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Quei sovranisti che sullo stupro di Bolzano facevano meglio a stare zitti

A maggio i patridioti di tutta Italia schiumavano sulle tastiere contro i nigeriani che avevano stuprato una quindicenne a Bolzano “durante un rito d’iniziazione della mafia nigeriana”. Processi celebrati a colpi di tweet e sulle pagine Facebook. Una città dipinta manco fosse una zona di guerra. Oggi si scopre che la ragazzina si era inventata tutto. A quando le scuse dei sovranisti?

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Vi siete mai chiesti perché i processi si celebrano nelle aule dei tribunali e non nei programmi televisivi o sulle pagine Facebook di politici, giornalisti e opinionisti vari? La risposta la si può trovare nelle parole di Mario Giordano a commento della denuncia di una 15enne di Bolzano che disse di essere stata stuprata da due ragazzi di origine africana. «Questi due nigeriani avrebbero potuto agire per un rito d’iniziazione. C’è la mafia nigeriana e fa dei riti d’iniziazione violenti. In questi riti d’iniziazione sarebbe compreso anche il fatto di andare in giro a stuprare una ragazzina che esce di scuola».

Come ti alimento la macchina dell’odio etnico

In queste poche parole, pronunciate durante una puntata di Fuori dal coro del maggio scorso c’è il riassunto di tutte le balle che i sovranisti hanno saputo inventare per fomentare l’odio verso gli stranieri. La notizia di oggi è che quella ragazzina di 15 anni si è inventata tutto; « volevo attirare l’attenzione del mio ragazzo» ha detto. Non c’è stata alcuna violenza sessuale, men che meno da parte di due africani. Eppure bastava attenersi ai fatti, ad esempio alla circostanza che i due sospettati indicati dalla ragazzina fossero stati subito rilasciati.

Ma sicuramente all’epoca ci sarà chi ha detto che le cose vanno sempre così, che quando è un italiano a delinquere finisce in carcere mentre gli stranieri, stupratori per natura o per cultura, vengono sempre liberati. Perché la storia divenne subito un caso. Giorgia Meloni ne approfittò subito per tornare a riproporre le sue due magiche ricette: «tolleranza zero e castrazione chimica per pedofili di qualsiasi nazionalità».

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Il problema naturalmente la denuncia di uno stupro. E nemmeno la denuncia di una violenza sessuale commessa da stranieri. I reati non hanno etnia e la responsabilità penale è individuale. Non è nemmeno un problema che la vittima abbia inventato tutto. Altrimenti si rischia di finire nell’estremo opposto: di chi dubita a priori delle denunce da parte di donne e ragazzine, magari perché le considera “isteriche”.

Quelli che Bolzano era peggio di Kabul o Lagos

La questione non è lo stupro (che in questo caso è inventato). La questione è come politici e giornalisti abbiano raccontato quello stupro. Dipingendolo come l’esempio della mancanza di integrazione, della cultura violenta di cui gli immigrati sono portatori. Mario Giordano che parla di riti di iniziazione inesistenti, creando la psicosi del nigeriano che va in giro a cercare le sue vittime per entrare a far parte della mafia nigeriana è solo uno dei tanti esempi.

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Il coordinatore regionale di CasaPound Andrea Bonazza scrisse che da anni il suo partito «denuncia la situazione di criminalità, ricettazione e spaccio in quella zona frequentata da mafia nigeriana, richiedenti asilo, ospiti dei centri di accoglienza e immigrati fuori quota» augurandosi che chi “poteva prevenire e non l’ha fatto” si beccasse un bel calcio nelle palle. Altrove c’era chi spiegava che «lo spaccio della droga nelle piazze, gli stupri od altro e comunque l’attività mafiosa dei nigeriani è frutto del buonismi di anni che ha fatto entrare chiunque senza controllo in Italia»

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Seguono altre amenità come richieste di espellere preventivamente tutti i nigeriani, racconti di altoatesini che sembrava abitassero a Mosul o sulle sponde del fiume Congo raccontato in Cuore di tenebra. Il processo ormai era stato celebrato su tutti i social. Non c’era nemmeno da attendere l’esito delle indagini. La presunzione d’innocenza? Cosa volete che sia suvvia.

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Mancava giusto che venissero fatti i nomi dei due presunti colpevoli. Intanto veniva rilanciato ovunque che si trattava di due nigeriani di 22 e 27 anni. Chissà dov’erano costoro quando due iscritti di CasaPound venivano arrestati per stupro.

Quelli che era tutta colpa di giornaloni, sinistri e buonisti immigrazionisti

Le principali responsabilità, oltre a quelle dei due “colpevoli” già condannati dalla pubblica opinione della giustizia dei patridioti erano da ascriversi a due soggetti. I primi sono naturalmente i giornalisti che tacciono sull’identità etnica dei due accusati. I sempre attenti sovranisti avevano notato subito come le principali testate giornalistiche (leggi: di sinistra) avessero evitato accuratamente di menzionare la nazionalità dei due affiliati alla mafia nigeriana.

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Naturalmente fa tutto parte di un piano per minimizzare la pericolosità di «CLANDESTINI NIGERIANI, illegali, criminali, bestie». Merda da rimandare a casa a calci perché di italiani stupratori ce ne sono abbastanza.

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Una volta smascherato l’occultamento è il turno di identificare i mandanti. Perché è ovvio che questo crimine non sarebbe potuto essere perpetrato se non fosse per quelli che «difendono le Ong e le cooperative rosse». I maledetti buonisti  dei centri sociali che difendono le risorse boldriniane. Sono loro «i primi complici dell’invasione che abbiamo subito in questi anni». Invasione inesistente come questo particolare caso di stupro.

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Ma non basta accusare i buonisti di complicità e connivenza. Serve anche un argomento più forte. Ecco che arrivano quelli che si inventano improbabili difese da parte dei buonistiPoco importa che i sindacati, l’ANPI e decine di associazioni di Bolzano abbiano organizzato un sit-in di solidarietà alla vittima. Perché per i sovranisti in realtà esiste un fantomatico “esponente della sinistra coi gessetti colorati” sempre pronto a minimizzare gli episodi di violenza  magari etichettando la bambina come “puttana e/o drogata” oppure giustificando gli immigrati dicendo che “non sapevano che qui fosse vietato”. Cose che nessuno ha mai detto. Ma è facile costruirsi un uomo di paglia da attaccare al posto di confrontarsi con le vere argomentazioni. O con i fatti. Cosa rimane di questa storia? L’odio verso i nigeriani, sputazzato ovunque come veleno. La criminalizzazione dell’immigrato, anche da parte di chi avrebbe il dovere di fare informazione. Diranno che all’epoca i fatti erano quelli e loro li hanno solo riportati. Certo, condendoli con particolari truculenti. Diranno che non si può certo mettere in dubbio la versione della vittima. Ed è vero. Ma i giornalisti dovrebbero sapere bene quanto è pericoloso aizzare le folle. I precedenti ci sono. Vi ricordate di quando a Torino una folla inferocita diede quasi fuoco ad un campo Rom perché una ragazza si era inventata di essere stata stuprata “da due zingari”? Ne sanno qualcosa Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che già due anni fa avevano compiuto un’operazione simile su un analogo caso di stupro inventato. Per fortuna l’Italia è ancora  uno stato di diritto. Se volete fare i processi iscrivetevi a Giurisprudenza e fate l’esame di Stato.

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