Economia

Ecotassa: così Di Maio si rimangia la tassa sul diesel

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Il ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio stamattina ha avuto l’ennesimo brusco risveglio: nel mirino c’è l’ecotassa, ovvero la tassa sulle auto a benzina o diesel che ieri è stata approvata dalla Commissione Bilancio di Montecitorio e che prevede che dal prossimo primo gennaio entri in vigore una nuova imposta proporzionale alle emissioni di anidride carbonica. Alla tassa saranno soggetti tutti coloro che tra il primo gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021 acquisteranno un’auto con emissioni di anidride carbonica (CO2) a partire da 110g/km. L’imposta partirà da 150 euro per 110g/Km per arrivare a 3mila euro oltre i 250 g/Km. Chi acquista un’auto sotto queste soglie (in pratica quelle a metano, elettriche o ibride) avrà invece un incentivo tra 1.500 e 6.000 euro.

Ecotassa: Di Maio e la tassa sul diesel dal prossimo anno

L’eco-malus è parametrato sulla base di 9 fasce di emissioni al numero dei grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro eccedenti la soglia di 110 CO2 g/km. È previsto in via sperimentale ai soggetti che immatricolano analoghi veicoli ma caratterizzati da basse emissioni inquinanti un incentivo tra i 1.500 e i 6.000 euro sulla base di 3 fasce di emissioni. Il contributo è corrisposto all’acquirente mediante uno sconto sul prezzo di acquisto da parte del venditore che se lo vede rimborsare dalle aziende costruttrici o importatrici del veicolo e lo recuperano come credito d’imposta. Il costo dell’operazione, spiega il Sole 24 Ore, è pari a 300 milioni l’anno dal 2019 al 2012 collocati in un fondo ad hoc del ministero delle sviluppo.

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Auto, l’eco-malus su benzina e diesel (Il Sole 24 Ore, 5 dicembre 2018)

La tassa diesel quindi non si applica a chi oggi possiede un’automobile ma a chi la acquisterà dopo il primo gennaio. Quindi colpisce il mercato delle auto nuove e proprio per questo le associazioni di costruttori e i sindacati dei metalmeccanici sono sul piede di guerra e già ieri hanno lanciato una serie di strali che ricordavano anche come uno dei maggiori stabilimenti italiani, Pomigliano d’Arco, è il feudo elettorale del ministro. Il problema ulteriore è che molte auto di piccola cilindrata, comprese le più vendute, sono oltre la soglia. La Panda 1.2, ad esempio, potrebbe pagare un’imposta compresa tra 400 e mille euro. Gli incentivi più consistenti sono per le auto completamente elettriche, molto costose e ancora poco diffuse.

Il messaggio urbi et orbi di Di Maio: «Cambiamo tutto»

E infatti Di Maio stamattina reagisce allo stimolo con un messaggio e una diretta su Facebook, come si impone nei momenti più difficili. Di Maio prima precisa quello che tutti già sapevano, ovvero che la tassa non si applica a chi già possiede un’auto; poi si rimangia la legge: «La norma va migliorata subito per non penalizzare nessuno, in particolare chi ha bisogno di acquistare un’utilitaria. Infatti il 60% dei modelli per cui è previsto un incentivo sono diesel: Punto diesel, Panda diesel, Clio diesel, Golf diesel, Megane diesel, Polo diesel, Classe A diesel. Per questo motivo ho deciso di convocare un tavolo tecnico al Ministero dello Sviluppo economico, per migliorare gli incentivi per l’auto elettrica, ibrida e a metano, con i costruttori, a partire da FCA, e con le associazioni dei consumatori.

tassa diesel 500 euro

Salvini intanto ha già scaricato il MoVimento 5 Stelle: “Mi sembra che mettere nuove tasse sia l’ultima cosa da fare”, dice il ministro a Mattino Cinque, osservando che “mi sembra la cosa meno utile in questo momento”. “Se si vuole aiutare chi ha auto elettriche o ecologiche bene, ma senza penalizzare chi ha o avrà un’auto a benzina o diesel perché il settore dell’auto è già tassata a livelli folli”, aggiunge. A chi gli fa notare che la misura è stata avanzata dalla maggioranza, Salvini replica dicenco che “si può anche cambiare: la manovra passa al Senato e torna alla Camera”.

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