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Così lo “Spazza Corrotti” salva Rousseau e blinda Casaleggio

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Il Decreto legge Bonafede recante “misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” è noto ai più come legge Spazza Corrotti o Decreto anticorruzione ma contiene anche norme che riguardano il finanziamento ai partiti. Norme che come scrivono Nicola Biondo su Medium e Gianluca De Filio su la Costituzione.info sono semplicemente inapplicabili. Ma c’è di più: come ha osservato Marco Canestrari (autore di “Supernova” assieme a Biondo) è una legge “salva Casaleggio”.

Dallo spazza-corrotti al salva-Casaleggio

Ma andiamo con ordine. Gli articoli da 7 a 11 del decreto legge che attualmente è all’esame del Parlamento vanno a toccare una materia delicata e più volte rimaneggiata nel corso degli anni, quella del sistema con cui i partiti politici finanziano la propria attività. Lo fa però in maniera molto vaga che renderà molto difficile l’applicazione delle norme. Ad esempio all’articolo 7 prevede che entro venti giorni dalla data delle elezioni (di qualsiasi livello) i partiti debbano pubblicare sul proprio sito Internet «il curriculum vitae dei loro candidati e il relativo certificato penale rilasciato dal casellario giudiziario» pubblicazione per la quale «non è richiesto il consenso espresso degli interessati». Una prescrizione quest’ultima che lascia molti dubbi riguardo la tutela della privacy (del resto c’è una ragione per cui il casellario giudiziale non è consultabile immediatamente online).

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Ma è l’articolo 9 quello che riguarda – secondo Canestrari e Biondo – più o meno implicitamente il rapporto tra MoVimento 5 Stelle e Davide Casaleggio, figlio del fondatore del MoVimento che ha ereditato il potere del padre sul partito. La situazione attuale, per chi si fosse perso le puntate precedenti, è che c’è un partito politico (il M5S) controllato da un’associazione privata (l’Associazione Rousseau, di cui sono soci Davide Casaleggio e Massimo Bugani, dell’ufficio stampa del premier) che formalmente non ha alcun ruolo all’interno del M5S. In base al Regolamento dei gruppi parlamentari del M5S ogni parlamentare pentastellato è tenuto a versare 300 euro al mese nelle casse di Rousseau che così nell’arco di una legislatura dai 346 parlamentari del MoVimento incasserà 6 milioni di euro.

Come il DDL Bonafede blinda il potere di Casaleggio sul M5S

Dov’è che il decreto anticorruzione voluto dal ministro Alfonso Bonafede va a salvare Rousseau e Casaleggio? Il primo comma dell’articolo 9 stabilisce che «sono equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici ovvero che abbiano come scopo sociale l’elaborazione di politiche pubbliche». In questo modo la legge dà dignità politica a Rousseau, un’associazione calata dall’alto dall’ultima revisione dello Statuto che avrebbe dovuto semplicemente amministrare la gestione del “sistema operativo” del M5S.

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Più avanti, al comma 2 dell’articolo 9  «un partito o movimento politico può essere collegato ad una sola fondazione o  ad una associazione o ad un comitato». Insomma il MoVimento 5 Stelle, attualmente l’unico partito collegato ad un’associazione privata, potrà essere collegato solo a Rousseau e non ad altre associazione. Chiunque all’interno del M5S abbia intenzione di creare nuove associazioni per fare “concorrenza” a quella del figlio – non eletto – di Gianroberto Casaleggio si deve mettere il cuore in pace. Ci potrà essere – per legge – solo Rousseau, e così il ruolo di Davide Casaleggio all’interno del M5S è garantito. C’è infine la parte che Canestrari ritiene serva a “blindare” ulteriormente Casaleggio: «i partiti o movimenti politici e le fondazioni, associazioni o comitati ad essi collegati devono garantire la separazione e la reciproca indipendenza tra le strutture direttive». In questo modo si stabilisce in maniera precisa che Casaleggio tramite Rousseau ha il diritto di governare il M5S pur mantenendo l’indipendenza dal partito, ovvero Casaleggio rimarrà lì dov’è e finché i soci non decideranno di estrometterlo non c’è modo per cambiare le cose. Questo significa che il gruppo dirigente del MoVimento 5 Stelle – che non fa parte di Rousseau – non ha alcun potere sull’associazione che controlla il partito.

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