garantire il buon nome dell’azienda: se fosse così, non si capisce allora perché abbiano agito ora e non tre mesi fa, quando il buon nome dell’azienda era allo stesso modo a rischio.

tiziano renzi giglio magico
I protagonisti dell’inchiesta Consip (La Repubblica, 2 marzo 2017)

Ora dovrà essere convocata a breve l’assemblea per la nomina dei nuovi vertici, compito che spetterà proprio all’Ad Marroni.

Il punto è che a martedì Marroni vuole arrivare in piedi. E, nonostante «l’accerchiamento», come lo definisce lui, potrebbe anche farcela. Perché è vero che, con le dimissioni di due componenti su tre, decade l’intero consiglio d’amministrazione. Ma è anche vero che per la sostituzione dei vecchi componenti i tempi potrebbero essere non così stretti. Come in tutte le guerre davvero feroci, tra le armi in dotazione c’è anche il codice civile. E pure l’interpretazione dello statuto di Consip.

La decadenza di Luigi Marroni

Marroni, appunto, non ha alcuna intenzione di dimettersi. La convocazione dell’assemblea spetta a lui e deve essere fatta entro otto giorni. Quello potrebbe essere il luogo del suo addio, ma lui ricorda a tutti le parole del ministro Pier Carlo Padoan: «Non ci sono le motivazioni per l’addio di Marroni». D’altronde la sua posizione rispetto a tre mesi fa non è cambiata. Marroni è rimasto teste nell’inchiesta nonostante per sua stessa ammissione abbia fatto rimuovere le cimici nel suo studio sapendo che erano state messe da magistrati che indagavano.
omissis consip
Così come l’indagine per depistaggio sul caso CONSIP continua a confermare che la fuga di notizie c’è stata e proprio nella direzione ipotizzata dalle prime indagini. Proprio per questo la mossa di Padoan appare politica e giustificata dall’avanzare in Senato della mozione sul caso. Intanto il senatore PD Andrea Marcucci torna a spiegare al Corriere che CONSIP ha bisogno di una governance autorevole e per questo – anche se non lo dice – Marroni deve essere cacciato:

L’ad Marroni non è adeguato?
«Questo nella nostra mozione non c’è scritto. Ma Consip ha bisogno di una governance rinnovata, autorevole e con mandato pieno. La società è veramente rilevante per le politiche del governo e deve essere incisiva, in grado di soddisfare le aspettative».
Fino ad oggi non lo è stata?
«In una situazione così difficile non lo può essere e per questo chiediamo di ripartire da un mandato nuovo, così che i vertici possano lavorare con serenità. Mi sembra che i numeri di Consip siano buoni, ma la società va rafforzata, bisogna spingere sull’azione di risparmio».
La mozione, che ha come primo firmatario il capogruppo Luigi Zanda, è stata sottoscritta da tutti i senatori del Pd. Avete i numeri per farla passare?
«A noi sembra una mozione di buon senso, credo che tutta la maggioranza ci si dovrebbe ritrovare. Poi ogni forza politica farà i suoi ragionamenti, che mi auguro siano indirizzati al salvaguardare l’interesse del Paese piuttosto che a minuscoli calcoli elettorali». Vi aspettate che Mdp non la voti? «Ognuno si farà carico delle proprie responsabilità».

Rimane un piccolo problema. Finora Marroni è stato più o meno in silenzio e quando ha parlato nelle interviste si è rifiutato – com’era giusto – di riferire dettagli sulle indagini in corso. Da a.d. cacciato manterrà lo stesso riserbo?