Economia

Stefano Parisi a caccia di voti tra gli antiabortisti

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Stefano Parisi, ex candidato sindaco a Milano paracadutato in Lazio per conquistare la poltrona di Presidente di Regione, ha deciso che in Lazio è tempo di difendere i medici obiettori di coscienza. Quei medici che si rifiutano di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) e che già sono protetti dalla legge e dalla Costituzione. Pietra dello scandalo, è proprio il caso di dirlo, la decisione presa dalla Regione di assumere due ginecologi non obiettori per garantire che in un’ospedale pubblico venisse praticata l’IVG.

Stefano Parisi si schiera contro l’aborto per prendere qualche voto

C’è davvero bisogno di difendere la libertà di scelta in Lazio, una regione dove quattro medici su cinque sono obiettori e dove l’obiezione di coscienza raggiunge l’80% (a fronte di una media italiana intorno al 70%)? Probabilmente no, ma il candidato Presidente della Regione Lazio Parisi se la prende con il suo avversario Nicola Zingaretti “colpevole” di aver indetto un concorso riservato solo a medici ginecologi non obiettori. Secondo Parisi, notoriamente esperto di questioni laziali, in Lazio non ci sono “criticità per praticare le interruzioni di gravidanza”.

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Il concorso voluto da Zingaretti poi è riservato all’assunzione di due medici ginecologi per l’ospedale San Camillo-Forlanini. Da come la racconta Stefano Parisi sembra che il Lazio di Zingaretti sia alla ricerca di esclusivamente di medici non obiettori. Per la cronaca il concorso, riservato unicamente a ginecologi dedicati alla legge 194 e voluto specificatamente per contrastare l’enorme ricorso all’obiezione di coscienza, si è concluso positivamente. Il concorso della Regione non impediva agli altri medici di praticare l’obiezione di coscienza e la Regione non sta assumendo solo medici non obiettori: ne ha assunti due in una struttura ospedaliera ben precisa.

Perché Zingaretti ha indetto un concorso per assumere due medici non obiettori

Contrariamente a quanto sostiene Parisi nessuno vieta ad un medico obiettore di esercitare l’obiezione di coscienza. Semplicemente la Regione ha scelto di tutelare anche il diritto delle donne che vogliono abortire. Qualcuno si ricorderà ad esempio che nel 2014, quando l’unico medico non obiettore del Policlinico Umberto I andò in pensione si diffuse il timore che il servizio potesse essere sospeso. Del resto non ci sono solo i ginecologi obiettori, ci sono anche gli infermieri e gli anestesisti (seppur con percentuali più basse) che si rifiutano – per motivi di coscienza – di praticare le interruzioni di gravidanza. Questo significa che in un reparto può anche esserci il medico non obiettore “di turno” ma in mancanza delle altre figure dell’equipe non è possibile in ogni caso praticare l’IVG.

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Inoltre è bene ricordare che non tutti gli ospedali del Lazio sono attrezzati a praticare l’IGV. Su 94 ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia solo 62 effettuano aborti, ovvero il 65,5% del totale. Infine in base ai dati del 2014 in Lazio il carico di lavoro medio settimanale per ginecologo non obiettore, rilevato per Asl, è pari a 3,2 interruzioni di gravidanza a settimana mentre mediamente in Italia ogni ginecologo non obiettore esegue 1,6 aborti ogni settimana. Per questo motivo, ovvero per poter garantire l’attuazione della legge 194/1978 che la Regione ha indetto quel concorso per assumere all’interno del reparto deputato a praticare l’interruzione volontaria di gravidanza due medici che possano garantire quel servizio, sancito dalla legge.

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L’obiezione di coscienza sull’aborto in Italia (La Repubblica, 22 febbraio 2017)

Nessuno ha imposto ai medici obiettori di partecipare al concorso e del resto non si capisce in modo sarebbe discriminatorio assumere personale non obiettore per svolgere una funzione che gli obiettori si rifiutano liberamente di fare. Secondo Parisi la decisione della Regione di indire quel concorso “È l’emblema dell’asservimento all’ideologia della sinistra e al tentativo di rincorrere i voti delle frange estreme”. Parisi dovrebbe pesare bene le sue parole prima di definire le donne che si vedono costrette (o vogliono) ad abortire “frange estreme”. E non si può nemmeno pensare che dei medici non obiettori, che consentono l’applicazione di una legge dello Stato, siano “frange estreme”. Anche perché a dirla tutta le frange estreme sono semmai coloro che propongono la completa abolizione della legge 194. Verrebbe quasi da immaginare che, visto l’attacco di Parisi, il vero obiettivo dei medici obiettori e di chi lo sostiene non sia quello di avere la “coscienza pulita” ma impedire l’applicazione di una legge dello Stato. Il che se fosse vero, sarebbe grave. Ancora di più se è un possibile Presidente di Regione (ovvero di tutti) a fare certi ragionamenti.